Il futuro è come la politica. Se non sei tu a farla, la fanno gli altri per te

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Sono passati molti giorni dalla sensibilizzazione mondiale per l’ambiente. Ma siamo già altrove

Alfonso Maurizio Iacono

Sono passati ormai molti giorni dalle grandi manifestazioni sull’ambiente e, come al solito, tutto sembra dimenticato. Ora in primo piano vi sono i giochetti tra Renzi, Di Maio, Conte, Zingaretti, Berlusconi, Salvini. Tutti a cercare di indovinare morbosamente quale sarà la prossima mossa dell’avversario, del nemico interno e del nemico esterno. Questo fa più o meno spettacolo: il pettegolezzo, l’idea della politica come partita a poker, la furbizia in mezzo ai panni perennemente sporchi dell’uno o dell’altro, il continuo cambio di posizione e di appartenenza, le fughe in un’altra formazione partitica.

E’ la politica di oggi, si dice, di cui dobbiamo prendere atto assumendo il principio di realtà. Ma quale realtà? Se si trattasse solo di quella politica così come si configura oggi nelle democrazie occidentali e se la si guardasse dall’interno della sfera d’azione che le è propria, potremmo dichiararci disgustati o condiscendenti, scettici o cinici, ma non usciremmo da ciò che il sociologo tedesco Niklas Luhmann chiamava un sistema chiuso. Egli seguiva la teoria dell’autopiesi dei biologi cileni Humberto Maturana e Francisco Varela secondo cui un sistema vivente è un insieme di sistemi chiusi capaci di autoorganizzarsi nei loro rapporti con l’ambiente. Luhmann applicava questa teoria ai sistemi politici e sociali, anche se non identificava i sistemi sociali con i sistemi viventi. Ora, la politica di oggi, nonostante la si faccia più su twitter e su facebook che non nelle piazze e nelle aule dei parlamenti, a dispetto del fatto che ogni agire politico sembra essere parte di uno spettacolo permanente, dove il pubblico, l’audience, è normalmente ridotto a fare il tifo per questo o per quel leader, al contrario di ciò che potrebbe apparire una grande apertura, è in realtà un sistema chiuso. Pericolosamente chiuso.

Dicevo appunto che sono passati molti giorni dalla sensibilizzazione mondiale per l’ambiente. Siamo già altrove. La pagina è stata girata sul tortellino fatto con il pollo anziché con il maiale. Ma anche la vicenda del tortellino è già superata e, mentre sto scrivendo, altri episodi distoglieranno lo sguardo del pubblico da un evento precedente perché possa posarsi su uno successivo. Il continuo spostamento dell’attenzione da un evento all’altro, crea distrazione. Il pianeta va in pezzi. Inquinamento ambientale e diseguaglianze sociali stanno raggiungendo un livello mai visto, ma non vi è peggior cieco di chi non vuol vedere.  Il futuro è ora, nel senso che se non facciamo qualcosa, ci cadrà addosso.

Il futuro è come la politica, che, se non sei tu a farla, la fanno gli altri per te. Se non ci interessiamo noi del futuro prendendolo sul serio, il futuro si prenderà gioco di noi. E’ questo il principio di realtà. E’ questa la notizia che dovrebbe fare la differenza e invece, purtroppo, non la fa. Come produrre meno plastica, meno ossido di carbonio, meno inquinamento? Come riprogettare le città oggi, i mezzi di comunicazione e di viabilità, il senso della qualità della vita nei quartieri? Niente di nuovo sotto il sole, è vero. Sono domande vecchie e abusate, ma il fatto è che finora non hanno avuto risposte, perché, non volendo veramente vedere gli aspetti falsi e malati del mondo in cui si vive, nell’apparenza del realismo della politica e volgendo lo sguardo su inutili dettagli, si sta vivendo nella chiusura e nella cecità. Fatte le manifestazioni sul futuro e sull’ambiente, tutto è archiviato, messo da parte, dimenticato. L’interesse è altrove e poi altrove e poi altrove. Spostare l’attenzione per rimanere fermi dove si è. Nel racconto Gli occhiali di Henry James, Flora Saunt pur di non mettersi gli occhiali che le avrebbero permesso di vederci meglio ma che le avrebbero deturpato il viso, finì con il diventare cieca.

Da Il Tirreno

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