La bellezza della carta e l’odore dell’inchiostro

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Conversazioni tra “apocalittici e integrati”, da Firenzuola d’Adda a Ioppolo Giancaxio

Vincenzo Campo

Fiorenzuola d’Adda, dicembre 1520; due gentiluomini discorrono fra loro.

Vedo sul tavolo accanto a voi due grossi tomi, Messer Cambio; che leggete?

Oh! Ser Ludovico… una cosa magnifica: è una Bibbia, nella Vulgata di Sofronio Eusebio Girolamo – che, son certo, lo faranno santo… me l’ha regalata quel mio amico di Stoccarda, messere Ulrico von Alten, quello che vi ho presentato a Poggibonsi… l’ha comprata a Magonza, che gliel’ha venduta un certo Johannes Gensfleisch. Ma la cosa bella è che quest’opera non è scritta a mano, con penna e inchiostro, ma con una potente macchina, che ha inventato questo tale Gensfleisch, che tutti chiamano Gutenmberg; una vera rivoluzione: guardate voi stesso!

Che cosa strana! lettere tutte uguali, nessuna fuori linea! E neanche una macchia, seppur piccola, neanche una sbavatura… e però, consentitemi ser Ludovico, è fredda, pare senz’anima scritta com’è con questa uniformità di forma, se mi scusate il bisticcio delle mie parole

Ma volete mettere che ora, con questa macchina meravigliosa, utilizzando queste lettere che ha inventato il Gensfleisch, ch’era orafo e perciò esperto di fusioni, si compone un solo originale e si producono tutte le copie che si vuole col solo limite della disponibilità della carta e dell’inchiostro?

Sì, sì, vabbè, ser Cambio carissimo, ma volete mettere la bellezza della scrittura a mano, ch’è arte in sé medesima? Torno a dire: non c’è anima… tant’è che per farla meno fredda, la pagina, ci hanno messo sopra ghirigori e uccellini… ma che c’entrano mai gli uccellini con l’Opera prima della Creazione e con tutte le santità del Libro?

Immaginate di quanto si riducono i costi e come il libro e la lettura possa essere alla portata di tutti, e come sarà possibile, Messer Ludovico, vincere l’ignoranza; financo paesani e villici, basta che imparino l’arte della scrittura, potranno conoscere il Verbo senza l’intermediazione dei chierici e dei santi uomini di chiesa…

Oh, no! E siete certo voi, caro l’amico mio, che sia cosa buona e cosa giusta che i villici leggano da solo la parola di Dio, senza le spiegazioni e i chiarimenti di chi è dotto di teologia e di cose sacre? Ho sentito dire che proprio dalle parti dell’amico vostro di Germania sia in atto una blasfema rivolta contro la Chiesa; ho sentito di preti che si maritano, di cristiani che spezzano il pane e condividono il vino come fossero essi stessi ministri di Dio

Forse non avete tutti i torti, Messer Ludovico, ma resto della mia idea… chi vivrà vedrà… ne riparliamo

Joppolo Giancaxio, gennaio 2020; al bar, due tizi chiacchierano:

E che è sta cosa che ti esce dalla tasca della giacca, Pasquà?

Giovà: è un e-reader, un lettore digitale. Dentro ci ho messo alcuni libri e cose da leggere, pagine e pagine e quando ne ho voglia, l’accendo e leggo: guarda tu stesso com’è comodo e come è facile;

Sì, sì… ci hai ragione… e vedo che ci hai il Don Chisciotte, e sei o sette libri di Camilleri, Furore…Isabel Allende… bello! Però… Pasquà… vuoi mettere la bellezza della carta e della bella carta, l’odore dell’inchiostro, il fatto che hai in mano una cosa che si tocca e che si sente?

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One Response to La bellezza della carta e l’odore dell’inchiostro

  1. Avatar

    Giovanna Lauricella Rispondi

    11/10/2020 a 13:53

    Bello assai, Vincenzo! Vorrei esserci nel 2520, per vedere gli sviluppi

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