La turista a cavalcioni sulla statua di Camilleri

da | 24 Ago 20

L’opinione del poeta “irriverente” Giovanni Salvo

Giovanni Salvo

Va condannata la focosa turista con tanto di stivali, fortunatamente privi di speroni, che cavalcando ad Agrigento la statua dello scrittore Andrea Camilleri ha simulato una foto da rodeo? Va ricercata? Va messa una taglia sulla sua testa? Vanno pretese le scuse?

E se la risposta fosse no! Un gesto borderline che ha di certo messo a dura prova la tenuta stessa della struttura bronzea. Egoisticamente quel che più conta è proprio questo, ossia che la statua abbia retto al peso della irriverenza e della simpatica goliardia. Ciò vale se configurassimo lo scatto fotografico come un gesto scaramantico, una sorta di portafortuna per il turismo agrigentino. A Milano la tradizione vuole che per auspicare di ritornare nella città occorre ruotare su se stessi tre volte. Il tutto ad occhi chiusi, con il tallone ben piantato sugli attributi del toro riprodotto a mosaico sul pavimento della Galleria Vittorio Emanuele II.

Anche qui da noi abbiamo dunque assistito ad una sorta di rodeo in cui l’equilibrio, come quello dimostrato dalla turista “cowgirl” di Agrigento, è risultato fondamentale. In fondo siamo da sempre un popolo di superstiziosi, in equilibrio tra ciò che è moralmente giusto e non. Anche chi nega si lascia spesso prendere dalla voglia di compiere gesti scaramantici per propiziare la buona sorte. E ad Agrigento, tra superbia e povertà, di buona sorte ne abbiamo tanto bisogno. A volte basta dunque poco per auspicare l’avverarsi di desideri, come lanciare una monetina, accarezzare statue, calpestare dei vigorosi testicoli.

Tornando alla foto, in questi casi non esiste una via di mezzo per giudicare la stranezza del gesto accaduto in via Atenea. Il fatto si presenta come la solita storia del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Qualcuno ha giustamente parlato di rispetto laico della cultura. Non avendo lo scrittore empedoclino compiuto in vita alcun miracolo, possiamo  tranquillamente escludere qualsiasi dissacrante profanazione ad opera della bionda amazzone. La foto a cavalcioni sul vigoroso Nenè non è da considerarsi, quindi, uno scandalo. In fondo, la statua, pregevole opera dello scultore racalmutese Giuseppe Agnello, è stata concepita anche come attrazione turistica.

Limitiamoci dunque a considerare il gesto come qualcosa che funziona, un augurio al prosperare del turismo in provincia di Agrigento. Tutto ciò evitando di cavalcare la banale idolatria ed un moralismo “culturale” di facciata.

1 commento

  1. Salvatore

    Niente moralismo di facciata . Il gesto ha sicuramente funzionato come la visita di Michelle alla Scala dei Turchi. E proprio percorrendo la strada che costeggia dall’alto la famosa scala, e ammirando il panorama mozzafiato, un giorno dissi a mio nipote che abita al nord , ” Guarda l’Italia è tutta ricca di queste bellezze” ma noi qui regaliamo male ciò che al Nord ci sapete vendere bene”. Ecco ,caro Gioni, dobbiamo evitare questo.

    Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Archivi


  • Quel libro su Agrigento disperso e ritrovato
    HAMILTON IN LINEA La ristampa delle "Memorie storiche" di Giuseppe Picone era stato inviato ad Angelo Cino della Fratellanza Racalmutese di Hamilton. Ritrovato in un mercatino dell'usato, ora è tornato a casa […]

Facebook