“Il primo amore…è un Vento che torna a soffiare”

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“Dal 28 novembre in libreria la nuova edizione di “Vento di tramontana” il romanzo d’esordio di grande successo di Carmelo Sardo, ristampato da <Laurana Editore> dopo le innumerevoli richieste di lettori che non riuscivano a trovarlo. E’ l’autore stesso a presentarlo a “Malgrado tutto”.

Carmelo Sardo

Il vento anche stanotte sferza l’isola e ingrossa il mare. La risacca nel vecchio porticciolo schiaffeggia l’aliscafo che qualche ora prima aveva scaricato frotte di pendolari sen­za poter tornare indietro…” Potrei andare avanti, almeno per tutta la prima pagina e mezza, senza aver bisogno di aprire il libro: ce l’ho stampato qui, nella memoria, e chissà quante volte me lo sono ripetuto lungo questi dieci anni, da quando lo scrissi la prima volta, come fosse una poesia, la poesia della vita. Avete presente “All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne…”, oppure “Nel mezzo del cammin di nostra vita..” o “La donzelletta vien dalla campagna…“. Ecco, il mio incipit è “Il vento anche stanotte sferza l’isola e ingrossa il mare...” Non ne ho altri che si siano cristallizzati nella testa come questo.

Per esempio, se mi chiedeste l’incipit di “Malerba”, che pure ho scritto io, giuro che non me lo ricordo: dovrei andare a rileggerlo. Così come con l’altro mio romanzo, “Per una madre”: dovrei pensarci a lungo per ricordarmi la seconda riga. Con “Vento di tramontana” invece no. Quell’attacco, quelle prime righe, mi risuonano melodiosi nelle orecchie come il rumore della risacca che accompagnava le mie notti in servizio sul muro di cinta del vecchio carcere di Favignana. Si dice che <il primo amore non si scorda mai>. E sì, forse è così. Non so con le donne, ma per quanto mi riguarda con i libri è davvero così. E’ chiaro, uno scrittore non può che amare tutte le sue opere; ma spesso succede che la prima pubblicazione resti aggrappata al cuore, anche se nel frattempo, altri libri che ha pubblicato vendessero molto di più (nel mio caso, “Malerba”, che ho scritto a quattro mani con Giuseppe Grassonelli, è quello che ha venduto più degli altri). Ma “Vento di tramontana” resterà sempre il romanzo della vita. Della mia vita, della mia formazione, del mio svezzamento.

L’ho scritto in un anno, tra il 2008 e il 2009, nelle notti senza sonno nella mia vecchia casa romana che guardava mezza fetta di Colosseo. L’ho scritto per esorcizzare una storia che mi tormentava da un quarto di secolo, da quando mi costrinsero (benedetto destino) a passare nove mesi di servizio militare come agente di custodia nel supercarcere di massima sicurezza dell’isola di Favignana (Favonio nel romanzo). Avevo 21 anni e quell’esperienza mi ha fatalmente segnato. Mi ha formato, mi ha fatto conoscere l’uomo nelle sue mille sfaccettature. L’ho scritto volutamente in forma lieve. Con una prosa accessibile, che potesse trasmettere in qualche modo l’acerbezza del protagonista, dell’io narrante. Ho provato a riportare fedelmente quello che i miei occhi hanno visto, le mie orecchie sentito, e il mio naso odorato. Ecco, gli odori! Non so se abbiano raggiunto i miei lettori, come volevo. Molti mi dicono di sì. Solo chi è sceso nelle viscere di quel vecchio castello borbonico, trasformato in penitenziario, con le celle scavate a sette metri sotto il livello del mare, poteva rendersene conto.

Ho conosciuto disperati, con vite a perdere. Fantasmi che vacillavano inermi. Ho conosciuto uomini veri, e uomini fasulli. Ho capito l’amore, ho toccato le passioni. Ho raccolto confessioni drammatiche. Ho fatto amicizie imbarazzanti. Ho capito là dentro che cos’è insomma l’uomo! Ho “aiutato” chi avesse un progetto di redenzione nobile per riscattare col cuore la sua vita bruciata dentro la sentenza inappellabile “fine pena mai”. C’è tutto nel romanzo, che va anche oltre, e scandaglia l’attività onirica del giovane protagonista che poi si fa adulto e con un salto di un quarto di secolo è spinto dal destino a tornare nell’isola.

Fatemelo dire: se non l’avessi scritto io, l’avrei amato lo stesso questo romanzo, e avrei invidiato il suo autore. Ricorderò finché campo la telefonata dell’allora capo della narrativa italiana di Mondadori, Antonio Franchini, quando mi annunciò che lo avrebbero pubblicato. E’ uscito nel 2010 ed è stato subito un successo. Due edizioni in una settimana, premi, recensioni strepitose, messaggi privati di lettori entusiastici, inviti dovunque per presentarlo, da nord a sud, nelle scuole e nelle librerie, nelle carceri e nelle piazze. Sono stato travolto. Poi è successo che le copie sono finite, e quattro anni dopo è uscito “Malerba” e il successo è stato ancora più travolgente e mondiale. Ma io avevo sempre in testa e a gorgogliare nell’animo, “Vento di tramontana”. E una storia che bussava forte per ridare vita a quel romanzo. Così ho scritto il suo sequel, “Per una madre” (Mondadori 2016) che ripartiva proprio da dove era finito “Vento di tramontana”, e anche questo è stato un successo, tanto che ha conquistato nuovi lettori che inevitabilmente si sono preoccupati di procurarsi “Vento…” per scoprire cosa fosse accaduto prima, senza però trovarlo. Le richieste sono aumentate. Sono stato sommerso. E a quel punto mi sono dato da fare, e grazie a Calogero Garlisi, caro amico, editore di lungo corso, lungimirante e attento, ecco che finalmente “Vento di tramontana” è stato ristampato, in una nuova elegante edizione per “Laurana editore” di Milano.

Dal 28 novembre torna in libreria. E io sono emozionato come la prima volta. Perché, è vero, <il primo amore non si scorda mai>. Se poi ritorna, “…è cchiu’ bell’assai.”

 

 

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