Le donne dimenticate del teatro siciliano

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Definite “bellezze a tratti solari e gioiose, a tratti inquiete e un po’ amare”, sono quasi totalmente ignorate dalla storiografia teatrale. 

Maria Campagna

Maria Campagna

Le donne del teatro siciliano del Novecento vengono ritratte nelle foto adorne di gioielli e merletti, in posa con bellissimi scialli su raffinati abiti oppure nei costumi di scena. Sono state definite “bellezze a tratti solari e gioiose, a tratti inquiete e un po’ amare”.

E se nel “protagonismo” decretato da critica e pubblico sono attrici come tante nel mondo, nello sguardo e nella tempra di ognuna c’è però una sicilianità che scaturisce da una forte identità da “palcoscenico isolano”.

Sono donne ingiustamente obliate e quasi totalmente ignorate dalla storiografia teatrale. Solo un teatro, quello di Noto, è intitolato a Tina Di Lorenzo.

Tina Di Lorenzo

Tina Di Lorenzo

Tra i nomi ricordiamo: Mimì Aguglia, Virginia e Carolina Balistreri, Marinella Bragaglia, Rosina e Margherita Anselmi, Desdemona Balistrieri, Iole e Vittorina Campagna, Maria e Rosina Zappalà, Carmela Trovato, Sara, Nina e Iole Micalizzi, Maria Tolu e Franca Manetti. Accanto a loro tante, tante altre, le cui foto rimaste ai posteri permettono di sottrarle all’offesa del tempo.

Non dimentichiamo comunque che il teatro siciliano annovera anche delle illustri drammaturghe: dalla palermitana Francesca Sabato Agnetta (1877-1943) che fu anche letterata e giornalista, a Maria Campagna (1937-1978) autrice dei drammi “I Fatti di Bronte” e “Caccia alle streghe”.

E proprio di Maria Campagna ci piace tratteggiare un breve profilo.

Maria era una persona eccezionale per quegli anni, libera dagli schemi canonici in cui la donna doveva primariamente assolvere ai doveri di moglie, madre, casalinga… Lei invece non si fece influenzare dalle abitudini e dai pregiudizi dell’ambiente.  A Ramacca, suo paese natale, spesso era vista con sospetto e diffidenza ed incuteva una sorta di timore la sua mentalità non convenzionale.

Nata il 22 settembre del 1938 da una famiglia della media borghesia, iniziò a recitare a scuola e in parrocchia.

Amava tantissimo il teatro popolare di Martoglio e si appassionava anche alle letture dei grandi del teatro, Pirandello su tutti, ma anche Beckett, Jonesco, Brecht, Ibsen. 

Il Teatro di Noto

Il Teatro di Noto

Molti dei personaggi dei suoi drammi erano la trasposizione scenica di personaggi reali paesani.

Aveva una profonda conoscenza del mondo contadino e dei suoi aspetti più poetici: canti, preghiere, poesie dialettali, usi, costumi, superstizioni… Osservava le ingiustizie che i più deboli subivano da chi si arricchiva sfruttando il loro lavoro e dalle sue opere emerge il disprezzo per quel potere tracotante.

Negli anni 70 si trasferì a Catania, dove iniziò a recitare con la compagnia dilettantistica “I lapilli” e fondò il Teatro Gruppo, che porta il suo nome.

Anche i temi scottanti dell’Inquisizione e dei crimini della Chiesa contro una umanità ignorante e indifesa vennero da lei rappresentati.

Fece parte della redazione del quotidiano ” La Sicilia ”, corrispondente per Ramacca, e la sua cittadina, un decennio fa, le ha intitolato un premio letterario.

Maria concepiva il teatro come luogo di partenza per operazioni culturali e politiche miranti all’acquisizione di una maggiore consapevolezza e presa di coscienza nel pubblico per affrontare i problemi civili e sociali della quotidianità.

 

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