La democrazia e la libertà hanno bisogno della disobbedienza

|




Lo scontro fra sindaci e governo sulla questione dell’accoglienza. Le considerazioni di Alfonso Maurizio Iacono

Alfonso Maurizio Iacono

In un certo senso non vi è niente di nuovo nello scontro fra sindaci e governo sulla questione dell’accoglienza. La questione legge-giustizia è vecchia quanto la nascita delle società civili e leggi ingiuste ne sono state fatte tante in ogni Stato. Se non vi fosse tensione e contraddizione tra legge e giustizia non vi sarebbe libertà. Spesso le leggi sono fatte per sopraffare i deboli e gli sfruttati e non vi è movimento di massa e di piazza che non metta in crisi quel binomio. Inutile fingersi anime belle o sepolcri imbiancati. Già nell’antichità il problema era sorto e Platone nella Repubblica fa definire la giustizia a Trasimaco, l’antagonista di Socrate, “l’utile del più forte”.

Una simile definizione presuppone che se a essere più forte, come accade in democrazia, è la maggioranza, allora essa può fare il suo utile fino a reprimere le minoranze in nome della legge. E’ per questo che esistono le Costituzioni. Esse servono a garantire che le leggi, anche quelle regolarmente votate dalla maggioranza, non siano ingiuste, cioè non contraddicano i principi di fondo su cui uno Stato si fonda. Se ogni movimento di lotta dovesse seguire pedissequamente e letteralmente le regole imposte dalla legge non ci sarebbe nessun cambiamento dettato dal senso di libertà e di dignità.

Nell’innalzare un inno all’autonomia, quale è il bellissimo scritto Che cos’è l’illuminismo?, Immanuel Kant, uomo ossequioso delle leggi e della morale come nessun altro, dice: “Regolamenti e formule, questi strumenti meccanici di un uso razionale, o meglio, di un abuso dei suoi doni di natura, sono i ceppi di un’eterna minorità”. Non sto dicendo che le regole non debbano essere seguite. Ovviamente non vi è libertà senza vincoli che sappiano delimitare la libertà di ciascuno in modo che non opprima quella di un altro. La mia libertà non può fondarsi sull’oppressione e la schiavitù di un altro e viceversa. Tuttavia, per la stessa ragione, una legge deve essere rispettata se non contraddice i principi su cui si fonda quella stessa legge.

Mario Mirri, partigiano a Vicenza e professore di Storia all’università di Pisa, di recente scomparso, ha scritto un libro intitolato La guerra di Mario (Laterza, 2018), dove, nel raccontare il momento in cui, con l’arrivo della Repubblica Sociale di Salò, molti giovani si rifiutarono di arruolarsi e alcuni divennero partigiani, afferma: “è stata, questa, fra ragazzi rimasti nascosti e ragazzi saliti in montagna, la più grande disobbedienza di massa della storia del nostro Paese”.

La democrazia e la libertà hanno bisogno della disobbedienza. I radicali applicarono la disobbedienza civile che divenne un baluardo della democrazia e della libertà. Al contrario, le tre parole chiave del fascismo erano: credere, obbedire, combattere. Nell’anno che è passato si è tanto parlato, a proposito e a sproposito, del ’68. Ma credete veramente che allora, quando occupavamo le facoltà e interrompevamo le lezioni facevamo prima richiesta scritta e firmata al preside o al rettore? Come ha detto Don Milani l’obbedienza non è una virtù.

Salvini e Di Maio, come ministri, chiedono a gran voce l’applicazione della legge sulla sicurezza, ma, come capi politici, hanno provato a fare un’alleanza con i gilet gialli francesi. Questi però hanno duramente rimandato ai mittenti la richiesta. Strano! Ai sindaci disobbedienti vogliono imporre l’applicazione di una legge da loro ritenuta in contrasto con i principi umanitari e istituzionali e poi però vanno a chiedere alleanza ai gilet gialli che, scontrandosi contro il governo francese, come solo i francesi sanno fare quando ci si mettono, hanno trasformato la protesta in disobbedienza e lotta di piazza, mettendo a soqquadro ogni applicazione di legge di ordine pubblico! Evidentemente per il nostro governo è l’incoerenza a essere diventata una virtù.

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *