La forza della tradizione culinaria racalmutese. Oggi la presentazione del Menù Sciasciano

da | 9 Ago 21

Racalmuto. L’iniziativa è promossa dall’Associazione “Food and Beverage,” per veicolare anche attraverso i piatti tipici del paese il nome di Leonardo Sciascia

Cucina racalmutese: Coniglio ala cacciatora (Foto di Pietro Tulumello)

Oggi a Racalmuto, a cura dell’associazione “Food and Beverage”, che mette assieme da un anno diverse attività del territorio, verrà presentato il Menù Sciasciano. Lodevole iniziativa per una comunità che da decenni tenta di far veicolare, anche attraverso i piatti tipici del paese, il nome di Leonardo Sciascia.

Lodevole iniziativa già dal fatto che una ventina tra bar, pasticcerie e ristoranti dialoghino tra loro, uniscano le forze, per migliorare l’offerta a tutti coloro che passano da Racalmuto attratti dalla sua storia e, naturalmente, da Sciascia. Vero è anche che del Menù Sciasciano si parla da anni, consolidato esattamente nel 2015 quando Salvatore Vullo presentò, durante i festeggiamenti della Madonna del Monte, il suo libro “Di terra e di cibo” edito da Salvatore Sciascia, uno dei primi – se non il primo – ad elencare i piatti di cui lo scrittore aveva parlato in opere come “Il giorno della civetta”, “Occhio di capra” e ancor prima in quella rivista, ormai introvabile, che era “L’Apollo buongustaio”.

In quel libro Vullo analizza, intanto, la profonda conoscenza di Leonardo Sciascia per le cose siciliane, compresi cibi tipici di ogni provincia, mettendo una raccolta di ricette citate nelle varie opere. Piatti che lo stesso Sciascia, come raccontano tutti coloro che lo hanno conosciuto bene, amava cucinare: “Un buon piatto – diceva – è come un buon libro: bisogna saperlo cucinare bene”.

Ed è questa la lezione sciasciana che va presa così com’è: cucinare e presentare bene un piatto che già appartiene alla storia e alla tradizione gastronomica del paese. Lu pitaggiu, il coniglio alla cacciatora de Il contesto, il baccalà fritto, la pasta con le verdure selvatiche – li busuluchi, verdura amara che lui stesso raccoglieva in campagna – gli spaghetti al pomodoro odorosi di basilico, la frittata di asparagi, il castrato e la salsiccia nostrana, sono tutti piatti della nostra tradizione contadina, come ci racconta anche Lillo Alaimo Di Loro nel suo recente libro “Le ragioni del cibo”, evidenziando l’importanza dell’utilizzo dei prodotti biologici che ancor oggi troviamo nei produttori delle zona. Il fatto che Sciascia li abbia ripresi in tante pagine dei suoi libri rafforzano sicuramente il tentativo di trasformarli in piatti per viaggiatori e turisti. Esperimento ben riuscito negli ultimi dieci anni, sin dall’aprile del 2017, quando gli “Amici di Sciascia”, riunendosi per la prima volta a Racalmuto, hanno chiesto di presentare agli innumerevoli ospiti giunti nel paese dello scrittore, i piatti che lui ha amato e descritto. Così come ha fatto e continua a fare la “Strada degli scrittori”, promuovendo ai viaggiatori in visita a Racalmuto questo menù semplice fatto con i prodotti della nostra terra.

Un percorso virtuoso, quindi, iniziato diversi anni fa e ora ufficializzato dall’associazione che riunisce i ristoratori di Racalmuto che hanno poco da aggiungere ai piatti che già avevano in menù. Perché la “stigliola racalmutese”, di cui aveva già scritto negli anni Settanta persino Luigi Veronelli, appartiene, prima che a Sciascia, al raffinato palato dei racalmutesi. E come tale lo scrittore non poteva che presentare, alla sua tavola, da cuoco raffinato qual era, i nostri cibi, i nostri piatti.

Cucina racalmutese: Frittata di asparagi (Foto di Lillo Sardo)

È la forza della tradizione culinaria racalmutese che va fatta emergere nel racconto del menù sciasciano. Sicuramente nessuno verrà a chiedere a Racalmuto l’aragosta che trovi nelle località di mare. Qui, se vuoi vendere pesce, devi presentare sarde e baccalà. È la straordinaria storia della cucina dei contadini e degli zolfatari che occorre saper raccontare e vendere bene.

Al richiamo per i turisti, infatti, bisognerebbe aggiungere anche quelle particolarità perse della tradizione. Come quel piatto che a Racalmuto ancora aleggia nel mito, le “sarde allo zolfo”. Un locale ben attrezzato che presenta questa specialità nostrana non attirerebbe gente da ogni luogo? Ve l’immaginate una sera a Racalmuto, nel paese di Leonardo Sciascia, gustare le sarde all’odore dello zolfo? Accompagnate, naturalmente, da un quarto di rosso e una gazzosa.

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La presentazione si terrà nei locali del ristorante-pizzeria “Nni Babà” alle 20,30

1 commento

  1. Alfredo Sgroi

    L’identità di una civiltà si trova anche nel cibo. Giusta l’intuizione degli storici delle Annales, Braudel in primis. Bella iniziativa e tassello prezioso per capire una componente non secondaria dell’uomo e dello scrittore.

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