Italia al voto. La paura di Renzi

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Se ci sarà astensionismo, si ragiona dalle parti del Governo, allora la partita potrebbe veramente complicarsi.

Matteo Renzi

Matteo Renzi

Le conseguenze di un voto possono essere devastanti. Mettete il voto di domenica, se il 6 a 1 che sembrava probabile, fino a pochi giorni fa, per il Pd targato Renzi, si trasformasse in un risicato 4 a 3, allora tutti quelli che Renzi lo stanno aspettando al varco farebbero squillare le trombe e partirebbero all’attacco della fortezza di Palazzo Chigi.

La paura che serpeggia tra le truppe del Presidente del Consiglio in queste ore è strettamente legata al prevedibile astensionismo. Se ci sarà un disertare le urne di massa, si ragiona dalle parti del Governo, allora la partita potrebbe veramente complicarsi e se, si teme, oltre a perdere in Veneto si uscisse sconfitti anche in Campania e soprattutto Liguria, allora sì che sarebbero guai. L’ipotesi non è remota, del resto, ma a preoccupare ancora di più è là possibilità che, complice appunto il paventato alto astensionismo, il risultato finale sia per il Pd inferiore addirittura a quello conseguito dal partito a trazione bersaniana nelle passate regionali. A quel punto la minoranza del partito e quelli che sognano ad occhi aperti di vendicarsi del rottamatore partirebbero all’attacco.

C’è tutto un mondo ostile al Premier, un mondo che tende ad autoconservarsi, che ha occupato questo malandato paese per decenni, lo ha letteralmente distrutto e che non vede l’ora di scaricare su di Renzi i fallimenti. Certo il Premier simpatico non si rende, vuole essere l’uomo solo al comando, non media, decide da solo. E soprattutto in questa foga decisionista tende a semplificare, anzi a banalizzare le cose, le riforme ad esempio, sacrosante, sembrano partorite di fretta, di pancia più che di testa. Queste non toglie che quelli che vi si oppongono, alle riforme, mi sembrino oppositori pelosi. Quelli che eternamente interdicono, pongono ostacoli, si mettono di traverso in nome dell’Idea, ma quell’Idea che sbandierano è in realtà una sola, la conservazione del privilegio proprio, dello status quo, l’eterno immutabile italico impaludamento.

Come per la scuola ad esempio, la peggiore d’Europa certo, ma guai a chi la tocca, meglio tenersela così, si ragiona, lontana dalla storia e dal futuro, una non scuola, che metterci le mani. Certo Renzi ha semplificato, banalizzato, ingigantire il potere dei Presidi, attribuire ai Genitori, ai litigiosissimi, faziosissimi genitori italiani, poteri di interdizione è una follia, ma In queste settimane di opposizione alla riforma sarebbe piaciuto sentire una proposta, almeno una, che oltre a preoccuparsi dei poteri del Preside e degli stipendi dei professori, ci avesse detto che cosa si propone di insegnare e come, in che aule e con quali competenze e didattiche dei professori, la scuola del futuro di un Paese che il futuro non c’è l’ha e mai ce l’avrà se continua ad aggrapparsi al passato e ad uomini che in questo passato hanno solo dato pessima prova di se e di noi.

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2 Responses to Italia al voto. La paura di Renzi

  1. Calogero Taverna Rispondi

    30/05/2015 a 0:49

    Osservazioni pertinenti, acute, condivisibili. Io almeno le condivido. Non sono forse troppo d’accordo circa le preoccupazioni in ordine al paventato crack elettorale del PD. Sarà inevitabile a mio avviso dato il tambureggiare contro un Renzi che, non prono ma attento ai poteri che io chiamo “colti”, appare accettabile se osservatori competenti e attenti: sta ben portando l’Italia nel traghettamento della Italietta assistenziale in quella della razionalità mitteleuropea. Ma il prevedibile crack non potrà che essere considerato mero incidente di percorso, assolutamente ininfluente. Si va avanti e a fine corsa l’albero verrà giudicato dai frutti. Come dire fra tre anni, mi pare.

  2. Marcello Rispondi

    30/05/2015 a 3:49

    Sono state formulate diverse proposte sulla riforma della scuola, non una soltanto, ma il governo ha fatto orecchie da mercante

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