La storia del calzolaio imprigionato durante la guerra

di | 1 Giu 21

HAMILTON IN LINEA. La seconda guerra mondiale e il periodo buio degli Italo – Canadesi.  

Joe Baiardo

Questa è la storia di un calzolaio / chista è a storia du scarparu
Un emigrante calzolaio /un scarparu emmigranti
Che lasciò la sua terra/ ca lassau a so terra
Sua madre e suo padre / e a so matri e so patri”.
Così inizia la maggior parte delle storie di emigranti. E così è iniziata la storia per la maggior parte degli italiani che adesso vivono in Canada. Così è iniziata per i nostri genitori che custodivano nel cuore una fiammella di speranza e di prosperità. Noi, i figli di questi emigranti, non possiamo neanche immaginare quanto sia stato difficile e straziante per i nostri genitori la scelta di lasciare le proprie città, gli amici e specialmente i loro cari, con la speranza di percorrere le strade d’oro loro promesse (cu la strata d’oro promisa).

Così è iniziata la storia di Francesco Zaffiro come ce l’ha raccontata suo figlio Nick una sera del 2018. Riunita a casa di Mr Zaffiro, (Charles Criminisi, Joe Grimaldi, Gabe Macaluso, Sam Cino, moglie Zaffiro ed io), la nostra Commissione informale tutta siciliana, era pronta a discutere dei progetti in corso, come ad esempio la statua di Sciascia, il Carretto Siciliano, Sicilia Canta, ed anche a godersi il film “In guerra per amore” portato da Charles che lo aveva selezionato per “Cinema Insieme”.
Con i nostri due soci più anziani (Nick Zaffiro e Jack Marchese) presenti, ascoltavamo con attenzione, mentre entrambi ci raccontavano, attraverso scene vivide e dettagli che prendevano vita davanti ai nostri occhi , la storia di quel giorno infausto. Era come ascoltare un film, prima di vederlo.
Rimasi particolarmente colpito dalla storia che Nick ci raccontò, di come quando era solo un ragazzino di dieci anni, la sua mamma Maria gli avesse inculcato l’idea che dopo la scuola, prima di uscire a giocare con gli amici, andasse al negozio a salutare il papà (‘u Papà) con un bacio. Questa era la sua routine da ragazzino, senza dubbio fino a quel 10 giugno del 1940. Nick ricorda la corsa verso il negozio, che trovò chiuso, mentre non vi era nessuna traccia del suo papà.

Riesco ad immaginare il piccolo Nicky, mentre cerca di aprire la porta del negozio chiuso e con le luci accese. Poi lo vedo pressare il volto sul vetro, cercando di guardare all’interno, solo per ricavarne l’immagine degli arnesi da ciabattino, il martello ed i chiodi sulla panca. Nicky ricordava anche di aver volto lo sguardo verso James street e di aver visto i capannelli di persone che parlavano tra loro, un fatto insolito. Mentre svoltava l’angolo incontrò un ragazzino canadese e Nicky gli chiese “Dov’è mio papà?”. Ed il ragazzo rispose: “E’ stato preso dalla polizia, perché è UNA SPIA!”
La prigionia degli Italo-americani fu il risultato della decisione fatale di Mussolini di dichiarare guerra alla Gran Bretagna, a fianco di Hitler. Nick ci ha spiegato come Mussolini a quel tempo fosse molto popolare tra gli Italiani del Sud, di ciò parleremo nel nostro ultimo articolo.

Molti degli imprigionati rivestivano ruoli di rilievo nelle loro comunità. Molti erano simpatizzanti del Partito Fascista in Italia ed alcuni erano iscritti attivamente al partito. II 10 giugno 1940 il Governo canadese, guidato dal Primo Ministro di allora, irruppe nelle attività commerciali e nelle case; furono strappati con la forza crocifissi, foto e statue e venne confiscato tutto ciò che fosse collegato a Mussolini, prima che venissero arrestati la maggior parte degli uomini, strappati alle famiglie ed agli affetti, senza alcun processo legale. Diversamente da quando avevano volontariamente lasciato la Madre Patria, questa volta non ebbero scelta.
Lasciai quell’incontro con l’immagine della storia di Nick ancora in mente. Ricordo di aver appuntato alcune frasi e di aver iniziato una poesia in siciliano. Desideravo trasformarla in una canzone, una “cantastoria”, che evidenziasse l’arte del raccontare storie in Sicilia, prima dell’avvento dell’elettricità,della radio e persino della Tv. Mese dopo mese, aggiungevo nuove stanze o qualche verso. Nell’agosto del 2019, quando stavamo preparando il nostro evento “Sicilia Canta”, che si sarebbe tenuto in Settembre, dissi al mio co-presidente Sam Cino che avevo scritto una canzone in siciliano, una “Cantastoria”, dal titolo: “U Scarparu senza scarpi” . Sam conosceva la storia ed i suoi protagonisti e suggerì immediatamente di completarla, creando un video sul periodo di prigionia da mostrare durante la manifestazione promossa da “Sicilia Canta”. L’unico problema era che non ero riuscito a trovare un ritmo o una melodia che vi si adattassero. Così, iniziai a fare delle ricerche e ad ascoltare tante canzoni di Cantastorie siciliani. Nessuna mi sembrava adatta, finchè non trovai “la canzone delle selezionatrici di mandorle” in un cd di Alan Lomax, una registrazione di un gruppo di donne in Sicilia, intente a selezionare le mandorle migliori, che cantavano di una storia tragica (Il Sicilian Jazz Project ne fa una delle migliori versioni moderne).
In provincia Catanzaru , na famigghia rovinata, Una fighia d’un Massaro Cundannata e poi ammazzata…” (in provincia di Catanzaro c’è una famiglia distrutta, la figlia di un proprietario, condannata e poi ammazzata…”).

