Il teatro, un atto d’amore

da | 4 Feb 21

Una meravigliosa scatola dove riporre e dove cercare…con l’augurio che presto passi la tempesta

Luisa Biondi

Il teatro è per me una meravigliosa scatola dove attingere a piene mani. Dove trovi corpo, voce e cuore. Dove la realtà prende forme nuove. Dove si può scommettere, osare, sperimentare. È una scatola dove riporre e dove cercare.

Nei momenti in cui mi sono persa, è lì che ho rovistato, trovando biglie di vetro, bambole di stoffa, gettoni del luna park, vecchie fotografie, lettere e cartoline ingiallite, peluche sgangherati, sassi colorati, vita. Pezzi di vita in una scatola. E ricominciando a giocare ho sempre rimesso insieme i pezzi.

Oggi riaprendo la scatola, ho trovato una lettera che voglio condividere con chi ama il teatro con la testa, con il corpo e con il cuore :

“Ciao Luisa, come stai? Mi piacerebbe tanto sentire il suono della tua voce, mi piacerebbe salire sul palcoscenico con te e giocare a fare finta, ma come dici tu, in modo serio, credibile.. Come la chiami sempre? Ah si! Catarsi. Purificazione. Manipolare la realtà e cambiarla. Io ne ho bisogno, sento la mia vita andare in pezzi. Mi sento straniera a casa mia, vivo con un’ansia continua mista a terrore e insicurezza. Tutti i miei amici, i miei conoscenti, coloro che una volta incontravo per strada e sorridendo stringevo loro la mano, adesso li percepisco come nemici. Ho paura della gente. I rapporti Serbo-croati sono difficili. Ti abbraccio forte sole mio, Selima”. (Vukovar, 2 novembre 1991)

Dopo una serie interminabile di bombardamenti, il 18 novembre 1991 la Città croata di Vukovar cadde in mano ai serbi. E questa fu l’ultima lettera di Selima. Oggi sento il bisogno di scriverle ancora :

Ciao Selima, non lo so come sto. Anche a me piacerebbe sentire il suono della tua voce, specie quando mi chiamavi “ Sssole mio”, con quelle tre esse, che solo tu riuscivi a far suonare eleganti. Anche a me piacerebbe salire sul palcoscenico insieme a te, a giocare a fare finta… nel modo più vero che conosco. Non si può. E mi manca quella realtà alternativa. Mi manca il mio mondo, dove la finzione ti permette di essere autentica. Mi sento prigioniera a casa mia, vivo anch’io con un’ ansia continua mista a terrore e insicurezza. E pensa… tutti i miei amici, i miei conoscenti, coloro che una volta incontravo per strada e sorridendo stringevo loro la mano, adesso li percepisco come nemici. Ho paura della gente anch’io. Le relazioni con gli altri sono difficili. Ti abbraccio forte mia cara amica. Mi manchi”.(Licata, 28 gennaio 2021)

Ripongo la lettera nella mia grande scatola, sospiro e la richiudo con l’augurio che presto passi la tempesta e si possa tornare a giocare a fare finta, e in quel gioco porterò Selima con me.

 

 

 

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