Le quattro suore italiane che scoprirono 400.000 stelle

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Una storia dimenticata. Si chiamavano Regina Colombo, Concetta Finardi, Luigia Panceri ed Emilia Ponzoni. Grazie al loro impegno il Vaticano fu uno degli Stati che contribuì maggiormente a compilare una delle prime mappature del cielo. Gli altri primati delle donne nelle scienze.

Le 4 suore diventarono talmente brave da essere definite “le donne calcolatrici”

Così scriveva Giovanni Keplero:”E’ bene dunque che la donna faccia altre cose e non si impegni nello studio della scienza e della matematica, che le sono innaturali”.

Nicola Pende, uno scienziato che sostenne le leggi razziali fasciste, scriveva che alle donne si dovevano proibire gli studi scientifici: “Sappiamo che il cervello femminile non è per natura sufficientemente preparato per le carriere delle scienze, della matematica, della filosofia, della storia, dell’ingegneria, dell’architettura”.

Nell’Ottocento, che le donne non potessero affrontare un percorso universitario era il pensiero comune dominante. Non potevano ricoprire incarichi politici o di altra natura per colpa del ciclo mestruale che le rendeva di umore instabile e poco affidabili. Addirittura nel 1870, il professore di medicina dell’Università di Harvard, Edward H. Clarke, pubblicò un libro in cui sosteneva che gli studi universitari rischiavano di rendere sterili le ragazze.

Fu Mary Putnam Jacobi  a demolire questa ridicola tesi. Mary analizzò scientificamente lo stato di salute e la forza fisica delle donne sia durante il ciclo mestruale sia in assenza, dimostrando come non vi fossero differenze. Inoltre concluse il suo lavoro asserendo che “ le donne erano più sane  proprio quando erano istruite, impegnate mentalmente e fisicamente attive”. Con questa sua ricerca vinse il Boylston Medical Prize, un prestigioso premio scientifico assegnato dall’università di Harvard. In seguito Mary diventò la prima donna ad essere ammessa sia all’Ecole de Medicine francese sia alla Academy of Medicine di New York.

Ma le leggende sui presunti effetti destabilizzanti del ciclo mestruale, si sarebbero rivelate dure a morire. Nel 1960  degli scienziati sostenevano che le donne a causa delle mestruazioni non potevano diventare astronaute, e non dimentichiamo che l’opposizione dell’entrata in magistratura delle italiane fu giustificata da tanti politici con la scusa che, a causa del ciclo, in certi giorni non avrebbero avuto ”serenità di giudizio”.

Ester Rizzo

Parlando di prime donne e scienza ci corre l’obbligo di iniziare con Maria La Giudea che probabilmente visse tra il primo ed il terzo secolo D.C. Filosofa ed alchimista, ci conferma la sua esistenza Zosimo di Panapoli, che nel più antico testo alchemico giunto sino a noi, la menziona come “uno dei saggi della sua epoca”. Dei molti libri che ella scrisse, a noi rimangono gli insegnamenti citati da autori successivi. Tra le tante sue invenzioni ne ricordiamo una che è presente spesso nel nostro prosaico quotidiano: la cottura c.d. “a bagnomaria” che a lei viene attribuita,in quanto la usava spesso nei suoi processi chimici.

Anche la celebre Ipazia vanta un primato, anche se triste: fu la prima scienziata vittima del fondamentalismo religioso. La sua storia è nota e lei sicuramente rappresenta il simbolo dell’amore per la verità, per la ragione, per la scienza che aveva reso grande la società ellenica. Quando all’inizio del terzo millennio 190 gli  Stati chiesero all’UNESCO di creare un progetto internazionale per “realizzare un migliore equilibrio nella partecipazione di entrambi i sessi alla scienza ed al progresso”, l’UNESCO accolse la richiesta e denominò il progetto: Ipazia.