Perfetto! Persino alcune parole erano simili. Quando l’ho cantata per la prima volta, mi sono talmente emozionato da non riuscire a completarla. Tutti i 500 e più ospiti dell’edizione del Settembre 2019 di “Sicilia Canta” erano commossi! Una sera Sam ed io, decidemmo di completare il lavoro e finalmente registrammo la mia voce senza musica. Sam rimase in piedi fino alle 6.00 e riuscì a completare il video che potrete vedere al seguente link: https://you.tube/s1bu1fM5M6Y

Il figlio del calzolaio adesso ha 91 anni e finalmente la storia del suo papà è venuta alla luce. Perché? Perché c’è voluto cosi tanto tempo prima che la storia di Francesco e degli altri prigionieri venissero raccontate? Molti dicono che al loro rientro a casa, coloro che erano stati imprigionati avevano timore e vergogna e rabbia per aver perso anche fino a cinque anni della loro esistenza. Dove una volta c’era il loro negozio, adesso c’era un banco della frutta. (“Unni c’era la Putia, ora c’è na fruttaria). Io termino la canzone con “Sapete di chi è la colpa, ancora giustizia dev’essere fatta!”.
Dopo la prima proiezione del nostro video, Vincenza Travale, il cui padre Giovanni, anche lui imprigionato, era amico di Francesco Zaffiro e calzolaio come lui, ci raccontò tra le lacrime che quella era stata la storia anche di suo padre. “U Scarparu senza scarpi“ aveva toccato un punto dolente. Credo che si possa affermare che quando vennero imprigionati gli uomini d’affari ed i calzolai, il Governo strappò l’anima della nostra comunità (n.d.t gioco di parole tra “soul”: anima, e “Sole”. Suola, stessa pronuncia).

Nei prossimi due articoli parleremo del nostro coinvolgimento durante gli anni passati nella lotta per ottenere le scuse ufficiali, insieme a Charles Criminisi e del ruolo svolto da Joe Grimaldi, Sam Cino e Joe Baiardo per iniziare ad istruire il nostro ministro su questo argomento e dei nostri sforzi per celebrare la memoria di tutti coloro che furono imprigionati ad Hamilton.
Il quinto ed ultimo articolo si concentrerà sull’impatto che la prigionia ebbe sulle famiglie, sull’atto ufficiale di scuse del Primo Ministro e sul ciò che esso significhi per tutti gli Italo-Canadesi.

Traduzione: Adele maria Troisi. 

Ha collaborato all’articolo: Sam Cino

The Shoemaker’s Story  – based on the true story of Francesco and Nick Zaffiro

This is the story of a Shoemaker  (Chista storia du scarparu)
An immigrant shoemaker (Un scarparu emmigranti)
Who left his land (ca lassau la so terra)
His mother and his father ( e a so matri e so patri)

This is how most immigrant stories begin. That’s how the story began for most Italians now living in Canada.  That’s how our story began with our parents with a flame of hope and prosperity in their hearts.  We the children of these immigrants cannot even imagine how difficult and heart wrenching it was for our parents, to leave their towns, friends and especially parents, by choice,  with the hopes of the promised streets of gold. (Cu la strata d’oru promisa).

So this is how the story started for Francesco Zaffiro as told to us by his son Nick one evening in 2018.  As we sat in Mr. Zaffiro’s house (Charles Criminisi, Joe Grimaldi, Gabe Macaluso, Sam Cino, Marita Zaffiro and me) this informal Sicilian Committee was prepared to discuss pending projects such as the Sciascia statue, the Sicilian Carretto, Sicilia Canta along with viewing a film “In Guerra per Amore” brought by Charles, having recently screened it for Cinema Insieme.
With our two elders (Nick Zaffiro and Jack Marchese) present, we listened intently as both told us the story of that fateful day, with vivid scenes and details that played out in our minds.  It was like hearing a movie before the actual movie.

