“La mia anima è completamente colma dei colori della Sicilia”

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Incontriamo a Realmonte, dove vive “felicemente”, Giovanni Proietto, “pittore colorista Pop”. “La mia narrazione pittorica nasce dal mio vivere quotidiano, dai luoghi che mi circondano e dalla mia proverbiale felicità…La morte? La prenderò per mano e le palperò il sedere. La immagino come la più seducente delle donne mai viste…”

Giovanni Proietto

A Realmonte, alla mostra fotografica di Angelo Pitrone, e alla presenza di molti fotografi provenienti da ogni parte della Sicilia, incontriamo Giovanni Proietto un pittore, un organizzatore di eventi culturali, un sognatore del nostro tempo. Proietto è  nato ad Hannover nel 1971, ma preferisce dire che è nato in Sicilia. Ha iniziato la sua ricerca pittorica ad Alessandria della Rocca, dove ho organizzato diverse mostre collettive, motivo di incontro con molti artisti. Ha studiato, in età matura, al liceo artistico e in seguito all’Accademia di Belle Arti. Si definisce un pittore colorista dai connotati Pop – Espressionistici. I suoi dipinti fanno parte di diverse collezioni private e pubbliche. Con la collaborazione della Casa San Calogero, Opera Don Guanella di Naro, il fotografo Angelo Pitrone e i pittori Gianni e Simone Provenzano ha ideato un laboratorio per i malati di Alzheimer ed ha realizzato una relativa mostra con gli elaborati “Il colore di un sorriso”. Proietto vive “felicemente” e lavora a Realmonte.

Chi è un pittore colorista pop alle soglie del terzo millennio?

Un pittore colorista di questo nostro tempo sicuramente è colui il quale riesce a dare con le sue tinte forti l’immagine di questa realtà già esagerata di suo. Per certi versi e facilitato da questa condizione, appunto esasperata ed esasperante che viviamo, del resto non saprei dipingere diversamente.

Quando ha inizio la tua avventura nel mondo dell’arte?

Sin da piccolo cercavo solo colori, pensa che non ho mai voluto una bicicletta, chiedevo solo carta e matite, e con la cera della provola modellavo cavallucci e pupazzetti, che mia nonna orgogliosa mostrava a tutto il vicinato, tanto che tutto il quartiere mi metteva da parte la cera. La svolta decisiva avvenne in quarta elementare, quando la mia insegnante mi portò in classe una cassetta di colori chiedendomi di illustrare le avventure di Pinocchio per l’inaugurazione della nuova scuola, che è stata intitolata a Carlo Collodi. Da lì in avanti il mio destino era segnato, dovevo ad ogni costo fare il pittore.

Perché utilizzi dei colori così forti?

La mia tavolozza ha poche ombre, spesso dico che dipingo luce su luce. Chi meglio dei colori nelle loro tinte accese e fortemente contrastanti, quasi in guerra tra loro, possono restituire la mediterraneità che trabocca nella mia narrazione pittorica che nasce dal mio vivere quotidiano, dai luoghi che mi circondano e dalla mia proverbiale felicità, ecco un piccolo aneddoto: “racconto agli amici che a tre anni un medico mi somministrò in via sperimentale il vaccino della felicità, sarà stato un preparato che includeva tra i suoi “ingredienti” molti colori, ebbene ha funzionato, e rincontrandolo a 48 anni, dopo aver fatto un controllo dei marcatori, mi ha tranquillizzato rassicurandomi che per i prossimi 48 non c’è alcun bisogno di richiamo”.

Disegno di Giovanni Proietto per il libro il giardino dei limoni

Quali sono i materiali che usi di frequente?

Forse è più facile dirti quelli che non uso, oltre alle mie tinte accese, prediligo la materia, quindi dipingo su qualsiasi cosa e con qualsiasi cosa, carte riciclate di ogni origine, tessuti, tavole anch’esse riciclate, gadget vari e di tutti i colori da me conosciuti. Amo molto le tecniche miste, mescolo la materia con i colori alla ricerca della mia “pietra filosofale” o se preferisci la mia “opera filosofale”, amo ancora meravigliarmi del risultato di ciò che può scaturire dalle mie sperimentazioni.

Cos’è cosa per te il concetto di materia?

Ecco, la materia per me è quella cosa che già incominci a “toccare” con gli occhi, che ti permette di dipingere e modellare allo stesso tempo, e di nascondere tra le sue pieghe, le sue rughe e i suoi spessori tutte le sensazioni e i sentimenti da decodificare. E’ un pensiero che prende forma, peso e volume.

A che età hai realizzato il tuo primo disegno?

Andavo all’asilo, mio padre faceva il fabbro e il maniscalco, ed io piccolissimo amavo disegnare i cavalli, i muli, gli asini e quant’altro comprendevano queste “carovane”. Sicuramente ricorderai i contadini che andavano in campagna a dorso di mulo con a traino la capretta e il cane. A fine serata ricordo mio padre che guardando i miei disegni mi disse con un sorriso, dammi un po’ questa matita, anch’io voglio disegnare “u Sceccu”, e poi a ridere fino all’ora di andare a nanna. Un altro tenero ricordo che ho di mio padre è quando con del fil di ferro mi faceva i giochini, tipo “cuore incatenato” e tutte le sue varianti. Il giochino consiste in un catenaccio con un asse centrale e un cuore, che attraverso quest’asse con un gesto veloce delle mani, permette al cuore di rimanere prigioniero e di liberarsi, come un gioco di prestigio da lasciare stupefatti i compagni di gioco.

Che significato hanno per te gli antichi mestieri?

Sono cresciuto come ti dicevo nella bottega di mio padre fabbro, di fronte c’era “lu zu Angilu” calzolaio, più in alto “mastru Ciccinu” falegname, mio nonno impagliava sedie, e il marito di “la za Maranna”, di cui non ricordo il nome, intrecciava ceste di vimini, il creare dal nulla cose che erano tangibili e utili alla quotidianità, mi sembrava un prodigio da mago, ecco anche questa voglia di fare tipica dell’artigianato, sicuramente mi ha incoraggiato ad intraprendere l’avventura di essere l’artigiano del colore, un pittore.

Puoi dirmi qualche curiosità sui tuoi quadri?

Un amico che frequenta il mio studio un giorno mi ha detto: “quando entro qui sono felice, mi sembra di assistere a un fragoroso e lucente gioco d’artificio. Un bambinetto ritornando a visitare la mia mostra, indicandomi uno dei miei quadri disse: “questo tuo quadro è bellissimo, oggi a scuola l’ho copiato uguale uguale. Un signore anziano davanti a una mia marina si espresse così: “stu mari è accussì bellu ca mi ci facissi lu bagnu”! E mi fermo qui.

Perché rappresenti le donne in maniera così Rubensiana, come direbbe Andrea Camilleri?

Amo pensare alla donna normale, non il prototipo da rivista patinata, la donna che è eros, mamma e dea, la donna mediterranea, prosperosa. E infine le forme abbondanti come ogni cosa rispondono alle leggi della fisica, creando inediti e improbabili volumi.

Giovanni Proietto “Fimmina Mitologica”

Nella tua anima ci sono i colori della Sicilia…

La mia anima è completamente colma dei colori della Sicilia, tanto da non avere spazio per altri, del resto è qui che vivo, e questo dipingo, senza il bisogno di ricolorare diversamente ciò che è.

Ma quali sono i colori della Sicilia?

Semplice tutti. I blu del mare, le terre e i gialli dei campi riarsi, gli azzurri dei cieli, i rossi dei tramonti e dei campi di sulla, i colori dell’anima di chi vive qui senza rimpianti, ma con la piena consapevolezza, una tavolozza di colori accesi e brillanti, che a volte possono sembrare surreali a chi non conosce questi luoghi.

A Realmonte hai organizzato un centro culturale che richiama artisti da ogni parte d’Italia…

Nel 2012 ho intrapreso questa fantastica avventura, era maggio è nasceva l’associazione “A Sud Arte contemporanea”. Devo dire che ho avuto il privilegio di avere dei sostenitori e collaboratori entusiasti e instancabili, come il mio amico e gallerista Nicola Bravo, l’inesauribile complice di tante iniziative il fotografo Angelo Pitrone, gli eccellenti pittori Gianni Provenzano, Tano Di Mora, Giuseppe Agozzino,  Juan Esperanza, Pippo Rizzo, Mario Amari, Nicolò D’alessandro, Guido Baragli, l’amico poeta Francesco Riggio, i musicisti Ezio Noto, Mauro Cottone, Sandra Sciarratta, Lillo Marino e il suo gruppo, i fotografi Giuseppe Cuttitta, Gaetano Siracusa, Renzo Bertasi, gli scultori Lorenzo Reina, Giuseppe Agnello, Silvie Clavel, Stefano Gallitano. E  fermo qui la lista che altrimenti sarebbe interminabile, chiedo scusa a chi non ho citato, e poi mia moglie, che mi ha sostenuto in tutti questi anni. Da allora innumerevoli iniziative hanno fatto si, che questo posto diventasse centro di aggregazione per chi crede ancora nell’arte e nella cultura, crogiolo di nuove idee e di tante avventure.

Disegno di Giovanni Proietto dal titolo “Crucifiggilu”, per un relitto trovato a Capo Rossello

Sicilia terra di Santi e diavoli. Come convivono insieme?

