La Fondazione Sciascia e il peccato di fare

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RACALMUTO. Calogero Giglia, dirigente provinciale del Pd, interviene nel dibattito aperto da Gaetano Savatteri sul rischio di chiusura della Fondazione. E risponde a Salvatore Fodale, genero dello scrittore, componente del Cda che difende le ragioni della famiglia Sciascia

Gentilissimo professore Fodale, non le nego che sono rimasto profondamente sorpreso dal suo intervento in risposta alla preoccupazione del giornalista Gaetano Savatteri che è, in realtà, la preoccupazione di molti racalmutesi che hanno a cuore le sorti della Fondazione.

Calogero Giglia

La mia sorpresa è dovuta ad un passaggio del suo intervento relativo all’“immissione di un nuovo consigliere col suo attivismo invasivo” che mi ha fatto tornare in mente quella pagina del Gattopardo quando si sottolinea il peccato del fare che non è mai perdonato dai siciliani.

Quindi significa che l’attivismo invece di essere un pregio diventa per lei invasivo?

Mi sono ritrovato, in tanti anni, da assessore, da consigliere comunale e da semplice cittadino, ad assistere e seguire le tante attività svolte alla Fondazione Sciascia, e quasi sempre ho notato la presenza di Felice Cavallaro, dello stesso Savatteri e di molti altri, ma a lei non l’ho mai vista. Forse lei avrà partecipato con suggerimenti, idee e proposte. Se è così ne sono compiaciuto. Ma se così non fosse, allora, non so, lei è tra quei siciliani che non perdonano il “fare” degli altri?

Ritengo che sia Cavallaro che Savatteri hanno dato un notevole contributo al nostro paese e alla Fondazione Sciascia. Molto hanno fatto gli eredi di Sciascia e molto ha fatto la parte pubblica partecipando alla crescita della Fondazione, rispettando quanto stabilito trent’anni fa.

Lei ha sottolineato di non essere stato espresso, in seno al Cda, dalla famiglia Sciascia, ma “nominalmente indicato da Leonardo Sciascia stesso”. Bene, e allora il suo ruolo di consigliere di amministrazione le impone di ottemperare a quanto stabilito da Sciascia e cioè, rendere le volontà dello scrittore attuate con atti notarili. O già è stato fatto?

Perché mi pare che sia necessario un atto notarile affinché si conclami la donazione tra gli eredi e la Fondazione stessa, tranne che non ci sia una mancanza da una delle parti.

Mi piacerebbe, infine, da siciliano, conoscere i programmi futuri della Fondazione che mirano a diffondere la figura dello scrittore nel mondo, e vedere ancora più attivismo, anche se “invasivo”.

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