La mia Egnatia. Un viaggio in automobile da Agrigento a Istanbul

|




Diario di un viaggio attraverso i Balcani e per una delle più antiche vie, il prolungamento verso oriente della Via Appia. Capitolo 1

 

  1. Ideazione e partenza

La via Egnatia costituiva il naturale prolungamento della più antica delle vie consolari romane, la via Appia, verso le provincie balcaniche: con la via Appia da Roma, passando per Capua, si raggiungeva Brindisi e poi, attraversato l’Adriatico, via terra e costeggiando l’Egeo settentrionale si arrivava fino a Costantinopoli.

La fece costruire il proconsole della Macedonia Gaio Ignazio nella seconda metà del secondo secolo avanti Cristo, esiste ancora e ancora oggi, seppure nelle varie lingue delle nazioni che attraversa, porta il nome di chi la volle, come Rruga Egnatia in Albania o Egnatia Odos in Grecia; in tre cose sottovalutate dai greci, i romani posero particolare cura, ci ricorda Strabone: l’apertura di strade, la costruzione di acquedotti, la realizzazione di cloache. Se l’immaginava Gaio Ignazio che quella strada avrebbe portato il suo nome fino ai nostri giorni?

Un desiderio mio e di Caterina, sempre avuto e, vuoi per una ragione, vuoi per un’altra, mai appagato, è stato quello di visitare Istanbul; perché non farlo percorrendo la via Egnatia? Perché non farlo visitando se non tutte, almeno alcune, delle tappe importanti di quella via? Impegnativo? Forse sì, ma certamente non impossibile, se lo si è fatto fin dal secondo secolo avanti Cristo e coi mezzi di allora. È solo una questione di tempo, ci siamo detti; del resto noi, da ex camperisti, ne abbiamo fatti di lunghi viaggi itineranti, come quello che ci portò ad esplorare il Portogallo, da nord a sud e poi ancora da sud a nord, attraverso tutta l’Italia, il sud della Francia, un pezzetto di Spagna e infine tutto il Portogallo da Bragança a Faro e da Faro a Braga; senza dire dei vari giri di Germania e di Francia e di tutta l’Olanda.

Allora viaggiavamo con tutta la famiglia, con tutti i nostri cinque figli e con la nostra casa su ruote.

Ci siamo fatti vecchi, io e Caterina; sono diventati adulti i nostri cinque figli e non abbiamo più quel bellissimo villino su ruote, che era davvero piccolo, minuscolo, ma che aveva intorno un giardino grandissimo che era il mondo intero; e però, ci siamo detti, possiamo ancora tentare di fare un viaggio di scoperte con un pizzico d’avventura, guidati dalle immancabili preziose indicazioni del Touring club, con le sue carte stradali e le sue guide verdi e, oggi, in più quell’inesauribile fonte di informazioni che è l’Internet.

Per caso, nell’agosto scorso Caterina s’imbatté in un articolo che parlava della rivalutazione della via Egnatia vista come una sorta di pellegrinaggio laico, e questo sollecitò la nostra curiosità e risvegliò il desiderio di visitare Istanbul; lo proponemmo ai nostri figli e accettarono Salvatore e Margherita col suo ragazzo, Claudio. Purtroppo gli altri tre e i loro rispettivi compagni per ragioni di lavoro e per altre ragioni personali non poterono: sarebbe stata una bella carovana.

Cominciai a progettare questo viaggio e volutamente mi fermai alle prime tre tappe, una in Puglia, il traghetto per Durazzo, Elbasan e Ocrida, in maniera da potere “aggiustare” il tiro mano a mano che il viaggio si sarebbe svolto.

La fortuna di questo viaggio fu che Erdogan cominciò a guerreggiare contro i Curdi dopo che avevo già comprato i biglietti dei traghetti per e da Durazzo e che avevo già prenotato e pagato gli appartamenti delle prime tappe; dunque mi sentii quasi obbligato a farlo; se non fosse stato così, non certo per paura di una guerra assai lontana da Istanbul ma per non contribuire a finanziare la sua guerra, avrei cambiato destinazione.

Così siamo partiti di domenica, il 10 novembre verso le nove del mattino con due automobili: una per giovani e fumatori, la Grand Vitara di Margherita, e una per anziani senza il vizio, la mia Subaru Outback.

Sempre bellissima e sempre sorprendente la costa da Catania a Messina, bellissimo il vedere la costa del continente dall’altra parte del mare, attraversare quest’ultimo col traghetto, quello che avremo preso un migliaio di volte nella vita e che pure rappresenta sempre, almeno per me, una bella esperienza: sgranchirsi le gambe dopo un viaggio che seppure all’inizio e già lungo, mangiare un panino, bere un caffè, ammirare le due coste e il mare dello stretto.

Il tempo si fa un po’ brutto nei pressi di Cosenza e pioviggina un po’, ma la nuova A2, quella che ora si chiama Autostrada del Mediterraneo, non è più la vecchia scassata A3, la vecchia Salerno-Reggio Calabria, senza neanche la corsia d’emergenza è davvero nuova e diversa e non ci sono problemi.

Arriviamo a Martina Franca, dove abbiamo affittato il primo appartamento, che è già buio; non è tardi, ma è buio –del resto è novembre!

Avvertiamo la padrona di casa, Mimma, quando stiamo per arrivare e lei si fa trovare davanti casa ad attenderci; la casa è una villetta unifamiliare vicino a quella in cui vivono i suoi genitori e un po’ più discosta, quella in cui vive lei con la sua famiglia; siamo in campagna, fuori Martina Franca, in un reticolo di strade che hanno l’aria di essere vie di penetrazione rurale.

Mimma è un’ospite perfetta, e con spirito d’accoglienza assolutamente meridionale, ci fa trovare delle orecchiette, una bottiglia di vino e una d’olio della sua campagna, una bottiglia di salsa di pomodoro fatta dalla sua mamma, dei rosoli fatti in casa, dei tarallini… decidiamo di restare in casa, di cenare con queste cose e rinviare ogni cosa al giorno successivo…

Continua

Altri articoli della stessa

5 Responses to La mia Egnatia. Un viaggio in automobile da Agrigento a Istanbul

  1. Elio Rispondi

    11/12/2019 a 15:22

    Avvincente Vincenzo aspetto il prosieguo di questa vostra “avventura”

  2. Zino Pecoraro Rispondi

    11/12/2019 a 19:27

    Letteratura on the road

  3. Susy Rispondi

    11/12/2019 a 20:09

    Non vedo l’ora di leggere il prosieguo, mi sembra un viaggio avvincente

  4. maria barbagallo Rispondi

    13/12/2019 a 11:21

    Mi interessa molto, aspetto la seconda puntata

  5. Bruno Carenz Rispondi

    31/12/2019 a 8:07

    Sono stato ad Istanbul in aereo, ma mi son perso tutte le esperienze dirette che avete vissuto. Narrazione interessante, voglio seguirla! Ciao Vicè!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *