“Le sorelle Macaluso” e la tragedia della solitudine

da | 16 Mar 22

Molto apprezzato dalla comunità di racalmutesi di Hamilton il film di Emma Dante. Lo hanno visto e commentato nel circolo “Cimena Insieme”.  

Adele Maria Troisi

Ogni persona che incontriamo nella vita ci dona un po’ di sé nel bene o nel male. Ci sono persone che lasciano cicatrici profonde, a volte dolorose, altre che, invece, ci insegnano a guardare lontano, altre ancora ci donano frammenti di vita su cui soffermarsi a pensare. Da tutti s’impara qualcosa. Personalmente considero in quest’ottica il mio incontro con Charles Criminisi, il mio amico Canadese che tra le sue tante passioni include anche quella per i film. Ho scoperto, infatti, che in Canada Charles ha fondato “Cinema insieme” un club di cinefili. I membri del club si riuniscono una volta al mese da settembre a giugno per condividere la visione di un film e poi discuterne insieme al professor Ernesto Virgulti, associato di letteratura italiana medievale presso la Brock university (Ontario, Canada).

Uno dei film che sono stati selezionati dal club è Le sorelle Macaluso della regista siciliana Emma Dante. Incuriosita dal titolo, ho provato a cercarlo e l’ho trovato. Il film si apre in una casa modesta alla periferia di Palermo dove vivono Maria, Pinuccia, Lia, Katia ed Antonella, le cinque sorelle Macaluso. E’ una bella giornata di sole e le ragazze, le due più piccole ancora bambine, si preparano per un’allegra mattinata al mare. La casa è trascurata, vecchiotta e denota l’assenza materna. Maria, riveste il ruolo di mamma, mentre Pinuccia, si occupa di sbarcare il lunario, affittando piccioni. Si, perché su in alto nella soffitta c’è una piccionaia, unico mezzo di sostentamento delle ragazze che li affittano, probabilmente per i matrimoni. La soffitta è un luogo desolante, contiene brandelli di un’infanzia negata, giocattoli e libri vecchi, sporchi, tutto in balia dei piccioni, eppure la bimba più piccola ama stare con loro, prendersene cura. Forse i piccioni, l’unica costante della pellicola, rappresentano un legame di presenza dei genitori assenti, probabilmente strappati alla famiglia in maniera tragica. L’occhio della telecamera si sposta dal bagno in cui la più piccola fa nuotare le Barbie, alla spiaggia di uno stabilimento, a cui le ragazze accedono di nascosto, sicuramente perché non hanno i soldi per pagare l’ingresso, ma sono allegre e gioiose, decise a godersi la bella giornata al mare, ciascuna a modo proprio, leggendo, lanciando sguardi agli altri ragazzi, nuotando o lasciandosi andare alla prima cotta estiva. Eppure si avverte un senso di tragedia imminente, Maria segue il suo primo amore adolescenziale, mentre le sorelline giocano in acqua, pronte a trasgredire l’ingresso allo stabilimento attraverso una scaletta arrugginita e fatiscente.

Sono bambine e Pinuccia non è una vera mamma, è anche lei ragazza e come tale, decide di lasciarle per andare a nuotare. In quel momento si presagisce la tragedia imminente. Cambia l’inquadratura e ritroviamo le nostre protagoniste, ormai donne, ancora come imprigionate nella casa che le ha viste bambine e nella quale scoppiano liti frequenti, perché ognuna avrebbe bisogno della propria privacy. Anche in questa seconda parte aleggia un senso opprimente di negatività che culmina nella scena in cui Maria, dopo aver rivelato alle sorelle di essere affetta da un male incurabile, mangia voracemente delle paste, cercando una gratificazione temporanea, consolazione fugace di una vita che non le ha regalato nulla, né l’amore, né il sogno di diventare una ballerina.
I dolci li ha portati Katia, l’unica che si è sposata ed è andata via, fuggita da quella casa in cui probabilmente l’atmosfera era diventata irrespirabile, sposando, però, un individuo gretto. “Te ne sei fottuta e te ne sei andata”, l’accusa Pinuccia, sfiorita, stanca di accudire Lia, la lettrice, anch’essa animata da una fame vorace, che placa leggendo tutto quello che le capita. La fame implacabile delle due sorelle, Maria e Lia, viene sottolineata dalle frequenti inquadrature della bocca, l’una mentre mangia, l’altra mentre legge.
E si arriva così alla fine. Solo una delle sorelle è rimasta nella casa che è invecchiata insieme a lei.

Non ci sono più bambole, né dolci, solo vecchie scatole di ricordi e presenze che acuiscono il dolore e sottolineano l’assenza delle persone amate. Un vecchio piatto a cui manca un pezzetto, mi appare come il simbolo di questa famiglia spaccata, distrutta, eppure ancora tenuta insieme dai ricordi. La casa si riempie di persone, tutte quelle che non si sono viste nell’arco di una vita. Mi chiedo dove mai siano stati questi parentuzzi, durante l’infanzia e la giovinezza di queste ragazze!
Lascio alla vostra curiosità, che spero di aver solleticato, il finale del film.

Le sorelle Macaluso and the Tragedy of Loneliness

Every person we meet in a lifetime can give us a bit of their essence, either good or evil. Some people leave deep painful scars , others can teach us to watch beyond the horizon, others give us a few aspects of life to think on. We can learn from everyone. Personally speaking, I consider under this point of view meeting with Charles Criminisi, my Canadian friend, who has several passions , among which movies. Actually, I found out that Charles founded a cine-club “Cinema Insieme”. The club’s members meet once a month from September to June to share the viewing of films and then debate about them with Professor Ernesto Virgulti, associate professor of Italian medieval literature at Brock University, Ontario Canada. Among the selected movies there is Le Sorelle Macaluso, by the Sicilian film director Emma Dante. The movie’s title made me curious, so I decided to look for it and I found it! The first scene opens up in the neighborhood of Palermo in a modest house where Maria, Pinuccia, Lia, Katia and Antonella, the five Macaluso sisters, live. It is a lovely sunny day and the girls, two of them just baby girls, are getting ready to go to the beach. The house is old, sloppy, and it is clear that there is no mum. Pinuccia, has taken her mum’s role, instead,Maria earns a living for the family by lending their pigeons. Actually, in the attic the girls grow pigeons, their only mean to earn money. The girls lend them, probably for ceremonies.

The attic is a disheartening place where fragments of denied childhoods lay :old broken dirty toys, books, everything in the pigeons’ grip. Nevertheless  the youngest girl loves spending her time there, taking care of the animals. They are the only constant note of the film and might be the only link of presence with the absent parents, probably taken from the family by a tragic event. The camera moves from the bathroom, where the youngest sister is playing with the Barbies, to the beach of a seaside resort. The girls sneak inside as they probably can’t afford the cost of the entrance. Anyway, the girls are happy and joyful, determined to enjoy the day at the seaside, each one as they prefer ,either reading, swimming or falling into the first puppy love. And yet there is a sense of imminent tragedy, Maria follows her first teenager love, while the little girls are playing in the water, ready to break the rules to sneak into the resort through old rusty stairs. They are just girls: Pinuccia, is not a mother, so she decides to go swimming and leave them alone. At this point, the sense of tragedy is suspended.

A change of the camera’s point of view makes us find the protagonists, now women, as if trapped into the house where they grew up in, where there is no privacy at all and old conflicts burst out. In this second part too we feel a sense of oppressing negativity that culminates when Maria, after revealing to her sisters the terrible disease that is slowly destroying her, starts devouring the sweets, as if looking for a temporary consolation, from a life that has denied her everything, from love to the dream of becoming a ballet dancer.

The sweets were a gift from Katia, the only married sister. She left the family, maybe escaping from that house oppressed by an unbearable situation, just to get married with an ugly man. “You left us , you didn’t give a shit of us!”, Pinuccia reproaches her. Pinuccia has faded, exhausted by taking care of Lia, the voracious book reader of the family. Lia soothes her hunger reading everything she can. The two sisters, Lia and Maria, share the same voracious hunger that is highlighted by the frequent close – ups of their mouths: the one eating, the other reading.

So, the story is slowing coming to an end: only one of the sisters has remained in the house, that has grown old with her. There are no more dolls, nor sweets, only old boxes full of memories and presences that sharpen the pain and highlight the absence of the beloved ones. An old broken dish with a little bit missing, makes me think to this broken, devastated family, though still kept together by memories. Suddenly, the house is full of people, all the persons that we have not seen in a lifetime. I wonder where all these “parentuzzi” (dear relatives) had been during the girls’ childhood and youth! I’ll leave to your curiosity, that I wish I tantalized, the very end of the movie!

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