La guerra del Monte

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Giochi di potere di tre secoli fa dietro la costruzione del santuario di Racalmuto.

La chiesa del Monte vista da una terrazza del centro storico

La chiesa del Monte vista da una terrazza del centro storico

Se è vero, come raccontano le antiche carte, che già nel 1543 a Racalmuto una piccola chiesetta portava il nome di Santa Maria di lu Munti, è ancor  più vera la vicenda legata alla costruzione della grande chiesa dedicata alla Madonna col Bambino. Una vicenda che sa di antichi giochi di potere.

Quando il 14 agosto del 1736 fu posta la prima pietra della nuova costruzione, alla quale parteciparono in massa i racalmutesi da sempre legati alla figura marmorea del Gagini, nessuno si sarebbe aspettato che qualcuno, ad un certo punto, avrebbe tentato di bloccare i lavori.

E sicuramente non se l’aspettava Don Pietro Signorino, il benefattore che ha innalzato il grande monumento. Perché pare – grazie ad un documento ritrovato a suo tempo da monsignor Domenico De Gregorio, poi ripreso dal professor Giuseppe Nalbone – che alcuni anni dopo l’inizio dei lavori qualcuno si oppose. Ed esattamente nel 1742.

A cantiere aperto, infatti, il buon Padre Signorino ha affrontato non poche difficoltà.

Nel piano della collinetta detta del Monte, di proprietà dei signori locali, nel luogo dove prima sorgeva la piccola chiesetta, si svolgeva già in quegli anni una fiera “solita farsi ogni anno, nella solennità della miracolosissima immagine”. Una fiera con molte baracche – e da qui probabilmente paese di “baraccara” e non “paraccara” – che, con la costruzione della chiesa, doveva spostarsi. E dunque la minaccia: “insorta, una manifesta emulazione, forse da persone malcontente”.

Persone che si rivolgono subito al procuratore del vicino convento delle clarisse “col pretesto di voler detto monastero innalzare un dormitorio in detta pianura”.

Il procuratore, forse minacciato, fa addirittura – sempre dai documenti – “dare principio li fossati per piantare li fondamenti. Ed ecco il tumulto, la rivolta dei racalmutesi che per la gran devozione tengono alla Gran Signora del Monte: con violenza hanno i popolari andato (sic) volentieri (di loro iniziativa) a coprire di terra detti fossati… da questa parte, detta pianura e quella ingrandita a proprie spese dal detto di Signorino, per il luogo di detta fiera principale, fosse adesso spogliata dal monastero che campa di elemosina… senza avere capitale di poter fare l’asserto dormitorio”.

Insomma questa chiesa “non s’ha da fare” secondo i vicini, secondo i proprietari terrieri e con la complicità dei vertici, uomini di Chiesa, del convento di Santa Chiara. Ma da Girgenti, dai palazzi della Curia, c’è chi segue con interesse le vicende di Racalmuto. Lo stesso vescovo Lorenzo Gioeni interviene grazie al fratello Pietro, futuro vescovo di Assur, in quel periodo vicario generale del fratello. Il quale scrive, il 16 giugno del 1742 al vicario foraneo di Racalmuto, chiedendo di intervenire con il procuratore del convento per far bloccare la costruzione del dormitorio: “…per esecuzione della quale vi diciamo e ordiniamo che, al ricevere delle presenti, vogliate impedire al procuratore di detto ven. monastero ed operarli di fare il suddetto dormitorio nella riferita pianura propria della cennata venerabile chiesa del Monte e se cosa avverrà la parte in contrario, comparisca avanti a noi che li sarà fatto celere complimento di giustizia”.

Il dormitorio dunque fu bloccato. Don Pietro Signorino continuò la sua operaper maggiormente ingrandire e rendere proporzionata e spaciosa, in detta pianura, a spese proprie ha comprato molte case quelle ha fatto demolire per lo che se ne ricava il maggior comodo ed utile d’essa chiesa per qualunque ne può percepire dà luoghi (cioè le baracche) della fiera ed il decoro di quella terra”.

Riuscì ad ottenere il via libera dal vescovo Gioeni in persona (che mandò anche ispettori da Girgenti). La grande chiesa del Monte viene completata dopo dieci anni di lavoro.

E nel 1747 Padre Signorino, prima di morire, riesce a vedere l’opera completa, anche se al suo interno rimane rustica e senza né gli attuali decori, né il grande altare ligneo che sarà costruito nel 1777.

Ma in quell’occasione la venerazione dimostrata dalla gente di Racalmuto che insorse per difendere i pilastri della chiesa dimostra quanto legame ci sia stato alla statua della Madonna del Monte. La battaglia la vinse il popolo con a fianco Padre Signorino. E la devozione per questo luogo continua da allora. E non solo nei giorni della festa.

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