La “mia” Racalmuto. Un posto speciale

di | 14 Ott 21

Lo scrittore e giornalista Salvo Toscano ricorda le sue visite nella Regalpetra del Maestro. “Una Sicilia al cubo che tutti dovrebbero sperimentare una volta nella vita”.

Racalmuto (Foto di Pietro Tulumello)

Racalmuto è davvero un paese straordinario. Oltre al circolo e al teatro, che richiamava un tempo le compagnie più in voga, di Racalmuto amo la vita quotidiana, che ha una dimensione un po’ folle. La gente è molto intelligente, tutti sono come personaggi in cerca d’autore”.

Questa frase di Leonardo Sciascia mi venne ricordata dal mio anfitrione in una delle mie prime visite nella Regalpetra del Maestro. A cui ne seguirono altre, tutte sempre molto gustose. Negli anni ho maturato verso Racalmuto una sorta di familiarità e al mio amore ai limiti dell’idolatria verso Leonardo Sciascia progressivamente si sono aggiunte altre buone ragioni per amare il paese. Soprattutto perché in talune lunghissime e allegre serate estive ho potuto fare esperienza di quella “dimensione un po’ folle”, meravigliosamente e amabilmente folle, dei racalmutesi “personaggi in cerca d’autore”. E devo dire che quanto mai illuminante per me è stata l’esperienza del “Cilio”, per la festa della Madonna del Monte, a cui mi ha introdotto il mio amico Gaetano Savatteri. Che illustrandomi preventivamente in cosa consisteva la sfida de “li burgisi” mi anticipò che a lui piaceva guardarla da vicino. E sia, non esitai a rispondere, se dobbiamo vederla, vediamola ordunque da vicino. Non avevo bene prefigurato il concetto di “vicino” per come interpretato, con quella straordinaria vena racalmutese, dal mio amico e collega.

Fu così che, in effetti, in mezzo a una gran folla entusiasta, appiccicato a quel gran pezzo di scrittore che è il suddetto Savatteri, mi vidi piombare addosso a tutta velocità un camioncino che mi puntava deciso. Devo confessare che per un secondo buono immaginai che ci avrei lasciato le penne e la cosa mi parve, curioso ripensarci adesso, persino divertente. Poi il trabiccolo che portava il “cilio” piantò freni a circa una quarantina di centimetri da me. E lì partì la rapida baraonda della contesa per accaparrarsi il trofeo.

Era lo spirito di Racalmuto, avrei imparato quella sera. E in altre sere. Nel vedere arrampicarsi i cavalli su per la scalinata, con le scintille tra gli zoccoli e i gradini. Nel tirar tardi ascoltando vecchie storie di Al Pacino che gioca a scacchi in un locale notturno palermitano bazzicato da cabarettisti. Nell’ammirare lo spettacolo dei fuochi d’artificio, “da vicino” ovviamente (e sì, anche in quel caso c’era lo zampino di Savatteri), tanto da non sentire quasi più niente per un pezzo. O nel tirar tardi, tardissimo, al tavolino di un bar, chiacchierando con un simpatico signore locale che ti ricostruisce con perizia una biografia musical-sentimentale dei Pooh col trasporto con cui Dante avrebbe parlato di Beatrice, il tutto fra le due e le tre di notte.

È questa la “mia” Racalmuto, quella delle chiese, della salsiccia buona, del fresco in campagna alla Noce dal mio amico Felice Cavallaro. Un posto speciale. Folle e intelligente. Una Sicilia al cubo che tutti dovrebbero sperimentare una volta nella vita.

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Da Malgrado tutto (Edizione speciale del luglio 2020)

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