L’«adorabile» Maria, cento anni dopo

da | 29 Mag 22

Il 29 maggio del ‘22 nasceva Maria Andronico, moglie di Leonardo Sciascia. Una donna sempre legata a Racalmuto: discreta e riservata, era la prima lettrice dei libri dello scrittore

Leonardo e Maria Sciascia fotografati alla Noce da Angelo Pitrone

Era più piccola di un anno del suo Nanà. Lui del 1921, lei del ‘22. Da una famiglia originaria di Ramacca, era nata a Petralia il 29 maggio di un secolo fa e oggi, nel centenario della nascita, tornano in mente tanti ricordi di Maria Andronico, la moglie di Leonardo Sciascia, scomparsa il 6 gennaio del 2009 e di cui tutti ricordano il tratto discreto e riservato. Ci piace ricordarla così, col suo tratto gentile. Per noi di Malgrado tutto le porte della sua casa continuarono ad essere aperte anche dopo la morte del Maestro. Di questo giornale apprezzava lo spirito critico delle sue pagine. Fu lei ad inaugurare, nel 1992, nella sala dell’ex Pretura del Palazzo municipale di Racalmuto, la mostra delle prime pagine di Malgrado tutto fissando titoli e fotografie che le regalarono ricordi legati al marito che a questo giornale rimase sempre vicino, sin da quando i giovani che lo fondarono – come più volte abbiamo raccontato – chiesero un articolo che finì, nel primo numero in ciclostile, in prima pagina.

Alla Noce (foto P. Tulumello)

Maria Andronico è sempre rimasta vicina a Racalmuto, anche se il suo rapporto più profondo era con la campagna della Noce. Così ci disse la mattina di quel 9 maggio del 2007 quando assieme all’allora sindaco Gigi Restivo, al caro Aldo Scimè, vice presidente della Fondazione Sciascia, al giornalista Felice Cavallaro, a Pietro Tulumello e Carmelo Marchese, ci recammo nella casa di villa Sperlinga, a Palermo, per consegnarle la “cittadinanza onoraria” di Racalmuto. C’era pure la signora Annamaria, una delle figlie.

Avevo proposto io a Gigi (che non perse tempo a organizzare tutto in pochi giorni, prima della fine del suo mandato) il conferimento della cittadinanza onoraria a Maria Andronico. Convinto che spettasse a lei, più di tanti, un riconoscimento dalla Racalmuto-Regalpetra, analizzata dallo sguardo acuto dello scrittore che l’avrebbe raccontata al mondo accendendo i riflettori su vizi e virtù di una comunità. Città diventata anche la patria della maestra Andronico sin da quando, nei primi anni Quaranta, iniziò a frequentarla e a conoscerla da un luogo privilegiato come la scuola. Fu proprio la signora a raccontare con inevitabile emozione a quel piccolo nucleo di “amici della Noce” – come lo definì allora Cavallaro sul Corriere – l’incontro del 1942 a Racalmuto, quando scattò la scintilla dell’amore fra lei, insegnante elementare appena arrivata dalla vicina Favara dove viveva con la famiglia (il padre era stato maresciallo dei Carabinieri) e il giovane aspirante maestro Leonardo Sciascia, disinvolto come un maturo intellettuale nella biblioteca della casa di via Regina Margherita. I libri hanno accompagnato il sentimento tra i due, da sempre. Fu la zia dello scrittore, la maestra Marietta, a invitare la giovane collega nella casa già allora incredibilmente zeppa di libri.

«Un giorno mi invitò a salire a casa sua. Una sorpresa – raccontava la signora Maria – aveva moltissimi libri americani che non conosceva nessuno. Lui li aveva letti tutti. Cominciò un rapporto letterario. Un libro dopo l’altro. Il primo fu quello di Willa Cather, La morte viene per l’arcivescovo». Aveva gli occhi lucidi quando ci raccontò i giorni felici della giovinezza a Racalmuto. Tutto immortalato da una registrazione video che lei stessa autorizzò, pur essendo restia a microfoni e telecamere.

Palermo, 9 maggio 2007. Consegna della cittadinanza onoraria di Racalmuto a Maria Andronico Sciascia (foto Pietro Tulumello)

Nello studio palermitano dello scrittore, appoggiandosi al bastone, fra quadri, libri e carte del compagno di una vita, la signora Maria ci regalò altri ricordi, felice di ricevere la pergamena che la collocava tra cittadine e cittadini di Racalmuto. Socchiuse gli occhi ricordando la sua prima passeggiata paesana col suo Nanà: «Camminavamo, quasi furtivi, sulla parallela del corso. Per evitare che ci vedessero gli amici di Nanà, i soci seduti sulla soglia del Circolo Unione o quelli che sbirciavano dalla vetrata. Prendiamo di qua, mi diceva…». Un modo per sfuggire alle inevitabili chiacchiere di paese.

Nel 1944 le nozze a Caltanissetta. E poi Racalmuto e la casa delle zie che diventa primo nido d’amore per i due giovani legati da libri, libri e libri (sì, la casa che ora è aperta al pubblico grazie ad un privato e che molti ancora stentano a riconoscere, scioccamente, quale luogo della memoria sciasciana, tappa fondamentale anche per Maria Andronico nel percorso che la porterà ad incontrare l’uomo della sua vita). E poi ancora Caltanissetta, Palermo e sempre la Noce.

Tante cose si potrebbero ancora raccontare della signora Maria Sciascia, colta e interlocutrice fondamentale per lo scrittore, raffinata prima lettrice degli scritti del marito. Tanti ricordi pubblici e privati. Come quando non nascose la sua commozione nel vedere vecchie fotografie di alunni della scuola pubblicate in quel libretto, Tra i banchi di Regalpetra, che avevo curato proprio in quel 2007, e nel leggere che quelle pagine erano proprio dedicate a lei, che seppe tener viva la memoria dello scrittore e l’attualità del suo messaggio civile e letterario. Lei, ombra discreta di un gigante, per Sciascia fu fonte di luce piena. Una donna – come si legge nella motivazione della cittadinanza onoraria amichevolmente dettata dal giornalista Gaetano Savatteri – vicina a Racalmuto (e a Grotte, rimasta legata al premio “Racalmare”, presente quando s’inaugurò la scuola dedicata a Sciascia), alla sua gente, alle persone e ai luoghi che formavano l’immaginario letterario dell’opera di Leonardo Sciascia che le ha regalato la definizione, velata da molta discrezione, di «adorabile».

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