La leggerezza del rischio

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Ricordi. Quel gioco che facevamo da bambini

Annamaria Tedesco

Più volte abbiamo tentato d’ammazzarci a testa bassa, buttandoci dall’alto. Era un gioco che facevamo da bambini, nella mia stanza, quando non c’era nessuno a farci da guardia, i vecchi distratti. Bisognava saltare dall’armadio al letto, ma ci sembrava troppo facile; allora un pomeriggio mettemmo il materasso a terra, anche quello fu inutile, era solo un po’ più divertente. Nessuno superava l’altro. Che razza di sfida era? Per questo il più grande, sicuro di vincere propose di toglierlo del tutto e buttarci a terra. Nessuna esitazione. Ovviamente lui andò per primo, leggero e flessibile saltò con noncuranza. Io e il piccolo in basso immobili come soldati.

-Tocca a te !

Mi arrampicai sull’armadio, ma avevo paura a lanciarmi in piedi, mi sedetti ,( in fondo non avevamo specificato, non stavo barando) il pavimento non era poi così lontano, sapevo che dovevo restare morbida, piegare leggermente le gambe all’impatto e in questo modo mi lasciai andare; riuscii ad ammortizzare il colpo ,manco fossi una ginnasta consumata, poi rotolai su me stessa ridente e libera. Anche il piccolo volò giù e fu lo stesso.

A quel tempo bastava l’abbracciarsi di uno sguardo, che l’uno e l’altro mutava in feroce impazienza , per partire impavidi in viaggi di coraggio oltre la porta, per mare , in campagna , altrove. Non conoscevamo la morte ne la prudenza , che reali arrivarono lungo la strada che guarda il mare, compagne di una falsa primavera di vecchiaia, avviluppandoci in giorni e giorni bugiardi. Me ne stupii presto però, guardando ai miei figli , e ai loro stessi giochi che meravigliosamente emersero per unione di desiderio.

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