La burla

|




“Nella Sicilia degli anni 60, com’era d’abitudine, la famiglia Tavormina si recava tutte le domeniche al cimitero che si trovava in collina, in faccia al mare e ai templi…”. Un racconto di Annamaria Tedesco.

ossario_3

Nella Sicilia degli anni 60, com’era d’abitudine, la famiglia Tavormina si recava tutte le domeniche al cimitero che si trovava in collina, in faccia al mare e ai templi.

Non andavano solo quando pioveva; l’atmosfera quindi era sempre luminosa, ridente, l’odore dolciastro, soprattutto quel giorno di Maggio.

Di solito non si incontrava tanta gente, per lo più il posto era deserto, qualche triste vedova non rassegnata e giovane madre.

I bambini, spesso annoiandosi , escogitavano sempre nuovi giochi, al momento quello di correre a precipizio dentro l’ossario della cappella vicina.

Quel giorno, l’uomo di quarant’anni, la donna di trenta elegantissimi e belli, procedevano particolarmente mogi, lungo il viale centrale, con i tre bambini di dodici, dieci e sette anni al seguito, come fossero in processione, alteri.
Giunti davanti una piccola chiesa si fermarono, il padre ne aprì la porticina, mentre la madre col fascio di fiori freschissimi tra le braccia, rimase fuori, carezzandoli. I bimbi attendevano compiti. L’uomo vi entrò dentro, prese un vaso di fiori secchi e ne uscì avviandosi verso la fontanella, la piccola lo seguiva. Quando buttò i fiori nel bidone e l’acqua putrida per terra, l’aria s’ammorbò, un tanfo terribile esalò, nauseante, ma quei gesti rituali erano così ipnotici da non potersi allontanare. Finalmente sciacquò il vaso e lo riempì d’acqua fresca. Al ritorno, la donna sorrise loro dolcemente. Era lei sempre a mettere i fiori nel vaso sull’altare, a scomporli e comporli con le sue mani delicate, a indietreggiare, a sfiorare con le dita delicatamente una foto e a portarle alle labbra, i bambini la imitavano e anche l’uomo.

La preghiera adesso, a mani giunte, tutti carini e sull’attenti, ma il piccolo dondola su se stesso, si annoia, sbadiglia, i fratelli più grandi si lanciano un’occhiata che lasciava intendere:
-Andiamo all’ossario?
-Sì, lascia fare a me
-Possiamo andare a fare un giro? chiese il maggiore
-Sì certo, ma non allontanatevi, non correte e non alzate la voce. – rispose il padre

Finalmente! I due grandi procedettero in silenzio, non avevano bisogno di parlarsi, volevano solo architettare una burla senza che si facesse male nessuno. Sapevano dove andare, come sempre, all’ossario della cappella vicina.

La bambina , rivolgendosi al piccolo:
-Oggi scenderemo più giù e tu non fiatare.
Arrivarono, la porta di metallo dell’ossario era aperta, si inoltrarono lentamente lungo la scala circolare, non era buio almeno fin lì, ai tre sembrava di trovarsi all’interno di una grande magico palazzo, all’ultimo piano.
-Coraggio dobbiamo vedere anche giù.

Sapevamo cosa li aspettava, finito la prima rampa si apriva un corridoio sulla sinistra, alle sue pareti erano accatastate casse da morto, alcune scoppiate, sventrate, con teschi in evidenza e o parti di scheletro. Le mani, spesso abbandonate..
Nonostante l’orrore che stavano vivendo qualcosa li tratteneva e li spingeva ad andare più giù, di più. Non c’era puzza, ma un odore strano, dolce che li invitava a scendere ancora, come un richiamo.

D’improvviso si sente una corrente gelida turbinare, più veloce accarezzargli la schiena, è un lampo, i due più grandi maschio e femmina a perdifiato corrono verso l’uscita, il piccolo arranca, respira a fatica, ha paura, inciampa.
Fratello e sorella si trovano insieme fuori, al caldo tepore del sole, un guizzo cattivo nei loro occhi e chiudono la porta.

Sentono le urla del fratellino che al buio batteva i piccoli pugni contro il metallo e scappano via divertiti.
Il piccolo si accovacciò contro la porta e piangeva tutto tremante in attesa. Di cosa? Che sua madre s’accorgesse che lui non c’era, ma sua madre non se ne accorse.

Quanto tempo passò? Per i grandi il tempo di una corsa, alla fine lo liberarono come se nulla fosse accaduto, lo abbracciarono e tenendolo per mano compiti e carini a passo lento e leggero tornarono dai genitori.

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *