“La casa delle tre sorelle”, un posto che fa paura

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Una casa a Siracusa è famosa per i suoi fantasmi. È anche conosciuta con il nome de “La casa dei tre tocchi”

La “Casa delle tre sorelle” a Siracusa (foto di Rossella Papa)

A chi ha qualche amore per la Sicilia e sente pronunciata la parola Cassibile, affioreranno a ventaglio di memoria alcune immagini straordinarie.

Il fiume omonimo, che “si perde tra sabbie e ciottoli prima di sfociare a mare”, secondo la descrizione che alla fine del Settecento ne da Jean Houel nelle pagine del suo “Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari”; ulivi secolari e nobilissime palme.

Il mare di Fontane Bianche, con le sue coste sabbiose e frastagliate; la Necropoli di Cassibile, con le sue tombe e le chiese rupestri di epoca bizantina, su cui svetta per impareggiabile bellezza la Grotta dei Briganti; e, più di tutto, la Riserva Naturale Orientata Cava Grande del Cassibile, con i suoi ambienti naturali e archeologici e un ricco sistema di piccole cascate e laghetti improvvisi.

Sembra non ci sia spazio per il mistero, in un posto simile: inammesso alla bellezza e sospetto a una storia senza chiaroscuri. Ma siamo in Sicilia, una terra in cui la verità è sempre altrove, ed è proprio nella luce sconfinata di certi paesaggi che si nasconde uno dei più misteriosi intrichi di leggenda e superstizione; e, stavolta, la paura sconfina nel vero e proprio orrore.

In Contrada Arenella c’è una strana villa, un’antica masseria appartenuta alla nobile famiglia dei Giacarà – formata da intellettuali e militari – e conosciuta con il nome de “La casa dei tre tocchi” o “La casa delle tre sorelle”: un posto che fa paura, e non a caso è la casa di fantasmi più famosa di Siracusa.

Composta dalla residenza, dalle stalle e da un giardino murato, la villa conserva un’indubbia seduzione estetica che il tempo dell’abbandono non è riuscito a mortificare, al di là del crollo dei tetti, delle crepe sui muri e degli ambienti che assumono l’aspetto tragico del rudere.

Contro la vera storia della casa, circolano numerose leggende e racconti popolari, opere di fantasia che tracciano a loro modo la memoria orale dei posti. Siamo a poca distanza dal Feudo di San Michele, nella cui villa in cui venne firmato l’Armistizio di Cassibile, e qui i Giacarà avevano la loro residenza estiva, certamente ignari della fama oscura che negli anni avrebbe assunto il luogo.

Beniamino Biondi

Una prima leggenda si riferisce ai Baroni di Fontane Bianche, che vivevano qui con la figlia fino a quando una sera dei ladri si introdussero in casa per rubare, e, colti sul fatto, uccisero i due baroni, tagliarono la testa alla bambina e la gettarono dentro il pozzo. Qualcuno racconta che nelle notti in cui la luna è colma di lume si vede la testa della ragazzina, nel cerchio d’acqua del pozzo, che piange e strepita come un’ossessa. Un’altra leggenda riferisce che intorno al 1800 l’unica figlia dei proprietari della casa si fosse innamorata di un militare di ventura, contro l’opposizione del volere paterno.

I due amanti morirono, uccisi o per loro scelta, e il padre, che non seppe resistere al dolore e alla rabbia di quel lutto, lanciò una maledizione a chiunque passando accanto alla sua casa non lo onorasse con il suo saluto devoto. Più dentro la storia vera, pare, il racconto delle tre sorelle che abitavano la villa.

Erano brutte, le ospiti della casa, sole al punto tale da non riuscire a trovare marito, segregate a una solitudine atroce che le fece morire non senza una maledizione lanciata a tutti coloro i quali passavano nei loro pressi: chi non avrebbe bussato alla porta tre volte in segno di rispetto avrebbe finito i suoi giorni per morte violenta.

E mentre la natura fagocita le pietre della casa, sulle cui pareti interne campeggiano croci rovesciate e scritte oscene, implodendo in modo ignobile una struttura di grande pregio, c’è chi avverte strani fenomeni come alcuni “autostoppisti fantasma” al ciglio della strada o la presenza dello spirito delle tre sorelle che si manifesta di notte a chi disturba la loro quiete.

Due amici, addirittura, si legge che abbiano trascorso una notte nella casa e siano stati picchiati da entità misteriose: uno divenne pazzo, l’altro lasciò per sempre la città. Che la storia delle tre sorelle possa essere vera lo confermerebbe il fatto che uno dei quattro figli del poeta e patriota Emmanuele Giaracà, proprietario della villa, abbia avuto tre figlie femmine di cui
non si ebbe mai più notizia, come fossero sparite o mai uscite da quelle mura.

Dalla cronaca alla leggenda, e da qui all’immaginario popolare più rutilante di fantasia e d’invenzione, al punto che ancora oggi chi passa accanto alla villa suona tre volte il clacson in segno di rispetto per la bimba la cui testa è stata gettata nel pozzo, o per la paura che il padre dell’innamorata morta scagli la sua maledizione, o ancora – e il gesto pure scaramantico ha una sua intima e delicata poesia – per onorare la memoria delle tre sorelle, che, chi può dirlo, morirono davvero in quella solitudine fatta di tramonti arrugginite e di notti senza piacere.

Chi ha voglia di visitare la casa ma è frenato dalla paura, potrebbe dare un’occhiata a un bel video girato da Fabrizio Ruggieri e dal gruppo di “Sicilia Abbandonata” che percorre quelle stanze con dovizia di riprese, non prima aver dato i tre tocchi necessari a sconfiggerne la maledizione.

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