Le sardine? Ho un dubbio e un sogno

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Il penosissimo contesto storico in cui si sta sviluppando il fenomeno. Le riflessioni di Alfonso Maurizio Iacono

Alfonso Maurizio Iacono

La vicenda della Fondazione Open e il fenomeno delle sardine meritano qualche riflessione intrecciata che riguarda la sinistra e il centrosinistra. Al di là delle indagini giudiziarie che toccano agli inquirenti accertare e chiarire, la questione riguarda il finanziamento dei partiti. Cosa è accaduto dopo la legge che ha abolito il finanziamento pubblico dei partiti? Che i partiti più che autofinanziarsi sono stati finanziati dai privati. D’accordo, il finanziamento pubblico dei partiti era diventato uno schifo. Ma ora? Farsi finanziare dai privati non è la stessa cosa che autofinanziarsi. Chi sono i privati che finanziano i partiti? Chi ha i soldi. Imprenditori e affini. Lo fanno per visioni ideali, per un sentire comune, per una scelta etica oppure per interesse? Non è dalla benevolenza del macellaio che tu ottieni la carne, ma dal suo interesse a vendere e dal tuo a comprare, ricordava Adam Smith. E se i finanziatori lo fanno per interesse, in cambio di che cosa lo fanno? Chi comanda chi? Sono i politici a decidere cosa fare oppure sono gli imprenditori e più in generale i ricchi che decidono cosa devono fare i politici? Questi hanno la ribalta e i primi piani, quelli i risultati. Il lato illegale di questi intrecci è rappresentato dalla mafia nelle sue diverse, nascoste e proteiche forme. I confini tra l’illegale e il legale si fanno sempre più labili. Ricordava ancora il grande Adam Smith: ciascuno può e deve fare il proprio interesse egoistico, perché, così facendo, grazie alla concorrenza, si fa l’interesse di tutti. Dunque l’interesse e l’egoismo diventano una virtù e si ammantano di una coltre di moralità.

In passato la sinistra ha sempre combattuto culturalmente e politicamente questa visione che, dietro la concorrenza del mercato, nascondeva, ad ogni periodico e inevitabile precipitare della crisi economica, la devastazione dei lavoratori, gettati nell’insicurezza del lavoro, licenziati, impoveriti, sfruttati, precarizzati, uccisi da incidenti o da malattie. Ora non è più così. Da Blair a Renzi, tardo ripetitore di una storia andata a male, imprenditori, manager e amministratori delegati sono diventati il faro culturale della politica e poiché questi, come ebbe a osservare una volta Luciano Gallino, non ritengono più di avere una responsabilità sociale come ai tempi di Adriano Olivetti, ma solo una responsabilità di fronte agli azionisti; i lavoratori, i disoccupati, i precari non hanno più trovato un riferimento a sinistra e si sono spostati a destra. La situazione paradossale e tragica è che il PD rappresenta un ceto medio un po’ impaurito, un po’ arrogante, un po’ insicuro e un po’ politically correct, mentre la destra rappresenta lavoratori e disoccupati incazzati che però rivolgono la loro rabbia a coloro che stanno peggio.

Come entrano le sardine in tale bizzarro e penosissimo contesto storico? Sono l’espressione, per quanto ancora informe, di una sinistra di piazza che però non si riconosce nella sinistra istituzionale. Mentre le manifestazioni della Lega e di Fratelli d’Italia sono fatte di bandiere e politicamente definite, in fondo un po’ all’antica, il movimento delle sardine non ha bandiere partitiche. Rivendicano una politicità di sinistra ma in opposizione ai partiti di sinistra, i quali imperturbabili vanno avanti a testa bassa verso sicure sconfitte. Sull’immagine delle sardine ho un dubbio e un sogno. Il dubbio è che esse cercano di sfuggire ai predatori di qualunque razza confondendoli con il numero, ma non vi si oppongono mai fino a cacciarli. Il sogno è che per una volta si mettano tutte insieme per fare massa contro i predatori di destra e di sinistra rifiutandosi di essere prede predestinate e facendo questa volta fuggire i famelici assalitori.

Da Il Tirreno

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