L’Anestesiologo-Rianimatore: da quasi sconosciuto ad eroe

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Nel tempo tragico del Coronavirus questa figura di Medico ha assunto un ruolo di assoluto primo piano

Antonio Liotta

Nel tempo tragico della pandemia da Coronavirus/COVID-19, la figura dell’Anestesiologo-Rianimatore ha assunto un ruolo di assoluto primo piano. Il mondo intero ha “scoperto” che senza Terapia Intensiva, senza Rianimazione e quindi senza lo Specialista, non è possibile garantire la vita delle persone colpite da questo micidiale virus.

Così, per paradosso, il Medico Specialista che “addormenta gli ammalati”, dimenticato da tutti e quasi sconosciuto, assurge a figura di primo piano indispensabile in un Sistema Sanitario ed ora anche osannato come “eroe” moderno. Beffarda rivincita in un tempo oscuro che semina morte a dispetto di ogni intervento intensivo qualificato, in parte reso inutile dalla vorace ed aggressiva virulenza del COVID-19 che colpisce dritto l’apparato respiratorio.

La centralità di questa figura specialistica si afferma e nasce, legalmente, con la Legge n. 653 del 1954, meglio intesa come Legge Borsellino dal nome del deputato proponente e primo firmatario Prof.  Raimondo Borsellino, Medico Chirurgo (Cattolica Eraclea 1905 – Agrigento 1998) riconosciuto come uno dei migliori professionisti del tempo. È noto alla storia come il Medico che eseguì il primo intervento di chirurgia polmonare in Sicilia, salvando la vita all’Arcivescovo Mons. Giovan Battista Peruzzo a seguito dell’attentato mafioso del 19 luglio 1945 (episodio raccontato da Andrea Camilleri nel libro “Le pecore ed il pastore”) e, soprattutto, per essere stato il fautore del salvataggio di Palmiro Togliatti colpito il 14 luglio del 1948 davanti Montecitorio.

Il Prof. Raimondo Borsellino

La figura dell’Anestesiologo-Rianimatore subisce nel tempo una metamorfosi fondamentale, perché da semplice “somministratore” di quei pochi farmaci che si utilizzavano nei primi anni cinquanta, acquista sempre più il ruolo cardine in una equipe dove ne diventa il coordinatore. È il Medico più completo nella preparazione clinica, farmacologica, metabolica, cardiologica e circolatoria, neurologica centrale e periferica, tossicologica, respiratoria e obbligatorio conoscitore di tecniche e processi chirurgici. I campi d’azione operativi si sono allargati oltre l’Anestesiologia e la Rianimazione per occuparsi di Emergenza, Elisoccorso, Diagnosi e Terapia Antalgica farmacologica ed interventistica solo per citare i campi principali.

La pandemia ha restituito allo Specialista la sua centralità ed ha reso evidente ruolo e funzione che è capace di svolgere, che assumono i valori della indispensabilità.

Qui, però, sono venute fuori, in forma completa, le criticità del Servizio Sanitario Nazionale in cui si opera, che presenta tre problemi strutturali fondamentali che fanno crollare ogni proposito operativo: carenza complessiva di posti di Rianimazione, numero insufficiente di Medici e totale sproporzione di distribuzione di centri operativi di Rianimazione nel territorio italiano. A tutto ciò si deve aggiungere la carenza vistosa di Infermieri generali e di quelli specializzati nel settore.

Queste problematiche rientrano nel quadro più generale di uno svuotamento sistematico del Sistema (le cui cause e ragioni provvisoriamente ometto per ragioni di spazio) che si è operato dal 1978  in poi, subito dopo la famosa Legge 38 istitutiva di un moderno e qualificato Servizio Sanitario Nazionale.

Nonostante tutto, oggi, l’Anestesiologo-Rianimatore assieme a tutti i Medici, Infermieri  Operatori Socio-Sanitari, Dirigenti  ed Amministratori sta dando anima, cuore e corpo nella gestione di una emergenza inaspettata, che presenta carenza anche di semplici Dispositivi Individuali di Protezione, ma, proprio per tutto ciò, rischiando in prima persona di pagare il  prezzo eroico della vita.

Molto poco domani potrà essere mantenuto in rapporto ad oggi, perché da questa emergenza dobbiamo, oltre che uscirne vittoriosi, essere consapevoli dei giusti valori da difendere e del corretto ruolo che dovrà assumere l’organizzazione strutturale e funzionale di un moderno Sistema di Salute e Sicurezza.

L’Anestesiologo-Rianimatore sarà sicuro protagonista di un cambiamento di crescita possibile, perché ha le specifiche qualità di  competenza, professionalità, capacità di sacrificio e cultura.

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7 Responses to L’Anestesiologo-Rianimatore: da quasi sconosciuto ad eroe

  1. Mimmo Rispondi

    22/03/2020 a 9:05

    Il Dr Antonio Liotta è stato ed è sempre preciso, chiaro e soprattutto ha anticipato i tempi :non sempre è stato ascoltato,riconosciuto e premiato come la Sua preparazione medica ha meritato nella Sua lunga carriera di medico anestesista e non solo

  2. GAETANO Rispondi

    22/03/2020 a 9:12

    Dopo decenni di ECONOMIA nella GESTIONE DELLA SANITÀ’….
    Finalmente si comincia a sentire: la SALUTE prima dell’ECONOMIA.

  3. Giuseppe Virone Rispondi

    22/03/2020 a 9:34

    Uno scritto che informa, un grido di chi conosce l’argomento, tutto ciò merita rispetto, con l’augurio di essere ascoltati da chi ha potere per migliorare la nostra Sanità

  4. Salvatore Nocera Rispondi

    22/03/2020 a 9:35

    Non c’è alcun dubbio che questa straordinaria riflessione del dr Antonio Liotta, lui stesso anestesista e rianimatore, pone l’accento sull’avventatezza della gestione della politica sanitaria che ha riconosciuto sinora soltanto privilegi, chiudendo le università – anche se su questo si potrebbe discutere … – ma soprattutto tagliando le risorse e riducendo tragicamente decine di migliaia di posti letto negli ospedali

  5. Teresa RE Rispondi

    22/03/2020 a 20:56

    L’articolo, ben documentato, chiaro e consapevole, rende giustizia alla professione del medico anestesista rianimatore, figura fondamentale non solo nell’attuale emergenza, ma sempre nel servizio ordinario della Sua professione. Complimenti!

  6. Nino Rispondi

    23/03/2020 a 17:17

    Bellissimo articolo. Mi permetto di aggiungere soltanto una mia brevissima riflessione:da quanto detto,manca un accenno al TRATTAMENTO ECONOMICO che,in proporzione alle enormi responsabilità, è del tutto insufficiente ed offensivo in confronto ai soggetti politici e sportivi.

  7. Graziella Palomba Rispondi

    23/03/2020 a 22:02

    Perfetta riflessione!!!

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