Le stragi di agosto

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Agosto, è bene ricordarlo, fu in passato uno dei mesi degli attentati e delle stragi nei treni e nelle stazioni. Purtroppo, molte cose nella storia si nascondono, si perdono e si dissolvono.

Alfonso Maurizio Iacono

Un tempo agosto era il mese delle ferie. E’ ancora il mese delle ferie ma non più come una volta. Si chiudevano le fabbriche e gli uffici e si intasavano stazioni ferroviarie e autostrade. Treni e auto erano i mezzi assai più usati degli aerei. L’era di Ryanair e dei voli low cost era ancora lontana. Ore di fila, di ritardi, di attese. Treni sovraffollati, presi d’assalto. A quei tempi i vagoni di lunga percorrenza non avevano le porte a chiusura automatica e diventava questione di sopravvivenza aprirle mentre il treno era in movimento e stava entrando a lato del marciapiede. Gli emigrati erano i nostri. Anch’essi erano andati al Nord, ma non dall’Africa all’Italia, bensì dall’Italia alla Germania. Tornavano a casa e, mescolati agli studenti, andavano verso Sud. Vi sarebbero arrivati dopo anche 24, 30 ore. Aria condizionata neanche a parlarne. Molte auto si fermavano per strada con l’acqua del radiatore in ebollizione. Molti giovani partivano in autostop. Chi lo farebbe oggi?

Ma agosto, è bene ricordarlo, fu in passato uno dei mesi degli attentati e delle stragi nei treni e nelle stazioni. Il 2 agosto del 1980 esplose una bomba alla stazione centrale di Bologna. I morti furono 85, i feriti gravi circa 200. A tutt’oggi non si sa chi ha fatto l’attentato. Né i mandanti né gli esecutori. Sei anni prima, nella notte tra il 3 e il 4 agosto del 1974 morirono 12 persone nell’attentato all’Italicus. Furono due fra i molti attentati con cui si convisse negli anni ’70 e ’80 nel nostro paese. Il 23 dicembre 1984 il rapido 904 Napoli-Milano esplose uccidendo 15 persone poi diventate 17. Sembrano giorni lontani quelli in cui il terrorismo da un lato e la mafia dall’altro (fino agli anni ’90. Basta ricordare Falcone e Borsellino, e poi ancora negli anni 2000 con D’Antona, Biagi, Petri) insanguinavano i binari e le strade italiane. A Palermo si era arrivati al punto che si indicavano le strade ricordando il nome di qualcuno, un magistrato, un poliziotto, un politico assassinato. Milano, Roma, Bologna, Brescia sono state città ferite da stragi terroristiche. L’Italia (come del resto molti altri paesi europei) per anni fu attraversata dal terrorismo, dai tempi di quello altoatesino alla strage di Fiumicino, ai treni, all’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta, per ricordare solo alcuni tragici eventi di una lista molto lunga. La regista tedesca Margarethe von Trotta nel 1981 fece un memorabile film, Gli anni di piombo, che racconta del terrorismo di sinistra, quello tedesco che aveva molte somiglianze con quello italiano. Da allora gli anni del terrorismo furono chiamati gli anni di piombo.

Ma che tipo di terrorismo fu quello dei treni e delle stragi di agosto? Si disse che fu terrorismo di destra. Si parlò dei servizi segreti. Furono messe di mezzo la mafia e la camorra. Ma di tutti gli inquietanti intrecci non è dato sapere molto con certezza. Molte cose nella storia si nascondono, si perdono e si dissolvono. Anche questa è un’atroce ingiustizia. A cosa servì assassinare tante persone innocenti? Mi rendo conto, è una domanda fin troppo banale, ma è bene non dimenticare che è sottaciutamente e diffusamente accettato come politicamente utile dare più forza ai propri obiettivi eliminando persone che niente hanno a che fare con lo scontro politico, uccidendo bambini che non hanno avuto la possibilità di crescere. Esiste una soglia, in tempo di pace come in tempo di guerra, oltre la quale si può accettare che delle persone siano sacrificabili a un fine ritenuto più grande? Certamente no. Eppure è quello che accade tutti i giorni. E’ vero, le stragi degli innocenti non sono una caratteristica esclusiva del nostro tempo, ma sono diventate endemiche del nostro sistema di vita globalizzato e squilibrato.

Fonte Il Tirreno

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