La storia di una ragazza

da | 23 Feb 20

Il racconto della domenica

Angela Zammuto

Lea. Attenta ai piccoli cambiamenti, dentro e fuori. Lea scrive per ricordare e per ordinare. Umanamente dura quanto inconsistente. Pienamente disturbata da paranoie e pensieri egoici. Piccola di statura. Tanto piccola. Giovane. Ormai saluta gli anni come li conoscesse da sempre, senza sorpresa, aspettativa, riconoscenza. Lotta con se stessa ininterrottamente. Si dichiara pace e poi si pugnala al fianco. Ciclico destino. Presagio di una fine. Non spera neppure in quella.

“In cosa speri?” Le chiesi una sera.

Era stanca, pungente come al solito. Non rispose. Mi guardò appena. Guardava le sue grandi mani. “Praticamente, cosa intendi?” disse inarcando il capo con aria di sfida.

Voleva capire che risposta mi aspettassi.

Semplice non è. Stupida neppure. Tarda, forse. Accennai irritazione mista a tolleranza. “Rispondimi e basta, se vuoi.”

“Non voglio.”

“Non farlo e basta, allora.”

“Spero possiate perdonarmi”, aggiunse con tono complice di gratitudine e sarcasmo.

Ricordo la luce nei suoi occhi, lucidi inversamente proporzionali alla sua di lucidità. La vedevo persa nel suo infinito senso di colpa. Colpevole di essere piccola di statura. Colpevole di avere amato tanto, o niente. Colpevole di essere viva.

 

Il giorno seguente trovai il suo diario; non resistetti:

07/1

Chi sono io per svegliarti? Mi limiterò a sussurrare al tuo orecchio qualcosa che prima di te mi sussurrarono.

Sabato 13

Ponete attenzione alle frasi fatte, non son’ drogate, so’ vissute.

Giorno 20.

L’insoddisfazione si legge sul mio volto quasi costantemente. Diciamo che mi trovo in uno stato vitale abbastanza ambiguo. Confesso che i miei sentimenti siano alquanto confusi e ben amalgamati in una polpetta di merda. Ammetto che il mio stile poi, non lo condivida nemmeno io così tanto… Mi sento comunque un mutaforme.

  1. Oggi. Ora. Qui.

Perché? Il tempo scorre. Vola. Va. E perché i miei pensieri lo stesso e le mie azioni, le mie abitudini vanno ridisegnate. Il mio mentore diceva che occorre prefiggersi un obiettivo alla volta, traguardo, passettino, chiamalo come ti pare, ma fallo.

  1. Smettere di fumare
  2. Mangiare in modo salutare
  3. Appuntare i sogni al mattino
  4. Usare il profilattico sempre
  5. Suonare uno strumento mezzora al giorno
  6. Dedicare tempo all’anima (Meditare/contemplare/osservare/scrivere/disegnare/cantare)
  7. Fare una passeggiate una volta a settimana
  8. Fare tutto quello che faccio secondo le aspettative che ho di me
  9. Cura denti/piedi/schiena

 

Bene. 21/3

È primavera. È passato un mese, ed è mattino. E non ci voglio più stare qui. Pensandoci mi viene il mal di testa -cosa che ho ultimamente spesso, cos’è ‘sta novità?-. Cambiano, le cose cambiano. Mi dicono che il tempo e lo spazio siano relativi al sistema di riferimento. Eppure qui tutto degenera. Sia il sistema umano di riferimento, come pure lo spazio esterno che lo circonda. Ed io, ed altri chiudiamo gli occhi e mangiamo con le nostre posate di plastica per l’inerzia di non lavarle a fine pasto, trascurando il beneficio che questo porta alla digestione. Vorrei astrarmi dall’inerzia, dagli insegnamenti nocivi, dai vizi. Definitivamente, appropriarmene e manipolarli come voglio. Con Padronanza, agire. Fottutissimo Amato Libero Arbitrio. Che fare?

24/4

Trasformare la realtà sulla base di una prospettiva senziente verso il raggiungimento, mantenimento o/e moltiplicazione del piacere individuale. Altro non è che emozione; ci permette di comunicare con il nostro diverso e di compiere scelte, allontanando il disagio. La potenza è racchiusa nel corpo che dà vita a questo vuoto cosmico di natura ondulatoria. Passato, presente e futuro sono intrinsecamente contemporanei, tutto si riduce a ora e all’infinito spazio di possibilità che si apre in seguito ad un’azione.

