«La cecità mi ha risvegliato l’amore per la scrittura»

da | 2 Ago 22

Benito Cacciato, dopo trent’anni dall’ultimo libro, pubblica il suo nuovo romanzo Iaco, uno spaccato della Sicilia dell’entroterra tra gli anni ‘70 e ‘80. «Non ci vedo più, ma la memoria mi si è fatta sottile e precisa»

Benito (Bent) Cacciato

«Adesso che non ci vedo più, la fantasia mi si accende facile e i libri sono l’unico specchio dove riesco a riflettermi». Con queste parole ci accoglie Benito Cacciato, occhiali scuri e un libro in mano, il sorriso che da sempre gli appartiene, ironico al punto giusto e un po’ malinconico. «Adesso che non ci vedo più, riesco a raggruppare nella memoria tutto quello che avrei voluto scrivere negli ultimi trent’anni. Così ho ripescato la storia pubblicata in Iaco, un romanzo che sembra scritto proprio trent’anni fa».

Iaco, pubblicato da Albatros, è la storia di una famiglia, di vizi e virtù di giovani e meno giovani che vivono un tempo che ormai è storia, gli anni Settanta e Ottanta. Una vita vissuta nel cuore della Sicilia («ambientato a Grotte, ma dentro naturalmente c’è la mia Racalmuto», precisa l’autore) e in quegli anni delle proteste politiche, delle rivolte studentesche, dell’affacciarsi del dominio della droga  in mano ad una mafia sempre più sanguinosa. E ancora le rivolte delle lavoratrici, l’abbandono della vita classica di una famiglia normale.

Un racconto ambientato proprio in quegli anni del “genocidio culturale”, come diceva Pasolini, della perdita del sacro e la distruzione della cultura contadina.
Benito Cacciato, più semplicemente Bent, riesce a cogliere questo passaggio di civiltà e lo integra bene nei dialoghi dei vari personaggi. Tra tutti Iaco, appunto. Uomo dall’animo ribelle e spesso anche vizioso, come scrive la giovane Giusy Lauricella che firma la prefazione del libro.

Una scrittura semplice, un libro che si legge in due pomeriggi. E si vede che queste pagine arrivano dopo tanti anni di quel romanzo dell’83 La nuova lupa, che colpì allora Bent Parodi.

L’accostamento che si può fare tra quel libro e questo nuovo è di un’unica natura, quella legata alla memoria, al ricordo. Lo scrittore Benito Cacciato trent’anni fa tentò di salvare con la scrittura uno scorcio della vita siciliana del dopoguerra, gli anni vissuti nella sua infanzia e adolescenza. In Iaco, invece, è più chiara e precisa la denuncia sulla fine di un periodo storico.

Un romanzo da leggere, per capire come eravamo e come siamo diventati.
Bent Cacciato, che tanti ricordano a Racalmuto per aver raccontato la vita sociale e politica del suo paese con le irriverenti pasquinate (era lui il famoso “Corvo” che svolazzava intorno ai campanili della Matrice?), non può leggere le cose scrive. Ma registra tutto e poi fa trascrivere. E ha già pronte altre cose da pubblicare.
Nei sentieri della sua memoria c’è sempre Racalmuto, piazza Barona dove è nato e cresciuto. E dove a breve sarà aperta la “Casa del pittore” Giampiero Cacciato, fratello maggiore di Benito che ha scelto per la copertina di Iaco, così come aveva fatto per La nuova lupa, un’opera del fratello, artista da riscoprire e rivalutare, noto per aver fondato alla fine degli anni Sessanta, la correte pittorica che lo ha condotto ai “Neroidi”, le pennellate nere su una realtà che stava iniziando a perdere i colori vivi della semplicità e della purezza.

Stesso discorso che ci riporta a Pier Paolo Pasolini e alle lucciole scomparse. E al buio dove vive da cinque anni Benito Cacciato: «Sì, è vero – dice Benito – non ci vedo più, ma ho tutto fissato davanti a me. Il buio può diventare luce se non si è soli e se dai forza ai ricordi e all’immaginazione».

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