“Io, mio padre e le lunghe passeggiate a James Street”

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Hamilton in linea. I ricordi di Charles Criminisi sulla strada frequentata dai Racalmutesi, dove si passeggiava su e giù come in paese

Quando penso a James street, mi viene sempre in mente mio padre. Sebbene sia venuto a mancare 14 anni fa all’età di ottant’anni, non riesco ancora a passare per  James street senza pensare a lui. Una volta il mio ufficio si trovava tra King street e James St. e per questo ho avuto occasione di percorrerla svariate volte. Infatti, lavoravo presso quello che un tempo era il Birks Building, il luogo da cui ha inizio  il mio ricordo di James St. Proprio all’esterno del Birks si trovava la fermata dell’autobus di Locke St., dove sperimentai per la prima volte le meraviglie della zona centrale di Hamilton alla metà degli anni ‘60 .

Riaffiora alla mia mente il ricordo di me bambino all’età sette anni e di mio padre che mi tiene per mano, mentre scendiamo dall’autobus un sabato mattina.Mi sento elettrizzato, mentre passiamo davanti al lussuoso edificio di mattoni rossi che porta l’insegna di una famosa gioielleria. Mi sembra un castello che ospita gente importante, impegnata in affari importanti.

Mentre svoltiamo verso nord ed attraversiamo Gore Park, oltrepassiamo la statua (nella foto a sinistra) della regina Vittoria con il famoso leone. (N.d.t. Il leone “passant gardant”,”che procede  e custodisce”, spesso viene associato alle riproduzioni iconografiche della regina Vittoria, poichè simboleggia la Britannia).

Quest’imponente scultura all’inizio mi incute timore, ma ciò si dissolve velocemente, perché stringo la mano di mio padre e perciò mi sento al sicuro dal pericolo immaginario. Arrivati al Lister Block, ci fermiamo per farci lucidare le scarpe, uno dei piccoli lussi che mio padre poteva permettersi dato il suo magro salario da operaio. Riesco ancora a percepire l’odore della cera e questo mi faricordare quanto fosse un’occasione speciale. Mi piaceva la sensazione del camminare con le scarpe appena lucidate, il che mi faceva procedere con un passo più energico. Ci dirigiamo ancora più a Nord e ci fermiamo al mercato che un tempo era situato in quello che oggi è l’area di parcheggio tra York e Wilson St. Il vento freddo e pungente si manifesta sui volti  dei passanti e dei Venditori ambulanti, contratti in una smorfia. Anche le mie mani sono gelide, tranne quando stringo quelle sempre calde di mio padre. Compriamo alcune cose che senza dubbio ha chiesto mia madre e continuiamo il nostro percorso lungo James St.

Oltrepassata Cannon St, mio padre si trasforma nel “sindaco di Hamilton” o il “Re di Kensington”,  in altre parole diventa una persona molto popolare. Non riusciamo a fare più di dieci passi senza fermarci per salutare o essere salutati da qualcuno lungo la strada. Adesso ci troviamo nella parte Italiana di James St. e sembra proprio  che mio padre, emigrato dalla Sicilia nel 1951, conosca tutti quelli che passano. La mia giovane mente annota ciò e rimane piacevolmente colpita dalla senso di appartenenza e di accoglienza che ci circonda.

“Quando sarò grande, voglio essere come mio padre e passeggiare lungo James st. e fermarmi spesso per salutare la gente che incontro”.

Ci mettiamo quasi un’eternità con tutte queste fermate, le strette di mano, gli incontri, lo scambio di pettegolezzi per riuscire ad andare oltre le Armouries! Alla fine, raggiungiamo il negozio del barbiere che si trova a Nord di Robert St. Il negozio è di proprietà di Ralph Russello, amico di mio padre. Non è semplicemente il luogo dove gli uomini vanno una volta al mese per farsi tagliare i capelli, è piuttosto una sorta di rifugio, un posto in cui sfuggire ai problemi ed alle difficoltà della giornata di lavoro o alle tribolazioni familiari. E’ il punto centrale della comunicazione, dove si può andare per lasciarsi prendere dal continuo va e vieni della comunità Italiana, per parlare di sport, raccontare barzellette, discutere delle notizie principali del giorno e persino cercare soluzioni per i grandi problemi del mondo.

Durante il periodo che trascorriamo in questo posto, mio padre ogni volta si allontana per alcuni minuti per prendere i caffè per tutti o per andare a trovare il suo amico sarto Mario Giammichele, dall’altro lato della strada. All’inizio non mi piacevano queste sue assenze, ma poi ho iniziato a sentirmi  abbastanza a mio agio, affidato com’ero alle cure dei barbieri e degli altri avventori ed è stato cosi che ho cominciato ad assaporare  per la prima volta il gusto dell’indipendenza. Successivamente riprendevamo il percorso a ritroso verso la nostra casa in Bold St. con il bus alla fermata di Locke St. La sua mano nella mia, i nostri acquisti, le scarpe scintillanti ed capelli tagliati di fresco. Il mio era un taglio ben rasato dal lato sinistro, i suoi capelli, invece, pettinati all’indietro con una riga parziale nel mezzo, come andava di moda negli anni ’50-’60.

