Il richiamo alla famiglia naturale è solo un’ipocrisia

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Le riflessioni di Alfonso Maurizio Iacono sul Congresso di Verona. Vogliamo tornare ai tempi dell’aborto clandestino e dei figli di n.n.?

La sposa del Cantico dei Cantici dice: “Forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione”. Non vi sono catene né ritorni all’ordine che possono fermare la forza di colei che pronuncia queste parole. Negli anni ’70 del ‘900 nel nostro paese furono affermate, tra le altre cose, la legge sul divorzio, quella sull’aborto, quella sullo stato di famiglia. Prima di queste leggi i figli nati da relazioni extraconiugali erano segnati come figli di n.n., figli di nessuno, figli illegittimi. Magari vivevano nella nuova famiglia, con la mamma che non poteva essere moglie e con il padre che non poteva essere padre. Le donne che volevano abortire si affidavano alle mammane, donne disposte a praticare l’aborto clandestino, quasi sempre in casa, di nascosto, a rischio della vita della donna che voleva abortire. Vi era un mondo clandestino, di cui tutti erano a conoscenza, un mondo che regolava illegalmente ciò che non poteva essere regolato con la legge. In famiglia la parità non esisteva per legge. Ciò che gravava sulla donna per quel che riguardava i diritti e la libertà era dieci volte più pesante su ciò che gravava su un uomo.

La Chiesa non voleva queste leggi. Preferiva l’orgia dell’ipocrisia che si accompagnava nascostamente (ma neanche tanto) alle normali relazioni sociali e umane. Filisteismo e bacchettonismo imperavano sovrani nel bel mezzo di tradimenti, doppie vite, scissione tra matrimonio e amore. Non parliamo poi dell’omosessualità considerata nel migliore dei casi una malattia. Se non ricordo male, quando c’era il servizio di leva obbligatorio, chi (ed erano pochi) alla visita si dichiarava omosessuale veniva inserito nella stessa casella degli schizofrenici.

Ora, pensando al congresso di Verona, la domanda è: vogliono tornare a quei tempi? Vogliono ritrovare una malintesa naturalità nella famiglia e nella differenza fra i sessi? Se è così allora è bene sapere che, nella storia dell’umanità, la condizione naturale non era la famiglia sancita dai matrimoni, ma il sistema della consanguineità. In sostanza proprio ciò che oggi viene considerata la cosa più innaturale del mondo, l’incesto, era una condizione naturale. Quando sorgono i matrimoni e si afferma la proibizione dell’incesto, nascono la cultura e il desiderio. Il passo avanti è stato un allontanarsi dalla pura naturalità per avvicinarsi alla dimensione istituzionale e simbolica.

Alfonso Maurizio Iacono

Cosa c’è di naturale nella cerimonia che accompagna la celebrazione di un matrimonio? E’ un atto istituzionale e simbolico, è un rito che provoca e disciplina le emozioni, per molti meravigliose, è una comunicazione pubblica, ci vogliono un officiante e dei testimoni. Ma se è così, cosa c’è di strano che due persone dello stesso sesso vogliano contrarre matrimonio?

Perché ci si meraviglia che una donna non voglia più essere l’angelo del focolare? Il focolare è la cosa meno naturale e più culturale che vi sia, chi ne diventa l’angelo entra in una cultura che vive della schiavitù femminile. Ad essa si può e si deve contrapporre un’altra idea culturale di famiglia, quella in cui donne e uomini sono alla pari, così come si riscontra nel meraviglioso testo poetico del Vecchio Testamento, che più volte mi è capitato di richiamare, dove lei e lui si guardano, si desiderano, si amano divisi e uniti da un dispositivo a tutti noi fin troppo noto che di naturale non ha nulla: una finestra (2.9).

Il richiamo alla famiglia naturale è solo un’ipocrisia. Usare la natura come reazionario punto di riferimento per imporre una norma che non ha niente di naturale, è un errore che evidenzia un’illusoria e nostalgica voglia di autorità e di ordine, in un mondo che si disgrega e si disperde nell’individualismo possessivo, ma a cui si vuole rispondere brandendo una clava patriarcale. Non basterà a fermare la storia.

Da Il Tirreno

foto in evidenza da internet

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