“Istruire le nuove generazioni per una società multietnica”

da | 27 Nov 21

HAMILTON IN LINEA Si conclude con quest’articolo il racconto della vicenda legata alle ingiustizie subite dagli Italo-Canadesi durante la seconda guerra mondiale. Le scuse del Governo Italiano e i ringraziamenti delle famiglie di chi ha vissuto l’incubo della reclusione. La storia di Giovanni Travale e Vincenzo Lo Cicero

Charles Criminisi e Joe Baiardo

Negli articoli precedenti abbiamo raccontato della prigionia degli Italo-canadesi durante la Seconda Guerra mondiale, focalizzando l’attenzione sul nostro personale coinvolgimento nel portare avanti l’argomento, grazie all’impegno di Charles Criminisi negli anni ‘90 in occasione del cinquantesimo anniversario, fino al nostro contributo per riaccendere la fiamma trent’anni più tardi.
Siamo felici che i nostri sforzi siano andati a buon fine, ma dobbiamo riconoscere che non abbiamo ottenuto tutto ciò da soli.I Figli e Figlie d’Italia, di cui facciamo parte, insieme al Congresso Nazionale degli Italo-canadesi ed all’Associazione commerciale dei professionisti Italo-Canadesi (CIBPA) a lungo hanno richiesto al governo un atto formale di scuse, insieme a personalità di Montreal, Ottawa e di tutto il Canada.

Il 27 maggio del 2021 il Primo Ministro Justin Trudeau ha finalmente pronunciato un formale atto di scuse alla Camera dei Comuni di Ottawa. Ecco le sue parole: “Signor Presidente, intervengo quest’oggi in questa camera per porgere un atto formale di scuse a nome del Governo del Canada per la prigionia degli Italo-canadesi durante la Seconda Guerra Mondiale… siamo spiacenti; Chiediamo scusa! Ha poi continuato dicendo: “Nel momento in cui avrebbero potuto voltare le spalle al Canada, loro hanno deciso di mettersi al servizio della costruzione del Paese. E per questo noi vi ringraziamo!”.

Nei nostri articoli abbiamo messo in evidenza la storia di Francesco Zaffiro, ma abbiamo avuto anche la fortuna di ascoltare le storie di imprigionati di famiglie Racalmutesi come quella di Giovanni Travale, padre di Vincenza e di Jack Travale e Vincenzo Lo Cicero, padre di Iolanda Carrol (Lo Cicero).

Vincenzo Lo Cicero, a quel tempo era disoccupato ma fu arrestato il 29 luglio del 1940 e rilasciato il 9 Febbraio del ‘43. La famiglia Lo Cicero aveva un solo figlio diciottenne ed otto figlie femmine. Sei delle otto figlie dipendevano dalla famiglia. Iolanda ricorda: “avevo solo 4 anni quando lui semplicemente scomparve dalla mia vita. Ritornò che avevo sette anni, ricordo una festa di bentornato, la casa era piena di gente e qualcuno mi fece sedere in braccio a lui. Ricordo di essermi sentita strana perché lui per me di fatto era un estraneo. C’è voluto del tempo prima che ritrovassi i sentimenti d’affetto che una bambina ha bisogno di provare per il padre!”.

Vincenza ci ha anche raccontato che nei tre anni di assenza del padre in famiglia non si parlava in siciliano e fino al suo ritorno l’uso fu limitato. Le da oggi una grande gioia sentirci parlare in siciliano. Le condizioni del rilascio del Lo Cicero, persino dopo due anni e mezzo di prigionia, furono che doveva presentarsi alla Polizia Reale a Cavallo (RCMP) una volta al mese, che non poteva cambiare residenza o lasciare Hamilton senza il consenso della RCMP ed era proibito essere coinvolto in attività o organizzazioni fasciste. Iolanda e tutta la famiglia Lo Cicero sono grati per aver finalmente ricevuto l’atto di scuse formali, pronunciato dal Primo Ministro Justin Trudeau.

Giovanni Travale era il segretario tesoriere del Club Racalmutese e membro del club Italo-canadese. Anche Giovanni era un calzolaio, come Zaffiro che gli aveva insegnato il mestiere. Fu arrestato il 14 dicembre del ‘40 e rilasciato il 13 agosto del ‘41. Travale fu rilasciato due mesi dopo la nascita del suo terzo figlio, Jack. Vincenza ci racconta che al suo ritorno il padre notò un’amica di famiglia che teneva in braccio un neonato. Suo padre rimase sorpreso e le disse: “ Non sapevo che avessi un bambino!”. L’amica rispose: “Io no. Tu si!”. E gli mise in braccio il figlio Jack. Vincenza afferma che suo padre non espresse mai giudizi negativi sul governo Canadese, ma diceva sempre che gli dovevano restituire otto mesi di vita. Aveva invece parole dure per i membri della comunità italiana che avevano agito da informatori. Persino quando aveva scelto il posto per la propria sepoltura, volle sincerarsi che nessuno degli informatori si trovasse nei paraggi perché diceva che non avrebbe mai potuto “riposare in pace”.

