“La nostra missione era (ed è) quella di portare aria fresca nel panorama culturale”

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Incontriamo Luigi Di Salvo e Daniele Anselmo, fondatori della Casa Editrice Torri del Vento“Editori si diventa e ogni giorno si impara ad esserlo”.

Luigi Di Salvo e Daniele Anselmo

Incontriamo Luigi Di Salvo e Daniele Anselmo, editori palermitani colti e indipendenti con la passione ed il fiuto per i libri di qualità. La loro Casa Editrice Torri del Vento cura con grande attenzione le copertine, i titoli dei libri e sceglie autori di grandissima levatura culturale.

Che cosa rappresenta un libro per voi?

Il libro è tante cose insieme. In primo luogo un compagno di vita che può essere fedele o infedele. Fedele quando leggendo le sue pagine trovi conforto nelle sue parole, infedele quando ti strania e ti strazia, quando sgretola le tue certezze e ti apre ad interrogativi inaspettati.

Qual è la forza di un libro?

La forza di un libro sta nelle idee che porta avanti, nelle emozioni che ti trasmette, nel bagaglio di conoscenza che contiene.

Livio Garzanti ha detto: “chi legge vale il doppio…”

Chi legge ha più possibilità di capire il mondo, leggere è un continuo confrontarsi ed espandere le proprie conoscenze.

La vostra casa editrice si chiama Torri del Vento, perché avete scelto questo nome, da che cosa nasce?

Le Torri del Vento sono strutture architettoniche che servono a rinfrescare dei grandi edifici, il nome è nato quasi per caso, la nostra missione era (ed è) quella di portare aria fresca nel panorama culturale in primo luogo isolano, ma oggi possiamo dire nazionale.

Editori si nasce o si diventa?

Editori si diventa, ogni giorno si impara ad esserlo. Noi abbiamo iniziato davvero da 0 e oggi siamo una realtà in continua crescita.

Il vostro catalogo contiene titoli splendidi e copertine curatissime. Come fate a scegliere un libro?

Scegliere titolo e copertina è una cosa davvero difficile.  Gli autori, giustamente, propongono un titolo e molto spesso propongono anche una immagine di copertina alla quale sono legati. Sui titoli decidiamo insieme agli autori, se ci piace – chiaramente- sposiamo subito la loro idea, altrimenti facciamo i compiti a casa e ci aggiorniamo dopo un paio di giorni con almeno dieci proposte. Le valutiamo insieme all’autore e infine decidiamo quella che ci sembra più appropriata all’opera.  Per le copertine invece molto spesso disattendiamo le richieste degli autori. Una casa editrice deve essere immediatamente riconoscibile e quindi le copertine devono seguire lo stile che l’editore ha scelto. Ci facciamo guidare dal nostro gusto. Ci sottopongono molti manoscritti, noi scegliamo quelli che ci sembrano più interessanti. Per alcune collane, invece, come l’agave, spesso chiediamo agli autori di sviluppare un tema che ci interessa e che sappiamo essere “nelle loro corde”.

Da che cosa nasce la vostra grande passione per i libri?

Daniele:personalmente ho avuto tanti maestri e tutti mi hanno spinto verso la lettura. Mia nonna era una grande lettrice, così come una sua cara amica che io chiamavo zia Italia che mi regalava sempre libri. Da bambino non ero un grande lettore, piuttosto preferivo che i libri mi venissero letti, ho iniziato a leggere solo al liceo, grazie ai miei professori di italiano Francesco Scrima e Angela Caruso. Loro mi hanno fatto assaporare la bellezza della lettura e mi hanno fatto capire la sua importanza nella formazione di un uomo. Per questo li ringrazierò sempre. La cosa bella è che entrambi sono diventati autori della casa editrice. Poi ho iniziato a frequentare le librerie e le librerie antiquarie e da allora la passione si è quasi trasformata in ossessione.

Luigi: i miei ricordi risalgono all’apertura del Centro di lettura di Bompietro, che aveva sede in una stanza dalla quale mi separava solo un muro divisorio. Era come avere una biblioteca in casa mia dove in verità non c’erano tanti libri. Il sabato pomeriggio ci si ritrovava al Centro di lettura per consegnare quelli presi in prestito la settimana precedente, dove la Maestra, signorina Li Vecchi, per tutti, ci chiedeva di raccontarlo brevemente. Il primo libro preso in prestito e anche letto, è stato Tartarino di Tarascona, era il 1959. Un altro incontro fortunato è stato con il prof.Domenico Portera insegnante di italiano, che oltre l’orario scolastico, magari nella piazza di Bompietro, ci intratteneva spesso con lunghe chiacchierate che alla fine conducevano sempre agli stessi argomenti, libri e scrittori. Conservo ancora il ricordo vivo e nitido del nostro ultimo incontro nella Biblioteca di Gibilmanna della quale era curatore. Poi negli anni successivi, la biblioteca comunale di Petralia Soprana, la Biblioteca americana di Palermo e Nuova presenza, sono stati i miei riferimenti per la lettura. Non potevo certo comprare molti libri, così le biblioteche sono state i miei riferimenti fondamentali.

