La “Santa del popolo” dalle radici Racalmutesi

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RITRATTI. Erano di Racalmuto i genitori di Maria Carmelina Leone, dichiarata “venerabile” nel 1997. I suoi ricordi nella casa di famiglia, nel centro storico di Palermo.

Nella Palermo storica, in una strada stretta nei pressi della cattedrale, al numero 5 di via Isidoro alla Guilla, fino a una trentina di anni fa, la racalmutese Maria Santina Passafiume ha accolto nella propria casa migliaia di fedeli: uomini e donne che sin dagli anni della guerra hanno ritenuto la giovane figlia “Venerabile e in Grazia di Dio”.

La giovane ritenuta già santa è Maria Carmelina Leone, nata l’11 luglio 1923 al Capo, in una modesta abitazione del vecchio centro storico della città dove si erano trasferiti da Racalmuto i genitori, Santina e Giuseppe Leone.

A Racalmuto, tra i più anziani, sanno di questa giovane ragazza morta in odore di santità a diciassette anni. E si cantava addirittura una filastrocca che accennava la storia e il miracolo che Maria Carmelina Leone aveva fatto.

Abbiamo visitato tempo fa quella casa della famiglia Leone a Palermo. Sono conservate le foto, i ritratti di famiglia, i libri e gli oggetti che il padre, il cavalier Peppino Leone, dopo la morte della figlia, avvenuta l’1 ottobre del 1940, ha conservato.

Migliaia di ex voto, fra i più disparati, riempiono le pareti: bambinelli in cera, uniformi militari, bigliettini, occhiali, stampelle, innumerevoli abiti da sposa e di battesimo. C’è il letto in ferro, la macchina da cucire, il vestito utilizzato l’ultimo giorno di vita di Maria Carmelina Leone e una vetrina che custodisce alcuni oggetti personali.

La devozione per questa palermitana di origini racalmutesi é cresciuta ancor di più da quando è stata dichiarata, l’8 aprile del 1997, “Venerabile” da papa Giovanni Paolo II. “Possiamo dire che questa è veramente una causa promossa dal popolo” affermò il Cardinale Salvatore Pappalardo quando, nel gennaio del 1982, avviò la causa di beatificazione.

Ma chi era Maria Carmelina Leone?

Una fanciulla come tante altre, con un precoce sentimento religiososcrive Giuseppe Sole in un libro dedicato alle figure femminili del Novecento palermitanoIl segno rivelatore del percorso spirituale di Maria Carmelina lo ebbe una sera la stessa madre Santina. Era, quello, il giorno prima che mettesse al mondo la figlia e attardandosi a chiacchierare con la propia sorella Antonietta, le due donne sentirono una voce anonima: ‘Domani nascerà una bambina prescelta da Dio’, che le lasciò stupite e impaurite“.

Ma la vita di Maria Carmelina Leone, sin dalla tenera età, è segnata dalla sofferenza. Nel 1938 viene ricoverata a causa di una tubercolosi biapicale che i medici collegano a una polmonite, degenerata in pleurite essudativa, che la ragazza aveva contratto in età infantile. “Durante il lungo ricovero – scrive sempre Sole – malgrado le sofferenze, si dimostra una degente serena e gioiosa. Un gesto altruistico si coglie durante la visita in ospedale del principe Umberto di Savoia il quale, giunto nella corsia femminile, si soffermava presso il letto di Maria Carmelina a cui dopo l’augurio di guarigione, le regalava cento lire che la ragazza voleva dividere con le altre“.

Nel 1940, otto giorni prima di morire, aveva confidato ai suoi il giorno esatto della morte. Da allora i genitori iniziarono a diffondere il culto della loro primogenita.

I coniugi Peppino Leone e Santina Passafiume entrambi oriundi da Racalmuto – scrive Mons. Salvatore Bottari in un libro dedicato alla Leone – fanno parte delle famiglie esemplari in tutti i sensi, sia per la provenienza a sua volta da famiglie patriarcali e religiose, sia per i loro principi sani e per la loro fedeltà ai consigli evangelici“.

Dopo la morte della giovane “Santa dei poveri”, come viene chiamata a Palermo e nel quartiere della sua casa nel cuore della città, si seppe il miracolo fatto ad un suo spasimante.

Un carabiniere, Pasquale Guerrino, che l’aveva chiesta in sposa, si trovò in una nave affondata in mare aperto. Da quella sciagura si salvò ventiquattrore dopo “perché invocai il suo aiuto”, raccontò Guerrino. Il fatto si seppe nel 1942, due anni dopo la morte di Carmelina Leone. Ed é lo stesso episodio raffigurato nei dipinti, come scene da cantastorie, conservati nella casa-museo di via Isidoro alla Guilla, a Palermo, e raccontato nel canto popolare, ormai quasi dimenticato, di Racalmuto.

I resti della giovane “Venerabile” riposano oggi nella nuova chiesa di Santa Caterina da Siena, a Palermo, dopo essere stati traslati, il 9 luglio del 1999, dalla tomba di famiglia del cimitero dei Cappuccini.

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One Response to La “Santa del popolo” dalle radici Racalmutesi

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    Salvatore Rispondi

    09/12/2019 a 15:06

    Chiunque mi contattera’per ricevere preghiere io lo esaudiro’.
    Sono devoto a Maria Carmelina da quarant’anni e ancora oggi ricevo Grazie.
    Sono di Altavilla Milicia e spesso vado in chiesa.
    Se lo vorrai contattami e insieme pregheremo Gesu’proprio a distanza ravvicinata dal tabernacolo,con la preghiera recitata da Maria Carmelina in terra e adesso dal Paradiso.

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