Il Sud e quella servile perdita di memoria

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Il Governo, Di Maio e la teoria dell’amico – nemico che applica Salvini.

Matteo Salvini e Luigi Di Maio

La policefalia è quello stato di tutti quegli esseri che hanno due o più teste. Viene considerata una condizione mostruosa e la mitologia è piena di mostri a due o più teste. Il più famoso è la chimera, che ha due teste, una di leone, una di capra.

Difficile capire se questo governo è bicefalo o tricefalo perché quella che dovrebbe essere la testa principale, cioè il primo ministro, non sembra avere un ruolo ben definito. Si gira ora da una parte, verso la testa Salvini, ora dall’altra verso la testa Di Maio, ma non trova, a quanto si vede, uno suo ubi consistam, cioè una sua dimensione ben definita. Arriva sempre dopo e abbassa il suo capo per dire sempre sì. Le altre due teste invece di questo governo più bicefalo che tricefalo, si muovono ciascuno per proprio conto e come nei miti agisono e si agitano in modo differente e contrastante tra loro.

Se dovessi comparare le modalità di comportamento di Salvini e di Di Maio, soprattutto nelle loro reiterate esternazioni su Twitter e su Facebook, direi che il primo ha un uso razionale dell’emotività, il secondo un uso emotivo della razionalità. In altre parole, mentre Salvini spinge intenzionalmente sui sentimenti e sulle emozioni cercando di provocarle negli altri, mostrandosi a dosi omeopatiche ora forte e deciso, ora papà comprensivo, ora irridente e senza paura, Di Maio, al contrario, esprime i suoi sentimenti e le sue emozioni senza pensarci due volte, indignandosi, arrabbiandosi, sparandole grosse, facendo affermazioni da incompetente, come qualunque uomo di strada, con un misto di passione e ingenuità. Solo che Di Maio non è un uomo qualunque, anche se si comporta come tale, ma un ministro della repubblica. Entrambi esprimono tuttavia una condizione che è popolare e antidemocratica insieme. Quella in cui non si dà più distinzione tra istituzioni, consenso e rapporti tra maggioranza e minoranze.

Alfonso Maurizio Iacono

Essere capi di partito e ministri è la stessa cosa? A vedere le esternazioni di Salvini e Di Maio sembrerebbe di sì. E questo sicuramente è un problema per la tenuta della democrazia. Che rapporto vi deve essere fra potere istituzionale e potere politico? Se vi è totale identificazione, una democrazia che è sì potere della maggioranza, non tutelando le minoranze, ma anzi demonizzandole, può assumere una dimensione tirannica. La totale identificazione tra istituzioni e consenso dissolve la democrazia. Passeremmo per esempio dalla giustizia alla vendetta. Facebook ha già permesso l’attuazione di questo passaggio in chiave virtuale.

Salvini applica (consapevolmente o meno poco importa) in modo provincial-padano, così come Orban in modo casereccio-ungherese, la teoria dell’amico-nemico del filosofo e giurista Carl Schmitt, tanto amato e ammirato anche a sinistra, autore di grandi e importanti opere ma anche di un saggio dal titolo Il Führer crea il diritto. La Lega Nord, ai tempi di Bossi, ebbe come ideologo Gianfranco Miglio, intelligente giurista e politologo, traduttore di Carl Schmitt. L’intellettuale aristocratico e il capo politico popolare stettero insieme per un bel po’. Poi ruppero. Il nemico era, fino a pochissimo tempo fa, il Sud, i napoletani, i calabresi, i siciliani. I miei conterranei del Sud stanno cominciando a dimenticarlo? Di Maio l’ha dimenticato? Penso che talvolta il vero problema del Sud e delle sue sofferenze sia una servile perdita di memoria. Adesso, per la Lega, che non è più Lega Nord, i nemici sono i migranti. Ma l’idea di fondo, non importa se nobile o plebea, non importa se costruita nelle stanze di una università o nelle strade di una periferia, resta la stessa: costruire un’identità sul nemico. Il razzismo è la forma più diffusa di tale costruzione.

La chimera era un mostro a due teste, una di leone e una di capra. E se questo governo fosse una chimera con la testa di volpe e con la testa di capra? A chi apparterrebbero la due teste? Fate voi.

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