L’anomalia di Racalmuto dove uno vale l’altro

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ELEZIONI. La vittoria di Vincenzo Maniglia chiude per sempre due stagioni: quella del centrosinistra, targato Pd e quella di Salvatore Petrotto. Un voto segnato più dalle alchimie e dai calcoli di forza, costruiti sui “grandi elettori” e sulle famiglie, piuttosto che da proposte veramente alternative. Il sindaco uscente Messana non ha convinto: hanno pesato ritardi ed errori

Il voto di Racalmuto è lontano dalle ondate gialloverdi del resto d’Italia. Il M5S non ha nemmeno presentato un candidato. E la Lega di Salvini che in teoria appoggiava la lista di Salvatore Petrotto ha avuto un risultato modesto (poco più di 500 voti), anche rispetto al buon successo personale del candidato che ha strappato 900 voti.

Il voto racalmutese si è mosso così dentro logiche tutte interne agli equilibri di forze paesani, costruite su sapienti alchimie e calcoli costruiti a tavolino dai grandi raccoglitori di voto, usando la forza di famiglie e gruppi di interesse.

Giovanni Salvo (a sinistra), autore delle rime irriverenti con il neosindaco Vincenzo Maniglia

La vittoria di Vincenzo Maniglia sembra chiudere per sempre la lunga stagione del centrosinistra targato Pd. Ed è un paradosso che a mettere fine a un quindicennio sia stato proprio il candidato che fino a poco tempo fa era il segretario cittadino del Partito democratico. L’elezione di Maniglia chiude anche le ambizioni residue di Petrotto che ha cercato di animare una campagna elettorale revanscista, cercando di far dimenticare le sue responsabilità nello scioglimento per mafia del consiglio comunale e tentando di presentarsi come vittima di un complotto collettivo. Ha convinto novecento elettori, segno che ha ancora un certo traino, ma la sua lista non lo ha aiutato. La lunga stagione politica di Petrotto sembra definitivamente tramontata, visto che non accede nemmeno al consiglio comunale.

Soddisfacente anche il risultato personale del sindaco uscente Emilio Messana (con 1105 voti), ma gli 817 voti della sua lista lo hanno penalizzato facendolo scendere al terzo. Il discorso dell’andare avanti non ha convinto gli elettori. Anzi, probabilmente certi ritardi nell’azione amministrativa, molti tentennamenti, hanno finito per bocciare non tanto la persona di Emilio Messana, ma proprio il ruolo istituzionale e il modo di concepire i ritmi dell’amministratore, anche se obiettivamente Messana potrà vantare -e gli va riconosciuto – il fatto di avere gestito e portato a esito positivo il Comune nel momento più difficile, dopo il commissariamento per mafia, con un bilancio comunale a lungo bloccato e sull’orlo del dissesto.

La partita vera si è giocata tra Vincenzo Maniglia e Cinzia Leone. Ormai, considerate le candidature e i sostegni, non si può parlare nemmeno di uno schieramento di centrosinistra e uno di centrodestra. Le due liste sono sembrate molto similari, e le scelte di affiancamento e sostegno sono apparse come calcoli di vantaggio, più che un’opzione su due modi diversi e alternativi di amministrare. Il voto finale ha dato il segno che anche gli elettori si sono divisi e forse confusi tra i due candidati.

Sia per Maniglia che per Leone i voti personali sono stati minori di quelli di lista (a dimostrazione che le personalità di Messana e Petrotto era preponderanti rispetto ai loro candidati consiglieri). La distanza tra il vincitore Maniglia e il secondo arrivato Leone è stata di appena 138 voti a favore di Maniglia, più o meno lo stesso scarto registrato nei voti di lista con quella di Maniglia avanti di 166 voti.

Chiunque fosse stato eletto, comunque, avrebbe avuto un consenso minoritario con quattro candidati che hanno spaccato in quattro porzioni abbastanza equivalenti la torta dell’elettorato. Considerando che ha votato solo il 46 per cento degli aventi diritto, Maniglia ha ricevuto il consenso reale del 13 per cento della popolazione residente. E lui lo sa. Stanotte, appena proclamati i voti, ha infatti ammesso questa debolezza, ripromettendosi di voler parlare con tutti.

L’unica vera fortuna o sfortuna, dipende dai punti di vista, riguarda il profilo del vincitore che non ha annunciato di voler somministrare vendette o di voler cancellare tutto quello di buono che si è fatto in precedenza. In fondo, appena cinque anni fa, Maniglia era stato uno dei player di Messana. Dall’uno vale uno, si è passati all’uno vale l’altro?

P.S. C’è un altro vincitore, oltre a Maniglia: si chiama Giovanni Salvo e con le sue “rime irriverenti” ha accompagnato su facebook la campagna elettorale di Racalmuto.

 

 

 

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