I was particularly struck by the story that Nick told us that as a 10 year old boy, his mother Maria would impress upon him that after school, before you go out to play with your friends, make sure you go see and kiss your father (u Papa) at his shoe shop.  That was the boy’s routine, every day, without fail. Until, that is, June 10, 1940.
Nick recalls running to his dad’s shop only to find it closed and his father nowhere in sight.  I envisioned little Nicky trying to open the door but it was locked and the lights on. Then him pressing his face up against the glass only to see the shoemaker’s tools, his hammer and nails on a bench.  Then he recalled looking down James Street and seeing other stores closed with pockets of people gathering and talking.  An unusual sight, and as he walked around the corner he saw a Canadian boy and Nicky asked, “Where’s my dad?”  The boy answered, “Your dad was taken by the police because HE’s a SPY!”

The Internment of Italian Canadians began as a result of the fateful decision Mussolini made to declare war on Britain and to side with Hitler.  Nick explained to us how Mussolini at that time was very popular especially to Southern Italians – a subject we’ll discuss in our last article.  Most Italian Canadian Internees were leaders in the community.  Many were sympathetic to the Fascio Party back home and some were active members.  On June 10, 1940, the RCMP, under the direction of the Prime Minister at the time, entered businesses and homes; forcefully tore down crucifixes and pictures, statues and confiscated anything related to Mussolini before apprehending most men from their families and loved ones, without due process.  Unlike when they left their Madreterra, this time they had No Choice.
I left that pleasant meeting with Nick’s story in my mind.  I remember jotting down a few points and starting a poem in Sicilian.  I wanted to turn it into a cantastoria song to highlight the art of storytelling in Sicily before electricity, radio and even TV.  Month by month I would add a stanza or a few lines.

In August 2019, as we were preparing for our Sicilia Canta event in September, I told my co-chair Sam Cino that I wrote a song in Sicilian, a cantastoria.  It’s called, “U Scarparu Senza Scarpi”.  Sam knew exactly who the story was about and he immediately suggested, if I complete it we can create a video about the Internment and we can show it at Sicilia Canta.  My only problem was that I could not find a suitable melody or rhythm.  So I listened to and researched many Sicilian Cantastoria songs. None were compatible until I came across The Almond Sorters on Alan Lomax’s CD recording of a group of women in Sicily sorting almonds and singing a tragic narrative. (The Sicilian Jazz Project performs one of the best modern versions).
“In provincia Catanzaru,  Na famigghia ruvinata, Una figghia d’in massaru, Cundannata e poi amazzata”…  Perfect!  Even some of the words were similar.  As I sang it for the first time I became so emotional that I could not finish.  I then tried it in front of my wife Maria, Sam and Sil Cino.  All were moved as were over 500 Sicilia Canta guests in September 2019. One evening Sam and I were determined to get this completed I recorded my voice/song without music in one take. Sam was up till 6 in the morning. He completed the video! https://youtu.be/s1bu1fM5M6Y

The Shoemaker’s son is now 91 years old and his father’s story is finally being told.  Why? Why has it taken so long that Francesco and other Internees’ stories haven’t been told?  Many say that upon their return home, the internees were embarrassed and ashamed and angry that they lost up to five years of their lives.  Many, like Francesco, lost their businesses.  Where there once was his shop, Now there’s a fruit stand. (“Unni c’era la putia, ora c’e ‘na fruttaria”).

And for years after, of this story not a word, the Shoemaker was embarrassed and the government wants to forget ( E pi tanti anni doppu, di stu cuntu mancu na parola, U sacrparu sa affruntava, e u guvernu su scurdava).  I end the song with, “ You know who’s to blame, justice has yet to be served” ( Lu sapiti cu ci curpa, la giustizia ancora hanna fari).

After the premiere of our video, Vincenza Travale, who’s father Giovanni was also interned and was friends with Francesco and was also a Shoemaker , told us with tears in her eyes; that was her Father’s story too!  U scarparu senza scarpi hit a chord.  I suppose we can say when they took the Shoemakers and businessmen, they tore the Soul (SOLE) from the community.

Our next two articles will highlight our involvement over the years in fighting for the formal apology starting with Charles Criminisi and how Joe Grimaldi, Sam Cino and Joe Baiardo started the process of educating our Minister on the subject along with our efforts to commemorate those internees from Hamilton.  The fifth and final article will focus on the impact of the internment on other families, the Prime Minister’s apology and its significance for Italian Canadians.

(II continua)

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