La pandemia e il dominio assoluto del virus

di | 18 Gen 21

Il Covid si è dimostrato padrone del tempo: qualunque fatto pubblico e privato, la vita di tutti, ogni atto, tutto è stato condizionato dal virus. Cambiamento, Sostenibilità e Covid-19 nel tempo dell’Antropocene

Antonio Liotta

Una serie di riflessioni presentate su queste pagine (sulle parole: paura,  speranza, normalità, ecc..)* portano a proseguire  l’approfondimento dei  concetti di “cambiamento” e “sostenibilità” alla luce delle evidenze/contraddizioni che la pandemia ha liberate mettendo a nudo il “vaso di Pandora”.

Se, come è stato analizzato, tornare alla “normalità” è un fatto serio e complicato dacché il vero ‘problema’ è la “normalità” così come la conosciamo quale ritorno allo stato in cui sinora abbiamo vissuto, a maggior ragione l’analisi di “cambiamento” e “sostenibilità” ci porta a ragionare in termini di globalità, nella dimensione internazionale dei concetti di salute-ambiente-economia, in una logica di interdisciplinarità che vede al centro l’Uomo ed il tempo in cui viviamo.

La pandemia da Covid-19 ha determinato il dominio assoluto di questo virus che -di fatto- si è dimostrato padrone del tempo: qualunque fatto pubblico e privato, la vita di tutti, ogni atto, tutto è stato condizionato dal virus.

L’arrivo dei vaccini ha messo in cammino il tempo e, quindi, siamo entrati in una dimensione diversa che porta a ragionare, partendo dal presente, sul futuro possibile. Ma, in atto, in quale “tempo” viviamo? L’attuale è il “tempo dell’Antropocene” (antropos= essere umano, kainos= recente, nuovo) che inizia secondo Paul Josef Crutzen (premio Nobel per la Chimica) con la rivoluzione industriale e che porta a riconoscere la specie umana come forza geologica. Pertanto, la specie umana rientra nel “tempo profondo” , cioè in quello scandito dalle epoche geologiche. Tutto questo succede perché le nostre azioni hanno portato il Pianeta verso una nuova era geologica a causa delle violazioni dell’equilibrio naturale realizzate dall’intelletto umano.

Sono queste le principali caratteristiche della nuova era geologica: la presenza nell’atmosfera delle emissioni di CO2 e dei combustibili fossili (mai così alte come ora negli ultimi 65 milioni di anni); la infinita produzione (in quantità e qualità) di plastica, alluminio e cemento; l’eccesso di attività estrattive minerarie, di deforestazione, di urbanizzazione selvaggia; gli eccessivi utilizzi di macchine e riscaldamento invernale che alimentano smog e cambiamenti climatici; le elevate estinzioni di specie animali; lo scioglimento  dei ghiacciai. Se questa è la realtà in cui viviamo, che ci porta alla catastrofe, e considerato il nuovo tempo che l’arrivo dei vaccini ci permette di vivere, la domanda che imperiosa si pone è: quale cambiamento, quale sostenibilità?

Il “cambiamento” qui inteso dal punto di vista sociale e culturale, quale motore di trasformazione sistemica, parte da due fondamentali elementi “consapevolezza” e “conoscenza” che attivano i processi insiti della “cultura” quale leva economica, motore di sviluppo, generatore di attrattività del territorio, fondamento della crescita sostenibile. La pandemia ci ha fatto capire che tutto è globale e che l’attuale sistema è insostenibile sotto diversi punti di vista, che l’antropocene -sia nel bene che nel male- siamo noi, che il tempo che ci resta non è infinito.

Il cambiamento è un bisogno, va cercato, va sviluppata la cultura utile e necessaria a consentire e stimolare l’apertura verso visioni diverse nel pensiero, nella politica, nei sistemi e progetti educativi e nella salute. Così come ha indicato Papa Francesco, bisogna “avviare processi, tracciare percorsi, allargare orizzonti, creare appartenenze. Ogni sforzo per amministrare, curare e migliorare la nostra casa comune, se vuole essere significativo, chiede di cambiare gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono la società. Senza fare questo, non farete nulla”.

Il potere! Come sostiene Foucault, “il potere non è un male in sé, ma va esercitato senza trasformarlo in dominio”. Come valutare, allora, i seguenti fatti? La ricchezza prodotta, a livello italiano, è così distribuita (lista Forbes 2019): i tre miliardari più ricchi (Giovanni Ferrero,  Leonardo Del Vecchio e Stefano Pessina)  hanno un patrimonio (37,8 miliardi di euro a fine giugno 2019) uguale a quello dei  sei milioni di persone  (10%) più povero della popolazione. Nel mondo (rapporto Oxfam giugno 2019)  2153 miliardari detengono  lo stesso  patrimonio  di 4,6 miliardi  di persone, cioè di circa il 60% della popolazione globale. Ed ancora: il 70% delle terre coltivate  è nelle mani delle poche aziende più ricche del pianeta; ogni anno 36 milioni di persone muoiono per denutrizione e carestia; il 40% di quello che viene prodotto non arriva sulla tavola; l’80% dei terreni agricoli è utilizzato per l’alimentazione animale, ma dalla carne prodotta arriva solo il 17% delle calorie che assumiamo.

Non tutti siamo eguali, perché i dati rilevano che alcuni sono più uguali degli altri! Il potere è nelle mani di poche persone e di pochi Stati che decidono come e quando vogliono, condizionando le sorti della Terra in rapporto alla loro fame di potere e di ricchezza. Poiché in un pianeta finito non è possibile una crescita infinita e poiché anche  le risorse naturali non rinnovabili  non sono infinite, la sostenibilità ecologica è dipendente dalla capacità di carico e di autoregolamentazione dei sistemi naturali: la pressione esercitata dall’uomo fa scoppiare il sistema. Abbiamo saccheggiato la nostra casa che ora è diventata ostile ed inospitale.

Oggi, più che mai, con gli occhi che ci ha aperto in forma crudele Covid-19, abbiamo bisogno di un nuovo ordine mondiale, di gruppi dirigenti comunitari e istituzionali, dello sviluppo della “cultura dell’incontro” con superamento della dominante “cultura dello scarto”. Vanno stimolati “modelli di sviluppo, di progresso e di sostenibilità in cui le persone, e specialmente gli esclusi (compresa la Terra) cessino di essere .. una presenza meramente nominale, tecnica e funzionale per diventare protagonisti della propria vita come dell’intero tessuto sociale” (Papa Francesco).

Pensare al bene comune, questo è l’imperativo categorico. Per ottenere questo obiettivo, la politica   e l’economia devono dialogare, per mettersi al servizio della vita. Bisogna sviluppare una “cultura economica” capace di eliminare le disuguaglianze, favorire lo sviluppo sociale, stimolare l’interdisciplinarità, realizzare reale cambiamento e sostenibilità, tenendo presente che da questa crisi possiamo uscirne positivamente per vivere un “tempo in cammino nuovo, creativo e solidale”.

* malgradotuttoweb.it di: 9/11/2020, 28/12/2020, 06/01/2021

1 commento

  1. Avatar

    Analisi molto vera e a 36o° del problema che ci affligge attualmente con un linguaggio comprensibile a tutti che rispecchia la profonda conoscenza e preparazione che distinguono gli articoli scritti da Antonio Liotta.
    Certo non ci porta serenità ma ci sveglia da questo torpore dove da troppo tempo viviamo.

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