Il mistero del Quid rimane.

Ciononostante, la contestualizzazione in questo spazio-tempo, di qualcosa che si ripete, ci permette di gestire le limitate informazioni in una struttura logica interna e condivisa, modellata e modellatrice dell’ambiente, mediante costruzioni proattive di senso comune, relazioni sociali qualitative, obiettivi sostenibili condivisi, lavoro individuale, lavoro di gruppo e coerente continuità. L’incoraggiamento alla condivisione, alla cooperazione ed alla cura del reciproco benessere risultano il mezzo prediletto per qualsivoglia ingegno meriti di chiamarsi tale. La tensione psichica è energia pura da incanalare mediante allenamento di concentrazione, di attitudine, di controllo del corpo con grazia e astuzia verso la comprensione, il rispetto, la dignità e l’integrità, in prima istanza, di se stessi.

L’analisi pocanzi fatta descrive la statica realtà da te conosciuta, Lea. Ma quali le condizioni all’auspicato tuo risveglio dei sensi?

Credo siano il tempo, che lungi dal convenzionale conteggio appare pesato alla personale percezione ed esperienza; la volontà quale motore indispensabile al movimento di ogni profondo desiderio; la pazienza, dono prediletto di pochi insieme all’amica sua costanza che, come canna di bambù in balia di un vento maestrale, r-esiste. “Nessuno mangia gratis”, dicevano i classici economisti ai loro discepoli: lo sforzo e la sofferenza non potranno mancare, tenuti stretti da fervida lucidità non traboccheranno se assorbìti dal dolce sapore dell’amore che tutto colma. La cura. Il buon nutrimento del corpo. Il buon nutrimento dell’anima: date relazioni e situazioni diverse e ripetute. Come la complessa semplicità di un respiro appare ai miei occhi la mia vita.

L’allegria è il tuo scopo, marinaio. Tu la via.

 

Senza fiato e con il batticuore mi ridestai dal mio crimine (lecito tra noi illeciti senza giudizi e pregiudizi); iniziai a scrivere:

“Uomini e donne

Ambiziosi di vita.

Andarono

Per mari

Terre e cieli.

Bramarono

Cercarono.

Qualcuno trovò

Tesori

Quel qualcuno non si era arreso agli sforzi e alle sconfitte.

 

Tu

Cosa cerchi?

Hai già la domanda?

E la risposta?

Liberi

In aree inquinate

da cattivi pensieri,

da inconsapevoli atti

e misfatti

Chi sei tu laggiù?

Insegnami l’arte del vivere

Dove sei? Anima

Ti sento.

Mi senti?

Vibrazioni leggere producono vortici in acque calme

Osservo.

Non basta.

La scienza regola

La scienza regala

Il sapere di uomini simili a me.

Dicono.

Ascoltami,

vorrei essere ascoltata:

Quando il mare si agita e l’anima scompare,

Sii lucido

Sereno

Stai allerta.

Agisci

secondo coscienza e conoscenza.

Ama/ti (amo)

Hai trovato il tesoro.”

 

La conservai tra le pagine del suo diario.

Mi ritrovai tra le sue stesse parole. Lei, così diversa da me. Nel profondo, uguale a me.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1 commento

  1. Rocco Altieri

    Narrazione e poesia si mescolano con sapienza, indagando, attraverso le pagine di un Diario ritrovato per caso, le paure e le tensioni esistenziali di una giovane donna, i suoi dialoghi interiori, i suoi pensieri irrisolti.
    Il racconto ha il pregio di non lasciare indifferente chi legge, che ne resta turbato e coinvolto, perché avverte come le parole non siano una finzione, ma una vibrazione sincera che sgorga dal profondo di un’anima sofferente che spasima, nell’urto con la realtà, verso la migliore comprensione di sé e del senso della propria vita, alla ricerca di un incontro d’amore, che nutra la volontà di vivere e non più lo smarrimento e la disperazione.
    Il ritmo del racconto si fa incalzante, spezzato da una frequente punteggiatura, giocato con una grande maestria che lascia intendere nell’autrice la vocazione letteraria di un’autentica scrittrice.
    Nella vertigine della poesia finale sentiamo la convergenza empatica, lo specchiarsi tra la sensibilità di chi scrive e la protagonista del racconto: “Lei, così diversa da me. Nel profondo, uguale a me”.

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