Charlie Criminisi con suo padre e tutta la famiglia

Un giorno, quando ero già più grande e mia sorella minore si univa a noi durante una di queste escursioni del sabato, papà ci accompagnò alla fermata del bus, ma invece di salire con noi, mi mise in mano due dollari e venti e disse che potevamo andare al Capital o al Palace per assistere ad una doppia proiezione (50 cents ciascuno per il film , gli altri 50 per il popcorn, un lecca lecca, una caramella, e 10 cents per il bus). Fu questa la nostra prima volta da soli, ed imparammo moltissimo grazie alla fiducia ed all’indipendenza che lui ci aveva concesso. In seguito, avrei capito che si trattava di un vantaggio per tutti. Lo aveva fatto per trascorrere il pomeriggio con i suoi amici e frequentare i caffè e i bar di James. St. Le nostre passeggiate lungo la strada gli avevano dato la possibilità di insegnarci la fiducia, il rispetto, lo spirito di squadra e come far sentire sicuri i propri figli, mentre si cammina mano nella mano.

(Traduzione di Adele Maria Troisi)
* * *

When I think of James Street I think of my dad. Although he passed away almost fourteen years ago at the age of 80, I still cannot walk down that street without him coming to my mind. My office is at King and James and therefore I have many opportunities to do so. In fact, I work in what was once the Birks Building and that is where my memory of James Street begins.
Just outside Birks was the Locke Street bus stop where I first experienced the wonders of downtown Hamilton in the mid 1960s.
In my mind’s eye, I am seven years old and my dad is holding my hand as we get off the bus on a Saturday morning.

I am filled with wonder as I pass the gorgeous red sandstone building bearing the jewellery store’s name.
It looks like a castle housing important people doing important business.
As we turn north and cross Gore Park, we pass the imposing figure of Queen Victoria accompanied by the famous lion.
This combination initially fills me with fear but that quickly dissipates as I am still holding my father’s hand and therefore feel safe from the imagined danger.
At the Lister Block, we stop to get our shoes shined one of the few luxuries that my dad afforded himself given his meagre labourer’s salary. I can still summon the smell of shoe polish and it reminds me of how much of a treat this was. I loved the feeling of walking out with freshly shined shoes, and that somehow caused me to walk with an extra spring in my step.

As we walk further north, we stop at the market which was then housed in the parking lot on York / Wilson Street. The bitter cold wind manifests itself in the grimaces of passersby and stall-keepers. My own hands are cold except when I am holding my father’s ever warm hands. We purchase a few things that my mother has no doubt asked us to bring home, and move along on our journey further up James Street.
As we cross Cannon, my father is transformed into the Mayor of Hamilton or the King of Kensington in other words, a very popular person. We cannot walk more than 10 steps without stopping to greet or be greeted by someone along the street. We are now in what was then the Italian part of the street.

My father, having immigrated from Sicily in 1951, appears to know virtually everyone we pass. My young mind notes this and loves the feeling of belonging and inclusiveness that this engenders.
When I get older, I want to be just like my dad and walk up James Street and stop frequently to meet people I know.
It takes us what seems like an eternity to get past the Armouries, with all of the stopping, shaking hands, catching up, gossiping, etc. Finally we reach the barber’s shop just north of Robert Street, a place owned by my dad’s friend Ralph Russello.

This is not just a place where men get their hair cut once a month. It is also a sanctuary for them from the trials and tribulations of their workday lives and from their family problems. It is a communication hub where one can go to get caught up with the local comings and goings in the Italian community, talk about sports, tell jokes, debate the great issues of the day and solve the problems of the world.
During our time there, my dad would invariably leave for a few minutes to get coffees for everyone or go to see his friend and tailor Mario Giammichele across the street.

At first, I did not like his absence but soon felt comfortable enough in the care of the barbers and other patrons that I started to have my first positive taste of independence.
We would then start our long trek back to our house on Bold Street via the Locke Street bus. His hand in mine, our shoes gleaming, our hair freshly cut.
Mine had a razor sharp part on the left side, his was combed back in a partial dovetail that was very much in vogue in the 1950s and 1960s, and our groceries in hand.

One day when I was older and my younger sister joined us on one of these Saturday excursions, he walked us back to the bus stop, but instead of getting on with us he placed $2.20 into my hand and said that we could go to the movies at either the Capital or the Palace to see a double feature (50 cents each for the movies, the other 50 cents each for popcorn, pop, candy, and 10 cents each for the bus). This was our first chance to be on our own and we learned much from the trust and independence he granted us. I later learned that this was a “win-win” of sorts. He did this so that he could spend the rest of the afternoon with his buddies and frequenting the cafes and drinking establishments of James Street.
Our walks along the street gave him the opportunity to teach trust, respect, camaraderie, independence, and how to make your children feel safe as they walk hand-in-hand.

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