Dici bene terra di diavoli e Santi, come dice Pirandello ognuno di noi ha tre corde “la seria, la civile, la pazza”, quindi devo dedurre che in pieno spirito di integrazione i diavoli e i Santi e qualcos’altro ancora convivono, in una prolifica e straordinaria dialettica che ci rende unici, ogni Santo ha il suo diavolo, come ogni diavolo ha il suo Santo e ambedue hanno qualcos’altro…

Com’è cambiata la Sicilia con l’avvento dei social, soprattutto come sono cambiati i piccoli paesi della provincia?

I social, proprio per la loro potenza di raggiungere ogni angolo recondito hanno modificato il mondo e noi non ne siamo immuni, ma devo dire che non tutto è negativo, se da un conto ci si lamenta di come si tenda a rapporti virtuali, dall’altro c’è una gran voglia di contatto e di comunicazione reale, che ancora nella mia generazione e spero anche nelle prossime, non ha soppiantato del tutto i rapporti personali. La vedo buia, speriamo bene, non saremo di certo noi ad abdicare alla rete.

Parliamo di una tua passione giovanile: la banda musicale

La banda è stata una parentesi entusiasmante degli anni della mia gioventù, mi ha permesso di conoscere meglio questa nostra Sicilia, i suoi Santi, i suoi diavoli (vedi Pasqua a Prizzi), le sue tradizioni, e lo spirito allegro, ospitale e festaiolo di questa nostra gente. Ho suonato per anni con passione il filicorno baritono, quello che volgarmente viene chiamato bombardino, curando la voce dei canti e controcanti baritonali. Sono stato anche il capo della banda di Alessandria della Rocca, non smettendo mai di essere un pittore. Anche la musica in generale è anch’essa una varietà infinita di colori.

Quando in paese arriva la banda arriva la festa e tutto si trasforma. Ma cosa accadde quel giorno a Villafranca Sicula alla statua di San Michele Arcangelo?

Mi trovavo a suonare a Villafranca Sicula nei primi giorni di Agosto per la festa principale che è la Madonna del Mirto, per onorare la Madonna e le due fazioni religiose: I “sammichilara”  e i “sangiuvannara” al suono delle corrispettive “rigattiate”, marcette molto allegre e coinvolgenti. Il momento clou della festa è quando le due fazioni si sfidano correndo e ballando con le vare su e giù per la piazza. Ora, avvenne che durante una di queste corse dalla statua di San Michele Arcangelo si staccò la spada finendo sulla testa di uno dei portatori, spaccandogliela. Il sangue misto alle grida di quell’uomo catturarono l’attenzione del resto della truppa che si fermò. Lo presero mani e piedi e lo misero sul marciapiede sentenziando: “Appi a fari qualchi mala parti a lu Santu” e gridando alla banda: maestro musica. Così tutti ritornarono a correre e ballare come diavoli scatenati brandendo a turno la spada del Santo…

Qual è il tuo scrittore ed il tuo fotografo di riferimento?

Amo molto i sud Americani, Marquez, Sepulveda, Borges, Allende, ma anche i nostri Bufalino, Pirandello, Sciascia, sarebbe difficile sceglierne uno. Il mio fotografo di riferimento, come avevo anticipato è sicuramente Angelo Pitrone, il suo proverbiale rigore, il suo senso critico, e la sua determinazione di fare, sono stati gli alleati leali e indispensabili per le mie “follie”.

Giovanni Proietto con Angelo Pitrone

Che sensazioni ti dà il mare, la magia della Scala dei turchi che vivi ogni giorno?

Vivere in questi posti è un privilegio, è questa la luce abbagliante che cerco nei miei colori, io  so che sono originari dall’interno della nostra provincia, Agrigento,  so bene che ho vissuto per anni sotto l’ombra dei monti Sicani, sono felicemente naufrago a Realmonte, “e il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Che cos’è l’arte contemporanea per te?

L’arte quando è stata, ed è tale, è sempre stata contemporanea. L’arte è contemporanea quando parla il linguaggio del suo tempo e narra i suoi luoghi, i suoi fatti e l’emozioni che li pervadono. Come dice sempre l’amico mio Nicola Bravo, ci sono solo due modi di accostarsi all’arte, o con la verità o con la bugia, la scelta per me è scontata. Infine è la somma di tutte le esperienze che ci hanno preceduto, non si può fare arte senza conoscenza.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Tanti, svariati, che parlano, di pittura, scultura, musica, poesia, sicilianità, ma il mio sogno costante e quello che questo posto che ho tirato su, A Sud Arte contemporanea sia sempre più la casa delle arti e di chi ancora ci crede.

Giovanni Proietto con Andrea Camilleri

L’artista morirà felice o pieno di rimpianti?

Personalmente morirò felice, come del resto vivo. Ne ho la certezza, magari non sarò riuscito a fare tutto ciò che volevo, ma di certo non avrò rimpianti, a chi rimane lascerò piacevolmente il testimone. Dico che, senza fretta quando verrà il mio turno, prenderò la morte per mano e le palperò il sedere, la immagino come la più seducente delle donne mai viste.

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