Le innumerevoli visioni dell’universo pittorico di Olinda Lo Presti

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La pittrice siciliana, dal 28 febbraio al 5 marzo, espone a Roma, alla Galleria “Area Contesa Arte” di Via Margutta, assieme ad altri artisti del “Movimento Pentastrattista”.

Olinda Lo Presti

“Convergenze Parallele” è il tema della mostra collettiva curata da Massimo Picchiami, alla quale partecipa Olinda Lo Presti e altri artisti del “Movimento Pentastrattista”: Angela Cascini, Giuseppe Latella, Concetta Resta e Giovanni Santarelli. La Mostra si terrà a Roma, dal 28 febbraio al 5 marzo 2019 alla Galleria “Area Contesa Arte” di Tina e Teresa Zurlo, via Margutta n. 90.

Olinda Lo Presti in questa mostra espone sei acquerelli della sua recente produzione improntata alla ricerca cromatica di “Composizioni” e “Ritmi” che manifestano un’evidente ripresa della sua sperimentazione pittorica degli esordi, orientata all’espressionismo astratto, caratterizzato da cromature calde (Oltre i confini della creazione) e tecniche miste di impasti e graffiature (Segnali del Tempo 2012 e Ciclo Abrasioni Fantastiche), anche se, in realtà, l’approccio eclettico, di un mestiere fortemente consolidato, evidenzia una più chiara attenzione in quest’ultima produzione verso l’astrattismo naturalista e la ricerca di una sorta di dilatazione trasparente del dettaglio, indistintamente trattato nella sua dialettica di macro o micro scala.

“Ritmo VIII”, “Ritmo X” e “Ritmo XIV” si strutturano, nell’ambito della stessa tavolozza cromatica, come opere caratterizzate dall’evolversi del segno in trasfigurazione di geroglifici interpretativi che sembrano riprendere l’universo visivo di E. W. Nay o di Bazaine.

Ma mentre quest’ultimi sono più attenti alla trasfigurazione formale, Olinda, è più attenta verso la sintesi dinamica del segno attraverso questi acquerelli pastosi, poco propensi alle trasparenze che sono, invece, molto più evidenti nelle Composizioni, nelle quali più che il segno e la dinamica dei “Ritmi”, prevalgono, oltre alle delicate trasparenze, anche la compenetrazione di superfici o, ancor di più il disfacimento di masse, come nel caso di “Composizione XIII”.

Tale compenetrazione di masse, pur fra richiami di espressionismo astratto, si concentrano ancor di più nell’integrazione di superfici di “Composizione XV”, per diluirsi, infine, in “Composizione XXII”, dove la micro dimensione della massa accenna le trasparenze dei rossi e dei gialli, richiamando liricamente una quasi accennata semimovenza.

Sono pieni di luce, di calde cromature, di attenzioni verso il gusto e la ricerca del dettaglio del segno, questi acquerelli di Olinda. Ma essi costituiscono, forse, anche una sorta di iato che comincia a separare Olinda dalla stagione del neorealismo magico dei suoi autoritratti e dei suoi paesaggi. O, più probabilmente, questi “Ritmi” e “Composizioni” mirano a riprendere un altro filone di ricerca che si era accennato in “Metamoforsi” dove le masse e le forme più che disfacersi si dissolvevano?

E’ difficile, allo stato odierno, rispondere a tale domanda. Ciò che rimane certa è, comunque, la capacità di Olinda di saperci raccontare le innumerevoli visioni del suo universo pittorico, anche in questa nuova versione che sembra apparire diversa rispetto alla precedente produzione pittorica, legate però entrambe da una sensibilità tutta al femminile, tutta rivolta ad una decodificazione della realtà attraverso un linguaggio che ancora grida la sua connotazione di magica luce mediterranea.

I sei acquerelli di Olinda Lo Presti

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