“La festa del Monte è la nostra identità”

da | 5 Lug 22

A pochi giorni dall’inizio dei festeggiamenti in onore della compatrona, annullate per motivi di sicurezza, secondo indiscrezioni, alcuni momenti tradizionali come la “presa della bandiera” del Cero dei borgesi prevista per sabato. Polemiche sui social. L’arciprete Don Carmelo La Magra, a nome di tutta la Comunità, ha diffuso una nota che evidenzia l’importanza dei riti antichi della festa: “Tutti – Istituzioni, Forze dell’Ordine, Clero, associazioni e cittadini – abbiamo il dovere di tutelare il nostro passato per continuare a costruire la Racalmuto di domani attraverso il futuro della memoria”

La presa della bandiera del Cero dei borgesi a Racalmuto

Racalmuto è la sua festa di Maria Santissima del Monte. Racalmuto è le sue tradizioni legate alla forte devozione e all’identità di una Comunità che da secoli si stringe attorno alla Regina e Compatrona del paese. Racalmuto è anche la Festa del Monte, rutilante festa di odori e sapori che inneggia alla Compatrona del paese, che va preservata e tutelata perchè nelle tradizioni non risiedono ragioni bensì interessi propri di un popolo.

Intere generazioni legate ad un’antica leggenda che racconta l’arrivo miracoloso di una statua che da oltre cinque secoli ha incantato i cuori di tante generazioni. Una statua di marmo bianco il cui sguardo è rivolto alla gente di questo paese che a Lei si affida. Una statua giunta dalle lontane terre africane nel 1503.

Una crescente fede verso la Madonna del Monte alimentò la devozione. Ma bisognerà aspettare il secolo dei lumi affinchè il popolo dedicasse alla Madonna una festa così grande. Con la costruzione della nuova Chiesa, tra il 1737 e il 1747, la festa liturgica dedicata alla compatrona assunse un forte significato anche esternamente.
Fino ad allora le categorie dei lavoratori – i mugnai, i venditori di olio, i commercianti di piazza e i borgesi – si sono riuniti sotto l’altare della Chiesa offrendo la cera alla Vergina Santissima. Grandi ceroni chiamati “blannuna”, metafora della grande fede di un popolo che si affidava alla Madonna ringraziandola per il buon raccolto.

“Blannuna” – dallo spagnolo blandon, che significa appunto grande Cero – che divennero, grazie ai consigli di uomini di Chiesa come Padre Elia Lauricella, predicatore racalmutese morto in odore di Santità, gli attuali Ceri, strutture in legno che dalla fine del Settecento sfilano lungo le vie del paese rappresentando le categorie più influenti. Come quella dei “burgisi”, i borgesi, coltivatori diretti e proprietari terrieri che nel 1888 si sono riuniti al fine di mettere assieme gli appartenenti alla categoria e mettere ordine alla “presa della bandiera”.

Don Carmelo La Magra, arciprete di Racalmuto

Una delle giornate più caratteristiche della festa, infatti, è proprio il sabato del Ceri, quando in serata sfilano per le vie pricipali del paese. In piazza, all’incrocio tra la piazza Crispi e la Matrice, la grande macchina di legno che raffigura appunto un Cero, adornata da spighe di grano e da labari con l’Effigie della Madonna dipinta o ricamata, si arresta per dare spazio ai giovani “schietti burgisi”, gli unici che possono partecipare alla gara. Il grande Cero, imponente struttura, diventa perciò metafora viva e palpitante di una tradizione antica legata alla religiosità di un popolo.

La conquista della bandiera da parte dei Borgesi risale perciò ad anni antichi. E’ la forza della tradizione che ogni anno si rinnova (durante la contesa, che per regolamento deve avvenire senza l’uso delle armi, aperta soltanto a chi fa parte della categoria), finita persino nelle pagine di Leonardo Sciascia che nel 1956 scrisse del suo paese e di questa rutilante festa dal sapore spagnolo che un po’ somiglia alla fiesta di Pamplona. “Rossa fiesta, urlante grappolo di gioia”, scrisse il grande scrittore ne Le parrocchie di Regalpetra.

Come Sciascia, tutti i Racalmutesi attendono questo momento carico di orgoglio. La festa del Monte, con i suoi riti, è per antonomasia il momento sociale desiderato anche da chi vive lontano dalla terra delle origini. La presa della bandiera è l’esternazione di una forte devozione e raccogliemento. E così, emulando la tradizione dei padri, i discendenti dei Borgesi ripetono il rito.

“Prummisioni” a cavallo per la Madonna

Così come avviene per i fedeli che, per una grazia ricevuta o da ricevere, raggiungono la chiesa in sella a muli bardati a festa. Sono le prummisioni che si svolgono la domenica della kermesse. Anche questa antica tradizione è legata al ringraziamento alla Madonna per il buon raccolto e, soprattutto, per la consegna delle promesse di fede alla Madonna: grazie da ricevere, grazie ricevute e miracoli.

Le donne andavano e vanno a piedi scalzi, raggiungono il santuario con in testa sacchi di frumento. E gli uomini a cavallo, anticamente mezzo di sopravvivenza per chi lavorava la terra, ritenuto quasi un componente della famiglia.

La presa della bandiera del Cero, lo sfilare degli altri due Ceri più piccoli – e un altro ne nascerà a breve, quello che raggruppa i tanti emigrati Racalmutesi nel mondo – le prummisioni a cavallo sono, assieme ai riti religiosi, la Festa del Monte. Senza questi momenti di fede, pur con caratteristiche per molti incomprensibili, la Festa di Maria SS. del Monte cadrebbe nel buio. Verrebbe a mancare l’appartenenza alla comunità. La storia, le memorie che ci hanno tramandato uomini di fede e di lettere vanno preservate per la salvaguardia del futuro di una Comunità che, come tante nel meridione d’Italia, sta perdendo il senso della Storia.

Maria SS. del Monte

E’ interesse di tutti noi continuare a formare le coscienze civiche dei cittadini del domani, anche e soprattutto attraverso il rinnovo delle tradizioni che dal passato ci conducono ad un presente vivo e ad un futuro di tutto un paese che a questo si affida per contrastare attraverso la perdita dei valori e quindi l’Identità di un popolo.

La Festa del Monte va mantenuta nell’interezza così come ci è stata tramandata. E’ questo il filo conduttore che lega le generazioni della città con uniche e autentiche manifestazioni di devozione e quindi di senso di appartenenza. Motivo per il quale molti, anche tra i più giovani, con difficoltà, hanno deciso di restare in questo piccolo paese scegliendo di vivere nella terra che ci presenta un passato glorioso e ricco.

Racalmuto è la Festa del Monte. La Festa del Monte è Racalmuto. Tutti – Istituzioni, Forze dell’Ordine, Clero, associazioni e cittadini – abbiamo il dovere di tutelare il nostro passato per continaure a costruire la Racalmuto di domani attraverso il futuro della memoria.

Racalmuto, 5 luglio 2022

Don Carmelo La Magra a nome di tutta la Comunità Racalmutese

2 Commenti

  1. Rita

    Grazie Don Carmelo,racalmutese acquisito,che ha ben espresso quello che tutti noi pensiamo.

    Rispondi
  2. Salvatore

    Grazie Don Carmelo!
    Aspetto ancora una presa di posizione da parte dei tanti intellettuali che girano attorno a questo meraviglioso giornale.

    Rispondi

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