Le risorse finanziarie del Piano Nazionale di Ripresa

|




I contenuti e lo stato di attuazione delle procedure finalizzate a utilizzare gli aiuti del Recovery Fund Italia

Olindo Terrana

L’Italia, con circa 209 miliardi di euro ripartiti in 81,4 miliardi di aiuti a fondo perduto e 127,4 in prestiti, è il maggiore Paese dell’UE beneficiario di “Next Generation EU”, il grande piano comunitario ribattezzato dalla stampa italiana “Recovery Fund”.

Questa straordinaria opportunità è però condizionata al rispetto delle raccomandazioni poste dalla Commissione europea che impone l’elaborazione di un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) finalizzato a intervenire nell’ammodernamento ed efficienza del sistema sanitario, a valorizzare la ricerca, a eliminare gli squilibri territoriali fra le diverse regioni con particolare riguardo a quelle del Mezzogiorno, a garantire un’adeguata protezione ai lavoratori incentivando politiche attive, a rafforzare l’insegnamento e le competenze a distanza, ad assicurare l’applicazione di misure che forniscano liquidità all’economia reale promuovendo gli investimenti per la ripresa con riguardo all’energie pulite, alla ricerca e innovazione, ai trasporti pubblici sostenibili, alla gestione dei rifiuti e al rafforzamento dell’infrastrutturazione digitale del Paese e migliorando l’efficienza del sistema giudiziario e della pubblica amministrazione.

Lo stato attuale del percorso del PNRR, considerato che il governo italiano si era impegnato a presentare a gennaio alla Commissione Europea il Piano con i progetti specifici da finanziare,  registra però ritardi, a seguito di quanto recentemente precisato dal Capo del governo Conte che ha precisato che la presentazione del Piano subirà uno slittamento a febbraio, e dunque un ritardo rispetto alle previsioni, anche se comunque in linea con il quadro normativo e programmatico, anch’esso in ritardo, di Next Generation EU. Programma per il quale la Commissione europea, per la gestione dell’erogazione degli aiuti, ha istituito la task force “Recovery & Resilience” che fa capo alla francese Céline Gauer con il coordinamento di Johannes Luebking. In tale ambito decisionale è stato stabilito che il monitoraggio sull’Italia, che con la Finlandia, Svezia e Danimarca è stata inserita nel “Recover A1”, farà capo a Eric Von Breska.

Per quanto concerne i contenuti del Piano la versione definitiva delle Linee guida è stata già consegnata al Senato e alla Camera. Nelle linee guida vengono individuati i seguenti obiettivi quantitativi di lungo termine: portare il tasso di crescita dell’economia italiana in linea con quello della media UE e cioè all’1,6% UE rispetto allo 0,8% dell’ultimo decennio italiano; aumentare gli investimenti pubblici di almeno il 3% del PIL; incrementare il tasso occupazionale per allinearlo a quello della media UE del 73,2% a fronte dell’attuale 63% dell’Italia; ridurre progressivamente i divari territoriali di PIL e incrementare il reddito e il benessere; garantire la crescita demografica e promuovere una maggiore ripresa del tasso di fertilità; eliminare l’incidenza dell’abbandono scolastico e incentivare azioni per l’attività dei giovani; elevare la qualità della preparazione degli studenti e innalzare la quota di diplomati e laureati; rafforzare la sicurezza e la resilienza del Paese a fronte di calamità naturali, cambiamenti climatici e crisi epidemiche e garantire la sostenibilità e la resilienza della finanza pubblica.

A tal fine il PNRR definisce alcune sfide per l’Italia quali: il miglioramento della resilienza e della capacità di ripresa del Paese; la riduzione dell’impatto sociale ed economico della crisi pandemica; il supporto alla transizione verde e digitale; l’innalzamento del potenziale di crescita dell’economia e la creazione di occupazione.

Per affrontare queste sfide sono previste sei macro-missioni, suddivise in cluster di progetti omogenei per circa 100 progetti finora già selezionati. Le Mission individuate sono: digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per la mobilità; istruzione, formazione, ricerca e cultura; equità sociale, di genere e territoriale; salute.

Oltre a queste Mission le Linee guida del PNRR prevedono le cosiddette “Politiche di supporto” relative agli investimenti pubblici per semplificare la gestione e attuazione delle risorse finanziarie; la riforma della pubblica amministrazione per la modernizzazione del Paese attraverso la regolarizzazione dello smartworking, la semplificazione amministrativa e normativa e la disciplina degli appalti pubblici; incrementare la ricerca e lo sviluppo nelle Università e nel settore pubblico e promuovere la partecipazione di imprese a hub tecnologici internazionali; riformare il fisco per attenuare la disparità fra i cittadini e ridurre il cuneo fiscale sul lavoro; riformare la giustizia attraverso la revisione del codice civile, la riforma del diritto societario e la riduzione della durata dei procedimenti giudiziari; riformare il mercato del lavoro a tutela dei lavoratori vulnerabili, mirando all’incremento occupazionale e all’offerta di incentivi fiscali.

Ai fini della ripartizione delle risorse finanziarie sarebbero stati trasmessi ai competenti Ministeri le schede e i moduli da redigere per i progetti da segnalare, sulla scorta dei criteri del Governo che ha ritenuto di destinare circa il 39% delle risorse a stabilizzare il superbonus del 110%; il 37% a iniziative green, al piano contro il dissesto idrogeologico e alla mobilità verde nelle città; il 20% ai progetti di digitalizzazione e per la banda larga; il 10% alle infrastrutture della mobilità per progetti dell’alta velocità al Sud, alle ferrovie, alle strade, ai porti e alla logistica.

Tra le priorità figurano, inoltre, il Piano per l’acqua e la depurazione e il Piano per le città, l’housing sociale e la rigenerazione urbana per circa il 5% della dotazione complessiva. Per la gestione del processo attuativo in Italia si fa strada l’ipotesi di individuare una sorta di direttore generale della struttura tecnica con poteri di coordinamento per i sei macro-progetti italiani, con ampi poteri di deroga, e che risponda del suo operato direttamente al capo del governo e alle strutture tecniche della Commissione europea. Direttore che svolgerebbe, altresì, ruolo cardine nell’ipotesi che l’articolata piramide burocratica venisse realizzata con al vertice il presidente Conte affiancato da due ministri e, subito sotto, sei manager destinati, ognuno di essi, a presiedere ogni singolo macro-progetto con l’ausilio di una task force di 300 consulenti tecnici, cioè mediamente 50 di essi per ogni macro-progetto.

Ai fini dell’attuazione del PNRR possono decisamente ascriversi, quali atti iniziali del percorso, due significative novità introdotte nella Legge di Bilancio 2021 che definisce la costituzione entro gennaio 2021 di una “Unità di missione della Ragioneria generale dello Stato” che sarà responsabile del coordinamento, raccordo e sostegno delle strutture del dipartimento coinvolte nel processo di attuazione del PNRR e la costituzione di un “Fondo di rotazione per l’attuazione di Next Generation EU – Italia”, presso il Ministero dell’Economia “con una dotazione di circa 34,775 miliardi di euro per il 2021, 41,305 miliardi per il 2022 e 44,537 miliardi per l’anno 2023. Il Fondo, articolato in due conto correnti, dei quali uno per i prestiti e l’altro per i contributi a fondo perduto, servirà ad anticipare i contributi finanziati dall’Unione europea alle amministrazioni titolari per l’attuazione dei progetti finanziati.

 

 

Altri articoli della stessa

One Response to Le risorse finanziarie del Piano Nazionale di Ripresa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *