L’affascinante storia di Francesca Gallo, l’unica donna in Italia che costruisce fisarmoniche

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 “La fisarmonica è parte di me, siamo ormai inseparabili”.

Francesca Gallo ( foto da “Storie di chi”)

Francesca Gallo, quarantadue anni, trevigiana, vive nel mondo delle fisarmoniche da sempre. Il padre, Luciano, infatti, ne era un costruttore. Diplomata in canto lirico al Conservatorio di Castelfranco Veneto, Francesca si è specializzata prima come cantante lirica e poi sui canti tradizionali veneti, passione che continua tuttora a coltivare. Quando il padre decide di chiudere bottega, lei volta pagina e riprende in mano, per non farlo morire, questo antico mestiere.

Quando ha inizio il suo incontro con la fisarmonica?

Avevo quasi 5 anni quando mio padre ha fondato la bottega e il marchio Galliano, nato dalla fusione del suo nome e cognome: Gallo Luciano. Da quel momento ho vissuto buona parte del tempo libero in bottega.

Che cosa rappresenta per lei questo strumento?

È parte di me, siamo ormai inseparabili. Ho cominciato a suonare a 7 anni, perché io e mio fratello volevamo cantare musica polifonica e ci mancavano due voci per fare il repertorio che a noi piaceva. Ho pensato così di andare a scuola di fisarmonica e farla diventare una parte del nostro ensemble.

Cosa l’ha spinta a continuare il mestiere di suo padre?

L’incoscienza mista alla passione. Nient’altro! Io vivo di sogni da realizzare e questo mi spinge spesso in lidi sconosciuti, avventurosi, inesplorati, poi però mi confronto con la realtà e mi disarmo. Alla fine, la solitudine che si prova di fronte alla sordità delle istituzioni si scontra con la gente vera, con una sorta di sesto continente fatto di persone speciali, ricche di cultura, interessi, amore per il territorio declinato in tutte le sue espressioni e fa sviluppare il desiderio di continuare a esserci, nonostante l’impegno che un lavoro come il mio richiede.

Come si produce una fisarmonica?

C’è una tradizione che vede la produzione delle fisarmoniche a gruppi di artigiani specializzati che producono i pezzi da assemblare. Questo attualmente in Italia è il modo in cui si produce. Nel mio caso è più una filosofia che un mestiere. Io scelgo gli alberi, creo una mappa, raccolgo le loro storie e poi li taglio. Tutto questo seguendo un antico studio che coinvolge il cielo: sole, luna, stelle fisse, pianeti; e la terra col suo paesaggio, l’identità culturale, sociale e storica. Poi si cominciano le più o meno 500 ore di costruzione pezzo per pezzo.

“…Poi si cominciano le più o meno 500 ore di costruzione pezzo per pezzo…” (foto di Raffaella Vismara)

Tra i suoi sogni c’è anche quello di aprire una scuola per tramandare questo affascinante mestiere alle nuove generazioni?

Si, è un sogno che probabilmente resterà tale. C’è prima bisogno di prendere coscienza del valore dei mestieri artigianali, poi serve ritornare a dare dignità all’intelligenza delle mani, poi servono leggi di tutela dei mestieri identitari e di alto artigianato. Considerando tutto questo e analizzando il punto in cui siamo oggi in Italia, credo che, se anche si cominciasse subito a interrogarsi su questi temi, forse non mi basterà il resto della vita per vedere il cambiamento necessario che possa generare tale continuità.

La fisarmonica può raccontare il mondo?

La fisarmonica, come tutti gli strumenti, rappresenta l’interiorità del suo musicista. È un nobile servitore dell’anima musicale.

Lei è l’unica donna in Italia che sa costruire le fisarmoniche per i grandi musicisti internazionali

Si, questo è vero, almeno secondo i dati ufficiali forniti dalla Camera di Commercio. Ma non credo di essere l’unica. L’Italia resta comunque la patria della costruzione di fisarmoniche. Ha avuto i due distretti produttivi più importanti al mondo: Castelfidardo (AN) fortemente presente ancor’oggi e Stradella (PV), ormai completamente dismesso se non fosse per il mio collega Claudio Beltrami, artigiano che tiene alto il nome di una località che ha fatto storia. La mia è una realtà molto diversa, io produco su misura, come un vestito di alta sartoria, ho la totale produzione interna e una lentezza di costruzione che fa onore agli alberi che la costituiscono. 

La Bottega di Francesca Gallo ((foto di Raffaella Vismara)

Come fa a scegliere l’albero e sentire il legno che diventerà una fisarmonica?

Tutti gli alberi hanno delle vibrazioni, a ognuno il proprio futuro. Quelli da fisarmonica devono avere sviluppato gli armonici gravi e poco quelli acuti. Li ascolto con lo stetoscopio, e i diapason e loro rispondono.

Qual è il rapporto tra un albero ed un musicista?

Ci si assomiglia. Conoscendo la socialità che caratterizza ogni albero, ci si informa della storia, si guarda dove è vissuto e la stessa cosa la si fa col musicista. Poi si guarda se abbiano le due personalità.

Perché gli alberi da cui si ricava una fisarmonica devono essere alberi da frutto: pero, melo, noce, ciliegio che abbiano una vita di almeno 70 anni

Perché l’albero deve essere compiuto, deve aver vissuto le fasi di vita fino alla vecchiaia. Così ha qualcosa da raccontare.

E’ vero che dal momento in cui si sceglie un albero alla realizzazione di una fisarmonica possono trascorrere anche 20 anni?

Si certo, ci vogliono anni prima di avere le condizioni giuste per tagliare un albero e poi si arriva anche a 15 anni di stagionatura.

Lei fa suonare gli alberi?

Non lo so, credo che più preciso sia dire che trasformo l’anima musicale dell’albero in strumento musicale.

Perchè l’albero deve essere compiuto…deve avere qualcosa da raccontare (foto di Raffaella Vismara)

In bicicletta, con la fisarmonica in spalla, il registratore in tasca, ha percorso migliaia di chilometri per recuperare, storie, canti e ballate della terra veneta…

È stato inizialmente un gioco, poi una curiosità, poi il puzzle cominciava a comporsi e mi mancavano dei pezzi così sono andata a cercarli e infine è diventato un vero e proprio bisogno, prima che un mestiere.

Lei canta la musica tradizionale, un suo sogno da bambina, racconta le storie delle morose che vedevano partire i ragazzi per paesi lontani in cerca di lavoro.

Francesca Gallo ((foto di Raffaella Vismara)

Si, raccontare le donne è sempre stato un dovere che ho sentito molto forte. Mi sembra, ancora oggi nonostante i 25 anni di interviste, che ci sia tanto di sommerso nella storia del ‘900. Se pensiamo che il repertorio di canto di tradizione orale che le rappresenta è praticamente sconosciuto dalla maggioranza. Una sorta di partitura culturale piena di pause.

Ha anche cantato la  dolorosa emigrazione e la tragedia di Marcinelle

Quando sono partita volevo saperne di più perché, come oggi, sull’emigrazione il silenzio regna sovrano. Se ne parla a slogan, a cliché, non si va in profondità e questo mi ha sempre dato fastidio. Non c’è nulla da inventare nella storia italiana, basta studiarla. Certo, prendendosi la responsabilità delle non scelte.

Esistono ancora i fogli volanti, quelli che ricordano l’emigrazione di inizio secolo, lei ne ha musicato qualcuno?

Ne ho musicato due, raccolti in un viaggio di ricerca fatto a poco più di vent’anni per recuperare storie e canzoni della seconda emigrazione italiana, quella avviata dai protocolli d’intesa del Ministro De Gasperi a metà ‘900. Sono partita con la fisarmonica costruita da mio padre in legno di pero, con le misure del bagaglio a mano dei voli intercontinentali, uno zaino con gli effetti personali e i soldi per una telefonata. Ho portato a casa centinaia di ore di registrazione e decine di canzoni.

Francesca Gallo, con il padre Luciano, al Teatro “Mario Del Monaco” di Treviso ((foto di Raffaella Vismara)

Può raccontare brevemente una sua giornata in bottega?

Questo è difficile. Sono così varie che potrei impegnare 365 pagine all’anno. Diciamo che seguendo le fasi della luna, ho una gestione lunatica della bottega. Non sono sempre lì, spesso sono in bosco, nelle segherie, in falegnameria, alcune settimane a fare meccaniche, altre a fare tastiere, altre ad accordare. Che siano fisarmoniche nuove o restauri, riparazioni o accordature resta un mestiere multiprofessionale spesso eseguito con la musica dal vivo.

Chi suona e chi compra oggi una fisarmonica nella sua bottega?

Le persone speciali che amano un prodotto artigianale.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Essere felice, qualsiasi sia la vita che mi è dato di vivere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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3 Responses to L’affascinante storia di Francesca Gallo, l’unica donna in Italia che costruisce fisarmoniche

  1. paola Rispondi

    30/07/2019 a 8:33

    Sono ancora più onorata di aver conosciuto Francesca. Mi rasserena e mi dà speranza che al mondo possano esistere persone così speciali e diverse. Coraggiose nel seguire progetti che sentono come vocazione. Empatiche con l’ anima della natura e degli uomini. A mio avviso è anche una donna filosofa.

  2. Edilio Spadini Rispondi

    30/07/2019 a 13:48

    Leggere quanto pubblicato sopra..è bello e fa stare bene, il connubio fra creatività professionale e vivacità spirituale e una cosa rara ai nostri tempi e un inestimabile valore aggiunto. Ho avuto la fortuna e l’onore di possedere e usare uno strumento realizzato artigianalmente dal papà Luciano, una fisarmonica e eccezionale,meraviglioso nel suono e scorrevolissimo nella meccanica… A Francesca e Luciano possiamo solo dire grazie…

  3. Luisa Rispondi

    07/08/2019 a 18:03

    Buongiorno studio da1 anno fidarmonica sono diplomata in organo cerco fisarmonica usata ben funzionante circa 90 tasti grazie

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