La Storia

da | 12 Dic 21

Il racconto della domenica

Ester Vedova

Quando, dietro mia richiesta, mio padre mi raccontò questa storia triste della sua vita, fu la prima volta che lo vidi fragile. Per tutto il tempo del racconto una lacrima

gli ballò negli occhi, poi tirò su col naso e allargò le narici, con un gesto che avevo imparato a riconoscere.

Era il 1943, mio padre ritornava dal fronte insieme a suo padre che era stato richiamato… vent’anni, una generazione li separava. Avevano fatto la guerra insieme,  adesso  ritornavano nella città distrutta, insieme.

Tra le macerie ecco Napoli, città generosa, passionale, rivoluzionaria per temperamento  ed ispirazione, e loro, finalmente, ritornavano a casa .

Mio nonno sarebbe ripartito all’indomani per il piccolo paese vicino Napoli, dove aveva lasciato sua moglie e i figli piccoli per sottrarli ai bombardamenti sulla città.

Si fermò quella notte a casa di mio padre, già sposato. Non riuscì però a dormire il soldato maturo e svegliò la casa… Pensieri di morte e premonizioni, sofferenza fisica e voglia di non aspettare l’alba per andare ad abbracciare i suoi figli, la sua donna vicina, ma ancora  troppo lontana dopo anni di  guerra.

Partirono intorno alle quattro del mattino,riuscendo a trovare un passaggio su un carro militare. Padre e figlio, uniti nella guerra, uniti nel dolore che li avrebbe di lì a poco avvolti. Sarebbero poi restati uniti sempre negli anni fino a quando il soldato maturo non se ne andò via per sempre.

L’ultimo pensiero che mi rivolse fu: ”Perché non vieni più spesso a trovarmi!?.. Lo sai che ti voglio bene…porti lo stesso suo nome!”.

Impiegarono più di cinque ore  per raggiungere il piccolo paese dell’interno. Lungo le strade immagini di case distrutte e cingolati; le giovani donne con gonne corte e scarpe ortopediche che animavano le strade di notte, ora cedevano il posto a rosse ragazze di campagna che, già di buon ora, lavoravano nei campi.

Nel cielo già era comparso il sole che rischiarava la campagna  ed il suo calore spingeva a fugare pensieri tristi e apriva il cuore alla speranza.

Furono scaricati all’inizio del paese proprio a due passi da una  tabaccheria dove si fermarono a comprare le sigarette .

L’aria del mattino entrava nella piccola bottega dove un mormorio fra donne ricordava il frinire della cicale nel mese di maggio.

Poche le parole carpite : ”Era ‘na bella giuvine..puveriello ‘o marit, nu no sape”.

-“Ma chi era, chella giuvine ‘e  Napule?”

Poche le parole ma bastarono al soldato maturo per capire…

Iniziò a correre lungo una discesa che portava alla casa, che riteneva fosse il riparo sicuro della sua famiglia dalla barbarie della guerra, a nulla valse l’invito alla calma del figlio soldato .

Incontrarono zio Sergio, che allora aveva undici anni, per la strada. Era  pallidissimo, magro, sembrava ancora più piccolo, con la sua camicina nera sui pantaloncini corti.

Era bianco e nero come solo un orfanello può esserlo e,sul quel biancore, spiccavano i grandi e lucidi occhi neri come quelli di sua madre.

Voleva rivederla l’ultima volta! Lo trattennero dal dissotterrare il suo grande amore. Mai più avrebbe rivisto i suoi capelli neri di seta  e gli occhi dolci di cerva e le sue bianche mani! Ester, la sua donna amata, uccisa dai tedeschi in ritirata, mentre andava a comprare il pane ai figli.

Era stato un grande amore il loro, finito così…

Queste cose la storia non le racconta…La storia è un susseguirsi di date, di avvenimenti, di battaglie, di confini che si restringono e si allargano, di armistizi, di generali, capi di stato e di re.

La guerra, quella degli uomini, è fatta di pianto e di sofferenza, di violenza, di cambi radicali nella propria vita e nelle abitudini, di lontananze, di abbandoni, di chi non tornerà mai più.

Ma poi, quando si esce dal tunnel, nessuno ci vuole più pensare, c’è la volontà di rimuovere un periodo greve della propria vita, così come si fa al risveglio dopo avere fatto un brutto sogno: si è felici di essere svegli e soprattutto si pensa al giorno che si ha davanti.

