Italicum, lo scacco di Renzi alle minoranze di oggi e domani

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Spaccata la minoranza Pd. Tra i 38 usciti dall’Aula un solo siciliano.

Matteo Renzi

Matteo Renzi

La fiducia all’Italicum è arrivata. E alla Camera non poteva essere diversamente. Il premier Matteo Renzi ha incassato il successo, riuscendo anche a spaccare la minoranza. L’ex Pierluigi Bersani e altri big del “vecchio” Pd come Enrico Letta hanno lasciato l’Aula – in tutto sono stati trentotto i dem ribelli, tra loro un solo siciliano, Angelo Capodicasa -, retrocedendo a leader della minoranza della minoranza, visto che una cinquantina di deputati di Area riformista aveva firmato un documento seppur critico in cui si annunciava però il sì alla fiducia. Macerie su macerie, insomma, quelle stesse macerie dalle quali, faceva notare oggi il Corriere della Sera, è sorto il renzismo.

Agitate le opposizioni, da Forza Italia, che sull’Italicum aveva lavorato con Renzi in forza del patto del Nazareno, ai 5 Stelle, che invocano l’intervento del Capo dello Stato. “Italicum continua. Spero che il nostro presidente si esprima al più presto!” scrive su twitter Carla Ruocco, deputata M5s e membro del direttorio, che posta una foto con il capo dello stato che ha un cerotto nero sulla bocca e sopra la scritta ‘la Costituzione calpestata, il Parlamento umiliato. Parla!”. Allineati e (quasi) compatti gli alleati centristi del governo, malgrado qualche mal di pancia come quelli di Giuseppe De Mita (Udc) e Nunzia Di Girolamo (Ncd) che si sono sfilati. Fedeli alla linea gli altri centristi, quasi più renziani di Renzi. Istruttiva l’intervista apparsa oggi sul Corriere della Sera con cui Maurizio Lupi difendeva la scelta della fiducia, “contro il conservatorismo”.

Come nell’antico apologo dei maiali che si fregavano le mani quando al macello finiva un loro compagno, ignari di essere destinati al medesimo fato, le altre “minoranze” del nascituro partito della Nazione oggi esultano, candidandosi senza saperlo a diventare i Bersani di dopodomani. Perché nell’era di Matteo, per come essa è stata impostata dal suo protagonista, sembra essere questa la musica, con poco, pochissimo spazio per variazioni.

Intanto, l’Italicum va. Serviranno altri passaggi (e fiducie) alla Camera, ma la nuova legge elettorale che manderà in soffitta il Porcellum (entrando in vigore però solo dal luglio 2016) prende corpo. Si tratterà di un modello più unico che raro in Europa, un proporzionale alla spagnola con correzioni maggioritarie (ballottaggio incluso). I collegi diventeranno più piccoli e più numerosi. In Sicilia potrebbero arrivare a essere sette o otto. “Se la legge elettorale andrà e il governo potrà proseguire il proprio compito, si aprirà una fase affascinante per tutti noi”, ha detto Renzi. E se davvero porre la fiducia sulla legge elettorale è una “prova di debolezza travestita da prova di forza”, come oggi ha scritto il direttore di Repubblica, quella stessa debolezza continua a palesarsi tra i banchi delle opposizioni, ancora non in grado di esprimere lo spettro di un’alternativa credibile, e della stessa minoranza interna, spaccata anche visivamente a Montecitorio.

Fonte LiveSicilia.it

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