Leggiamoci con gli occhi trasparenti di un bambino

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…e non condizioniamo il giudizio col pregiudizio.

Raimondo Moncada

Veniamo ormai giudicati, disprezzati, mortificati e uccisi per un colore diverso.

Ma veniamo giudicati anche per un credo, una fede, un ideale;

Veniamo giudicati per i capelli ricci e non lisci;

Veniamo giudicati per le nostre origini;

Veniamo giudicati per un’appartenenza;

Veniamo giudicati perché veniamo da un’altra nazione, un altro paese, un altro quartiere, un altro condominio, un altro gradino, un sud qualsiasi;

Veniamo giudicati se ci esprimiamo in dialetto e non nella lingua di tutti gli altri;

Veniamo giudicati se indossiamo un maglione da quattro soldi comprato al mercato mentre altri indossano maglioni con la marca più grande del maglione;

Veniamo giudicati se non sfoggiamo la cultura dei libri che contano;

Veniamo giudicati se non abbiamo un titolo da esibire che dimostra che sappiamo fare quello che sappiamo fare;

Veniamo giudicati se abbiamo i brufoli, il naso storto, la voce stonata, la statura non a norma, la pancia oltre la cintura, una sola gamba;

Veniamo giudicati, disprezzati, mortificati e uccisi se siamo un gatto nero e non rosso o bianco o giallo o… 

Non veniamo giudicati per quello che siamo: esseri umani, uguali e diversi, buoni o cattivi, belli o brutti, non in base al colore, all’odore, alla voce, alla forma, al contenuto, alla materia cerebrale che è grigia per tutti o all’anima che è invisibile per ogni abitatore del pianeta Terra.

Non condizioniamo il giudizio col pregiudizio.

Anzi non giudichiamo proprio.

Leggiamoci con gli occhi trasparenti di un bambino.

 

 

 

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