Vincenza ci ha detto: “ciò che mi colpisce è vedere come la maggior parte delle persone che lavora per raccontare la storia degli italiani imprigionati (ad esempio il gruppo che lavora alla targa commemorativa) non sono membri di famiglie di internati o non erano neanche nati all’epoca in cui accadde tutto ciò. Il dolore, per ciò che è accaduto, si è tramandato attraverso diverse generazioni. “Mio padre – continuò lei – vi sarebbe stato così grato per aver fatto sì che tutto questo divenisse realtà e vi avrebbe detto dal profondo del cuore: mille grazie!”.

La nostra Commissione qui ad Hamilton sta adesso lavorando alla prossima fase di questa lunga storia: istruire le future generazioni per dar vita ad una società multietnica e più accogliente verso tutti gli immigrati. E’ il minimo che possiamo fare per onorare la memoria dei nostri avi.

Traduzione di Adele Maria Troisi

*Over the past few weeks we wrote about the Internment of Italian Canadians during the Second World War.  Our focus was on our personal involvement in moving the issue forward be it Charles Criminisi’s involvement in the 90s around the 50th Anniversary up to our involvement reigniting the flame 30 years later.  We are happy that our efforts have finally come to fruition  but must acknowledge we did not achieve this alone.  The Sons & Daughters of Italy, of which we are members, along with the National Congress of Italian Canadians and the Canadian Italian Business Professionals Association (CIBPA) have long continued to lobby the government for an apology along with key Individuals from Montreal, Ottawa and throughout Canada.

Foto Joe Baiardo

On the 27th day of May, 2021, Prime Minister Justin Trudeau (nella foto a sinistra, ndr) finally made a Formal Apology in the House of Commons in Ottawa. He said, “Mr. Speaker, Signore Presidente,  I rise in this House today to issue an official apology on behalf of the Government of Canada for the Internment of Italian Canadians during the second World War… We are sorry; Chiediamo Scusa.   He then went on to say, “ When they could have turned their back on Canada, instead they put their backs into building Canada. For that we say Thank You!”.

In our series we highlighted Francesco Zaffiro’s story but we also have been blessed by the stories of other Racalmutese family members of Internees such as that of Giovanni Travale, Father of Vincenza and Jack Travale and Vincenzo LoCicero, father of Iolanda Carrol (Lo Cicero).

Vincenzo Lo Cicero, at the time was unemployed but was arrested on July 29, 1940 and released on February 9, 1943.   The Lo Ciceros had an 18 year old son and eight daughters.  Six of the daughters were dependents.  Ioland recalls, “I was four years old when he simply disappeared from my life.  He returned when I was seven.  I recall a party to welcome him back-the house was full of people- someone put me on his lap.  I remember feeling strange as he was like a stranger! It took some time for me to recapture the warm feelings a young child needs towards her father!” Iolanda also tells us especially in those formative years, how for three years without her father, they never spoke the Sicilian language and since his return it was limited.  It brings joy to her to hear us speak the language.  Lo Cicero’s conditions of release, even after having been interned for 2 and a half years, were that he had to report to the Royal Canadian Mounted Police (RCMP) once a month, could not change his place of residence or leave Hamilton without consent of the RCMP and was forbidden to be involved in fascist activities or organizations.  Iolanda and the Lo Cicero family are very grateful for finally receiving recognition along with the Prime Minister’s formal apology.

Giovanni Travale was the Secretary Treasurer of the Racalmutese Club and a member of the Italo-Canadian Club.  Giovanni was also a Shoe repairman like Zaffiro who taught him the trade.  He was arrested December 14, 1940 and released August 13, 1941.  Travale was released two months after the birth of his third child Jack.  Vincenza tells the story that when her father returned he noticed a family friend holding a baby.  Her father was surprised and said, “I didn’t know you had a baby!” The friend replied, “I didn’t.  You did” and she handed his son, Jack over to him.  Vincenza states that her father was never bitter towards the Canadian government for the Internment but always said he was owed 8 months of his life.  He was bitter though towards the members of the Italian Community who acted as informants.  Even when choosing his burial plot, Travale wanted to make sure none of the informants were nearby because then he would “never rest in peace”.
Vincenza has said “It is striking that many of the people currently working on telling the story of the internees and wanting recognition for them (e.g., the group in Hamilton preparing a commemorative plaque) are not family members or were even born when this all happened.  The pain has passed down through several generations.”  My father, she continued, “would be so grateful to you for finally making this happen and would say to you a heartfelt, “Mille Grazie”.

Our committee in Hamilton is now looking at the next phase of this long story: the education of future generations in shaping a better more welcoming multi-cultural society for all immigrants.  It’s the least we can do to honour the memories of our dear ancestors.

LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI PRECEDENTI

Hamilton, la paura delle famiglie italiane durante la guerra

La storia del calzolaio imprigionato durante la guerra

L’ingiusta reclusione degli Italo-Canadesi durante la seconda guerra mondiale

 

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