Perché in Italia si legge così poco?

Perché nelle scuole e soprattutto nelle famiglie non passa l’idea che leggere significa migliorare se stessi e gli altri, significa essere in costante dialogo con il passato e con il presente e significa riuscire ad immaginare il futuro. Quando entro in una casa la prima cosa che faccio con lo sguardo è cercare i libri. Per capire chi è che ho di fronte. Una biblioteca, anche la più piccola, ti rivela immediatamente con chi stai parlando, più di guardarlo negli occhi. Anche nel mondo dei professionisti, che prima era un mondo “colto”, oggi non si legge più, non si comprende che la lettura ti dà una marcia in più anche nella professione perché ti aiuta a guardare i problemi da angoli diversi e a trovare soluzioni inaspettate.

Qual è il futuro del libro?

Il libro esisterà sempre, a prescindere dalla forma che esso potrà avere.

Quattro libri delle vostre collane che tutti i siciliani dovrebbero leggere.

Amiamo parimente tutti i libri che pubblichiamo, e dover decidere tra gli uni e gli altri è una cosa davvero difficile, per questa ragione segnaliamo gli ultimi  usciti. “Il principe di Lampedusa” di Salvatore Savoia, una nuova biografia di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, scritta sulla base di molti documenti inediti; “La compagna Lilla” di Gualtiero Siragusa, un romanzo delicato ed avvincente, su una donna semianalfabeta ma dal grande cuore; Questioni di Ali di Rosamarie Tasca D’Almerita, un romanzo alla ricerca di se stessi e Chiacchiere da Bar di Francesco Massaro … un libro di cui parlare…

Chi ha paura degli scrittori?

Mi piacerebbe che qualcuno avesse paura degli scrittori, non mi sembra che oggi qualcuno possa averne più paura, sono passati i tempi in cui la penna poteva ferire più della spada.

Qualcuno ha scritto che il mestiere dello scrittore è il mestiere del ladro, che ne pensate?

E’ una affermazione profondamente vera, lo scrittore ruba ovunque, ruba ai suoi autori di riferimento, ruba alla vita delle persone che gli stanno accanto, ruba dalla sua stessa vita. Una volta si è presentata in casa editrice una ragazza con un breve manoscritto. Lo abbiamo letto e a dire il vero non era affatto male, una scrittura che per certi versi affabulava, dove venivano usati anche termini strani e desueti. Le abbiamo chiesto quali fossero i suoi riferimenti letterari, se ad esempio avesse letto Bufalino. La risposta è stata spiazzante… no, non amo leggere… non  voglio farmi influenzare. … Ci sarebbe molto da discutere su tutti quelli che scrivono tanto ma non leggono nulla. Penso siano davvero in troppi.

Non è Dio che ha creato il mondo ma i libri…

Non sappiamo se si possa fare una affermazione del genere, sicuramente nelle principali religioni monoteistiche Dio parla all’uomo attraverso un libro, nel cristianesimo parla attraverso “le tavole della legge” che nelle rappresentazioni classiche hanno la forma di un libro, anche se composto di sole due pagine. E la Bibbia ci parla di Dio. Nell’Islam il Corano è stato dettato da Dio a Maometto, ecc.

E’ vero che i librai sono l’ultima coscienza critica nel nostro Paese?

Ho conosciuto tanti tipi di librai, alcuni effettivamente sono la coscienza critica del paese, altri sono dei semplici mestieranti. Fortunatamente a Palermo, i pochi librai che restano sono sicuramente una grande risorsa per la città e per il paese.

Qual è il vostro rapporto con Palermo?

Daniele: sono rimasto a Palermo per scelta, amavo profondamente la città, la trovavo fonte di ispirazione. Oggi la città è cambiata o forse sono cambiato io, ma non la trovo più affascinate come un tempo.

Luigi: per me, nato in provincia, Palermo è stata la culla del mio percorso di studi, professionale e umano. Amata, ma anche criticata, rimane un punto fermo nella mia vita, nonostante le grandi contraddizioni che la caratterizzano.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Per il cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci abbiamo in uscita un libro che farà molto parlare di se e che rivoluzionerà la figura di Leonardo. Una scoperta sensazionale… Leonardo scrittore. Di più non possiamo dire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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