Il galantuomo che scovava le storie negli archivi

di | 10 Mar 21

Storie. Appassionato studioso e scrittore, Giovanni Di Falco, contribuì a comporre il mosaico di quella “storia minima” tanto cara a Leonardo Sciascia

Giovanni Di Falco

Giovanni Di Falco, classe 1923 (23 febbraio), è stato testimone di molte stagioni racalmutesi; osservatore acuto, preciso e appassionato delle vicende storiche del suo “villaggio morto e distrutto”. Lo chiamavano il Professore. Non so se abbia mai fatto un solo giorno dietro una cattedra, ma certo la sua figura elegante e austera ben si attagliava a quel titolo che gli derivava sicuramente dai suoi studi.

Di Falco, per mestiere, è stato a contatto con archivi, carte, atti, bandi, avvisi. Ha diretto l’Ufficio del Registro (oggi si chiama Agenzia delle Entrate) che prima della informatizzazione doveva essere una specie di luogo metafisico in cui si custodiva la vita delle persone declinata dal punto di vista economico e finanziario. Dichiarazioni di successione, contratti di locazione, contratti preliminari: tutto confluiva in quell’Ufficio popolato infine di “anime morte” che rivivevano, dopo averli cercati a ritroso, attraverso il sentiero dei loro averi che si tramandavano in mille frammenti. Di Falco, in filigrana, attraverso quelle “sudatissime carte”, riusciva a scovare un dettaglio, un’illuminazione che poi utilizzava per comporre il mosaico di quella “storia minima” tanto cara a Leonardo Sciascia di cui era quasi coetaneo. E con lo scrittore, comunque, aveva la stessa memoria delle cose, delle vicende, delle strade, dei luoghi, dei “personaggi un po’ folli” che popolavano Racalmuto in quel pirandelliano e disperato momento della sua storia che dovette essere quello a cavallo con la Seconda Guerra.

Il professore Di Falco era appassionato di storia, ma per chi lo ha conosciuto è anche stato un esempio di sobrietà, un’ispirazione per quel modo pacato, rispettoso e mai sopra le righe con cui aveva interpretato la sua parte nella commedia della vita. E del resto, ci piace pensare, quel simpatico Giugiù con cui gli amici lo indicavano, era un vezzeggiativo che faceva la sintesi fra galantuomo, uomo buono e uomo disponibile.

Giovanni Di Falco ha pubblicato: “I vespri siciliani – Storia del sipario del teatro di Racalmuto”(Editoriale Malgrado tutto, 2003) con la prefazione di Andrea Camilleri, “Ottoni e tamburi. Storia della Banda municipale di Racalmuto (Eugenio Maria Falcone Editore, 2007) con la prefazione di Gaetano Savatteri, “La campagna del Caos. Storia della casa natale di Luigi Pirandello” (Editrice Petite Plaisance, 2007), con uno scritto di Andrea Bisicchia, “Il teatro Regina Margherita di Racalmuto” (Edizioni Kalos, 2010), con testi di Antonio Foscari e Salvatore Picone, “Piccole storie di Racalmuto” (Casa editrice Istituto Poligrafico Europeo, 2014), con una nota di Salvatore Picone.

Dedicò gli ultimi suoi anni della pensione alla ricerca e alle attività culturali. E’ stato revisore dei conti della Fondazione Sciascia e componente della deputazione del Circolo Unione. In passato si occupò, assieme a Nicolo’ Macaluso e Salvatore Restivo, delle carte del poeta Pedalino Di Rosa, conservate presso la biblioteca comunale.

Si dice che si sia commosso in una delle sue ultime uscite pubbliche, qualche anno fa: al teatro Regina Margherita incontrò gli alunni della scuola media “Pietro D’Asaro” che avevano letto il suo libro sulla storia del teatro.

Il Professore Di Falco se ne è andato nel giugno del 2016, quando scompare una persona che ha a lungo vissuto è come se morisse un intero mondo, o quel che ne rimaneva. Le vecchie querce sono come dei sopravvissuti che stanno lì a ricordarci quello che sono stati e di che sostanza era fatto il bosco, ormai diradato, nel quale erano cresciuti. E quando cadono, le querce, fanno rumore. E, soprattuto, non è facile sostituirle.

1 commento

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    In molti non sanno che il Prof. Di Falco e’ stato uno dei primi appassionati di Tennis di Racalmuto, quando qui il Tennis non si sapeva cosa fosse.
    Non sarebbe male intitolargli uno spazio, e perche’ no proprio il campo da tennis.

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