Tra i primati delle donne segnaliamo una storia dimenticata e solo di recente venuta alla luce.  Nel primo decennio del Novecento, quattro suore sono state sicuramente le prime a scoprire e catalogare più di quattrocentomila stelle. Si chiamavano Regina Colombo, Concetta Finardi, Luigia Panceri ed Emilia Ponzoni, tutte provenienti dalla Lombardia. Questa storia inizia a Parigi quando, tra il  1897 ed il 1899, gli astronomi più celebri dell’epoca si riunirono per redigere un Catalogo Astrografico in grado di creare una mappatura del cielo ed indicare in modo preciso la posizione degli astri. Tra quegli studiosi, uno era inviato dal Vaticano, da papa Leone XIII. L’incarico fu affidato al gesuita John Hagen che chiese qualche aiutante per redigere le coordinate delle stelle. Per questa collaborazione furono scelte le quattro suore che dopo aver ricevuto le istruzioni iniziarono a lavorare alacremente riuscendo anche ad usare il telescopio per osservare la volta celeste.

Regina, Concetta, Luigia ed Emilia provenivano dall’ Istituto “Suore di Maria Bambina” di Milano: la loro scelta fu casuale, soltanto perché quel convento era ubicato vicino al luogo dove c’era il telescopio. Diventarono talmente brave da essere definite “le donne calcolatrici” per la loro velocità e capacità di calcolare le coordinate. Il progetto internazionale di Parigi andò avanti fino al 1966 ed il Vaticano fu uno degli Stati che contribuì maggiormente a compilare una delle prime mappature del cielo.

Ada Lovelace è la prima donna che per prima elaborò il primo programma per calcolatore, un software del 1843. Ada ha praticamente previsto, più di un secolo e mezzo fa, il ruolo del moderno computer. La sua scoperta gettò le basi della moderna informatica. Era nata a Londra nel 1815 dal poeta Lord Byron e da una madre matematica: Anne Isabelle Milbanke che la introdusse e la seguì negli studi scientifici, nella logica e nella matematica.

Il contributo della pioniera Ada all’informatica è stato sottovalutato per molto tempo, ma nel 2009  è stata istituita la “Ada Lovelace day”, una giornata che si prefigge di promuovere la partecipazione delle donne “nel mondo delle scienze, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica”. Sicuramente un grande tributo al lavoro di Ada è stato dato dal Dipartimento della Difesa statunitense che, nel 1977, creò un nuovo linguaggio di programmazione che ”servisse da ponte tra le centinaia di linguaggi usati dal dipartimento”: questo nuovo programma fu chiamato ADA.

E sempre donne furono le prime programmatrici dell’ENIAC, uno dei primi computer. Si chiamavano: Kay Muchley Antonelli, Jean Bartik, Betty Holberton, Marlyn Meltzer, Frances Spence e Ruth Teitelbaum.

Siamo nel 1945 in un’università della Pennsylvania: l’ENIAC (Electronic Numerical Integrator and Computer) era il primo computer digitale al mondo, era enorme e occupava lo spazio di 180mq. Ovviamente in quegli anni esistevano pochissimi computer al mondo ed erano di proprietà dei grandi centri di ricerca. Erano macchine molto lente che eseguivano operazioni semplici ed elementari. L’ENIAC però era più veloce ma per farlo funzionare esistevano solo degli schemi e nessuno era riuscito a programmarlo per svolgere operazioni complesse. Ci riuscirono le sei programmatrici. Senza manuali e senza insegnanti. Anche questa storia era stata sepolta subito, in quanto a quei tempi le donne erano sempre state le “aiutanti degli uomini”. A Betty Holberton,  il suo professore di matematica , aveva consigliato di abbandonare gli studi per sposarsi e fare figli. Betty si guardò bene dal seguire lo sciocco consiglio e diventò una figura di spicco della storia informatica americana. Nel 1977 il loro lavoro è stato riconosciuto e sono state inserite  nella Women In Technology of Fame, ricevendo un premio ed un riconoscimento internazionale.

Foto da interenet

 

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