La parlata racalmutese nell’Ontario è ormai una “lingua”

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Due docenti universitari canadesi, John Ippolito e Katherine Rehner, a lavoro per approfondire le radici linguistiche degli emigrati racalmutesi di Hamilton. “Ci chiediamo: che fine farà questa lingua da contatto inventata dai racalmutesi dell’Ontario? Scomparirà in futuro?“.

Dipinto dedicato ai siciliani di Hamilton di Joe Mancinelli conservato presso la Liuna Station

Anni fa una discentente di una racalmutese che ha vissuto la sua vita a Buffalo, in America, mi raccontò di una sua parente che ogni tanto diceva: “sono stata in America ieri sera”, intendendo che si era spostata solo di qualche isolato dal quartiere dove vivevano solo italiani.
Testimonianza di coloro che andati via tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, e poi nel dopoguerra, sono rimasti legati profondamente alle abitudini che avevano in Italia. E a caratterizzare questa fermezza nel mantenere la stessa vita vissuta in patria, era soprattutto la lingua. A parte quelli che frequentarono le scuole serali – ed erano pochi – tutti parlavano un inglese mischiato col dialetto. Studi sulla storia linguistica dell’emigrazione italiana hanno definito la lingua degli italo-canadesi italiese, un miscuglio di parole, una sorta di dialettizzazione di termini ed espressioni inglesi.

Ed ecco nascere termini noti ai più come “ticchetto” (ticket, biglietto), “giobba” (job, lavoro), “bacausu”, per dire dietro la casa, backhouse. Ancora spesso sentiamo dire – anche ai figli e ai nipoti dei racalmutesi che vivono ad Hamilton, in Canada – di un importante “fattoria”, per dire di una fabbrica: la parola factory è diventata fattoria. Un modo, probabilmente, per rimanere incosciamente legati alle loro radici, ma anche per ridurre ansie e paure.

Katherine Rehner e John Ippolito accanto la statua di Sciascia a Racalmuto

Per studiare questi fenomeni linguistici e per capire quanto la lingua abbia inciso nella crescita dei siciliani di Hamilton, due docenti universitari John Ippolito e Katherine Rehner – ironia della sorte uno di origine racalmutese e l’altra con radici a Licata, marito e moglie – sono stati in queste ultime settimane in Sicilia e a Racalmuto per capire se un progetto di ricerca per l’università di Toronto può in effetti approfondire questi argomenti. Ricerche e studi sull’esperienza italo-americana in generale sono stati fatti in passato, ma stavolta l’obiettivo è concentrato solo sulla parlata racalmutese nell’Ontario.

Un progetto ambizioso che nasce lo scorso mese di settembre ad Hamilton, in occasione della storica cerimonia di inaugurazione della statua di Leonardo Sciascia nella piazza della Liuna Station, nel cuore di quella città dove i racalmutesi della terza e quarta generazione che hanno fatto fortuna, tentano di conservare memorie e tradizioni soprattutto per non dimenticare il sacrificio che fecero i loro nonni e i loro padri.

Hamilton, un’immagine d’epoca di James St.

Katherine Rehner è docente al Dipartimento Studio di Lingue, in una delle tre migliori università di Toronto: “La lingua ci aiuta a capire come si evolve la vita – ci spiega – nel caso dei racalmutesi il dialetto si è cristallizzato. Mentre qui il dialetto è andato in direzione dell’Italiano, ad Hamilton il dialetto racalmutese si è spostato in direzione dell’Inglese. Stiamo cercando di studiare questo fenomeno e per questo stiamo già raccogliendo materiale, vecchie interviste ai racalmutesi di Hamilton.  Ci chiediamo: che fine farà questa lingua da contatto inventata dai racalmutesi dell’Ontario? Scomparirà in futuro?”.

John Ippolito è professore nel dipartimento di Scienze della Formazione alla York University di Toronto. Lui sta studiando l’aspetto sociologico e psicologico dell’emigrazione. È figlio di racalmutesi che hanno lasciato il paese tra il 1950 e il 1951: “Siamo qui per capire se ci sono le condizioni per fare un progetto di ricerca – dice – ed è chiaro che bisogna non perdere altro tempo visto che ormai di quella generazione sono rimasti in pochi. Vogliamo approfondire anche – aggiunge – il tipo di formazione che i racalmutesi emigrati in Canada hanno dato ai loro figli. Mi viene da pensare a tante cose, alla fede, ai valori dell’amicizia e della famiglia e anche al cibo”.

Ippolito però vuole andare oltre. Vuole studiare anche la lingua che utilizzano tutti coloro che arrivano oggi in Sicilia. Altro che muri e porti chiusi!, le lingue non hanno confini. Per questo i due docenti universitari hanno incontrato la scorsa settimana Maria D’Agostino, professore ordinario di Scienze Umanistiche presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’università di Palermo.

Questa ricerca, infatti, lega Toronto e Palermo, Hamilton e Racalmuto. Un altro importante passo in avanti del progetto che ha portato, nel settembre dell’anno scorso, la statua di Sciascia oltreoceano. Un percorso, come ha sempre ribadito Charlie Criminisi, uno dei promotori dell’iniziativa assieme ad altri di Hamilton e Racalmuto, che serve per trovare nuove occasioni per consolidare un gemellaggio storico tra le due città e trovare nuovi orizzonti di fraternità e amicizia.

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