“In Sicilia il bene e il male sono facce della stessa realtà”

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Conversazione con lo scrittore e giornalista Gianni Bonina, da settembre in libreria con il libro “Ammatula”

Gianni Bonina

“Ammatula” è il titolo del nuovo libro di Gianni Bonina, giornalista e scrittore siciliano che vive a Catania. E’, come tutti i libri di Bonina, un romanzo pieno di fascino e di mistero, con una trama intrigante che ammalia il lettore e lo porta in un viaggio mozzafiato.

Il libro racconta di Carmine Andaloro, un avvocato agrigentino di grido e parlamentare, che apprende da un capomafia all’ergastolo, suo conoscente da decenni, di un libro che sta per uscire nel quale sarebbero contenute verità sul suo conto che anch’egli sconosce. Il capomafia si offre di impedirne l’uscita, ma Andaloro si oppone. Il libro rivela che il suo primogenito è il figlio del mafioso, il quale gli ha anche salvato la vita, essendo stato della cupola destinato a essere ucciso nel 1992, l’annus orribilis delle stragi in Sicilia. Il capomafia non vuole che il figlio avuto da Anna, moglie del deputato, segua le sue orme e muore con questa speranza. Nemmeno Andaloro vuole che diventi un affiliato di cosa nostra, ma la nuora coltiva ambizioni di potere e di ricchezza. Sarà una suora a decidere le sorti del figlio che troverà anche in lei la via della redenzione.

Una storia che si sviluppa tra Raffadali, Ribera, Niscemi ed Agrigento. Una saga cinquantennale sul potere mafioso, sul potere politico, sui loro intrecci, ma anche sull’amore e sull’inutilità di ogni sforzo umano. I temi trattati con stile e competenza rimandano immediatamente alle scene di un film sulla Sicilia contemporanea che speriamo si realizzi presto. La vanità delle cose e delle azioni esprime in Sicilia un avverbio “ammatula”, che sta per “invano”, perché non c’è sforzo che non riveli la sua inutilità. Ammatula tutti i protagonisti di questo romanzo colto e raffinato tendono alla felicità, al riscatto, all’elevazione morale.

Quando è nata l’idea di scrivere questo libro?

L’idea nacque nel 2015 quando a un produttore televisivo romano proposi il soggetto per una serie Tv siciliana. Il produttore sottopose il soggetto all’attenzione di uno sceneggiatore di successo che mi prospettò sostanziali modifiche. Voleva eliminare dei personaggi per contenere i costi. Legittimo: ognuno vede il mondo con i propri occhi e conosce i propri mezzi. Io mi opposi perché la storia cinquantennale che oggi si legge nel libro non credevo che andasse modificata. Così mi addissi a farne un romanzo che però ho scritto solo l’anno scorso.

Qual è il messaggio che vorresti passasse al lettore?

Ho una moglie agrigentina e conosco bene la provincia di Pirandello, Sciascia e Camilleri. Ho potuto constatare da me che in nessun altro posto in Sicilia come nell’Agrigentino il mafioso si confonde con la persona rispettabile e ci si può trovare conniventi e collusi senza nemmeno accorgersene. La doppia natura di molti integra in realtà una doppia identità. Appunto Pirandello, Sciascia e Camilleri. Se un messaggio è sotteso al romanzo è di guardare la Sicilia come una morgana dalle forme indistinte, di non assumere atteggiamenti manicheistici separando il bene e il male con l’accetta, perché in Sicilia il bene e il male sono facce della stessa realtà e sono compenetrate entrambe in ogni persona.

Cosa sta succedendo in Sicilia dove sembra tutto immobile, strade inaccessibili, raccolta differenziata che non parte, la politica lontanissima, i giornali che chiudono…

Sta succedendo quel che succede a ogni Sud in presenza di crisi economiche internazionali che colpiscono ogni Nord. Subisce i danni maggiori. Decenni di politica regionale dissennata e rapace hanno poi aggravato lo stato delle cose. I problemi della Sicilia nascono innanzitutto, non da ora, dall’incapacità della sua classe politica in generale che ha pensato solo a perpetuarsi. L’unica luce è venuta dalla cultura, che conta, anch’essa non da ora, siciliani che hanno fatto scuola in Europa e nel mondo. Un autentico paradosso. Che mi ricorda l’orchestra impegnata a suonare musiche meravigliose sul Titanic che affonda. Tutto è un ex libris di Bufalino: una nave che cola a picco sullo sfondo mentre in primo piano emerge dal mare una mano che tiene un libro. Non c’è migliore immagine per pensare la Sicilia di oggi.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Scrivere ancora della Sicilia. Non c’è mio libro che non riguardi la mia terra. Credo che in tutta la vita non abbia fatto che interrogarmi su di essa. Come Sciascia diceva di sé, anch’io sono mafioso, nel senso che sono di parte. Tant’è che sono impegnato in una nuova saga siciliana che sto per completare: stavolta basata parzialmente su fatti realmente accaduti e giocata tra un piccolo paese dell’entroterra messinese e l’America degli emigrati, una storia pluridecennale di segreti personali, di delitti inconfessati, di personalità mascherate: Se vogliamo, un doppio di “Ammatula”.

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