 

 

17 Commenti

  1. Laura nocera

    Avevo già letto grande emozione, tu come tua nonna Ester grande donne ❤❤

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    • Giovanna Di Benedetto

      Delicato ed elegante racconto.
      Ho letto con emozione.
      Invero ho letto e leggerei ancora con curiosità. Tua Nonna deve essere stata una figura affascinante.
      Oggi più che mai è un dovere ricordare questi intensi momenti di vita familiare e capire il contesto

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    • Fiorella

      Forte e delicato…struggente e appassionato….grazie cara

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  2. Vincenzo Di vincenzo

    Belissimo e terribile racconto. Quella era la vita durante la guerra. La guerra non risparmiava nessuno come tutte le guerre anche quelle attuali. Che forza doveva avere quella gente di quel periodo che subito dopo la guerra si è rialzata è ha fatto grande l’Italia. Se penso cosa succede adesso che si va in piazza contro il grenn pass direi che qualcuno si è giocato il cervello. Brava Ester, scritto bene. Il racconto tida il senso di quella situazione e di quei drammi.

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  3. Francesco Catuara

    Racconto preciso e passionale … Veramente bello Ester … complimenti..

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  4. Angela

    È una bella storia ma molto triste, mi ha molto commossa pensando anche alle diverse storie che mi raccontava mia madre, brava Ester ❤️

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  5. Antonella Librici

    Un racconto struggente e toccante.Vita vissuta..dolore, strazio di tante famiglie!! E’ vero questo i libri non lo raccontano.Grazie Prof.ssa Ester per aver condiviso con noi questa storia che certamente ha segnato la tua vita e quella dei tuoi cari.

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    • Linda

      Bellissimo ed emozionante racconto. Hai reso chiara la drammaticità della guerra. Bravissima Ester❤

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  6. Rosa Maria Lombardo

    Racconto da cui traspare una vita vissuta in pienezza di affetti, dolcezza, valori veri. Amore per la famiglia e per la Patria. La guerra è una cosa terribile. Se solo ricordassimo il sacrificio dei nostri padri, non ci crucceremmo per inezie. E scenderemmo in piazza non per futili prese di posizione, ma per rivendicare il Bene comune. Grazie, Ester!

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  7. Giusy Galletto

    Questo ed altri racconti ho avuto l’onore ed il piacere di sentirli dalla tua voce commossa. Mi compiaccio che hai ascoltato la voce di chi ti ha sempre spronato a condividire perché solo così i tuoi racconti possono diventare universali . E questo lo è già diventato. Grazie Ester

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  8. Franca Farruggia

    Una storia molto triste ma piena di forza e di speranza. Riesci a trascinare il lettore dentro la storia, la tua storia e a far rivivere quella tragedia familiare dentro la tragedia della guerra. Grazie Ester per emozionarci sempre con i racconti della tua vita, so che ancora hai tanto da donarci, non smettere.

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  9. Massimo Raso

    Una storia che conoscevo per averla sentita raccontare in famiglia, ma rileggerla da un’altra emozione.
    Quante storie come questa e quante tragedie hanno attraversato l’Italia e l’Europa di quegli anni! La guerra, le dittature, che hanno prodotto distruzione e morte. Anni terribili che andrebbero conosciuti e fatti conoscere, per evitare gli errori commessi, specie a chi oggi blatera di “dittatura sanitaria” ed altre sciocchezze e che strizza l’occhio a quella destra che è figlia di quelle tragedie.
    Grazie per averci offerto una pillola di storia familiare che è anche un pezzettino di storia di questo Paese.

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  10. Cettina

    Un racconto profondo e carico di emozioni. Nessuno si sofferma mai sui retroscena di una guerra, sugli amori perduti, sui progetti di vita andati in frantumi. Ti faccio i miei complimenti perché, nonostante la drammaticità di quei momenti storici, sei riuscita a raccontare questa storia con tutta la delicatezza che merita.
    Un caro saluto

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  11. melchiorredalacchi@gmail.com

    Ricordi intensi e dettagliati. Sembra la scena di un film di De Sica. L’ emozione è il tema che accompagna tutto il racconto. Sono i particolari, gli sguardi, l’atmosfera a dare intensità alla storia. Periodo cupo e devastante che ha coinvolto il nostro Paese.

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  12. melchiorredalacchi@gmail.com

    Storia intensa, piena di dettagli. Narra con dovizia di particolari di un periodo terribile vissuto dal nostro Paese. Racconto ricco di emozioni. Sembra la scena di un film di De Sica.

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  13. gaetano gaziano

    Commovente racconto che noi, che amiamo scrivere “di fantasia”, prendiamo come lezione di vita e di letteratura

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  14. Gabriella Meligrana

    Eh si, la conoscevo già. Quante volte ne abbiamo parlato, quante narrazioni, eppure ogni volta si apre una voragine e gli occhi luccicano di commozione. La storia la fanno gli uomini, le donne ed anche i bambini. Tutto resta impresso nella memoria, tutto si tramanda. Queste sono le radici che ognuno si porta dentro e non si deve mai smettere di ricordare e raccontare, perché non c’è presente e futuro senza il passato. Grazie di aver scritto queste pagine, grazie di esserci..

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