Il Covid 19, i colori e il “daltonismo” sociale

di | 6 Apr 21

Vedere e vivere a colori è stato e continua ad essere la regola dominante della pandemia

Antonio Liotta

Esiste una ridotta (a volte completa)  capacità a percepire i colori. Dal punto di vista scientifico, questo difetto si chiama discromatopsia meglio conosciuto come daltonismo. Solitamente è un difetto genetico legato al cromosoma X con alterazioni ereditarie dei coni (sono i fotorecettori dei colori), ma  può instaurarsi per danni di retina, nervo ottico ed anche particolari aree della corteccia cerebrale.

Conseguenza di questa condizione patologica è l’alterata visione dei colori fondamentali: rosso, verde e blu-giallo. Realmente, quando ci si trova davanti ad un semaforo, si scambia il rosso con il verde o viceversa con evidenti e seri problemi che ne conseguono: tutto ciò è giustificato dal dato patologico.

Da più di un anno, assistiamo ad un fenomeno particolare dettato da regole epidemiologiche per cui siamo stati immersi e sommersi in un “carosello di colori” che hanno caratterizzato l’Italia in rapporto alla gravità esistente nelle varie Regioni e che hanno assunto le tinte dal bianco al rosso. Vedere e vivere a colori è stato e continua ad essere la regola dominante.

Posizionare una Regione, una Provincia, un Comune in un colore comporta una serie di problematiche economiche e sociali di significativa importanza, perché limita circolazione di persone e merci e le attività commerciali e sociali con ricadute sull’occupazione non indifferenti, oltre che sul benessere fisico/psichico di ogni cittadino.

È logico, quindi, desiderare di essere tutti dipinti di  bianco e mai di rosso; ma, tra desiderio e realtà, ha vinto e continua a vincere l’evidenza di questo lungo anno di pandemia (ancora non finita) che ci dimostra che per evitare il rosso bisogna contenere i contagi e quindi continuare ad usare i classici sistemi di prevenzione (distanziamento, mascherine) ed effettuare una massiva vaccinazione.

La “geografia dei colori” è stata rispettata nella prima fase della pandemia da Covid-19, un po’ meno nella seconda ed ora, nella terza, è  quasi negata complici anche i continui cambi di assegnazione degli stessi colori, le prescrizioni contenute nei vari Decreti governativi spesso contraddittorie ed astruse.Tutto ciò ha creato una generale insoddisfazione che lentamente ha portato all’insorgenza di una nuova patologia: il “daltonismo sociale”!

Il “daltonismo sociale” ha fatto saltare la scala cromatica, ha annullato i divieti, ha portato ad un rallentamento dei sistemi di controllo, ha dato il via (quasi) “liberi tutti” ad ogni cittadino. Il “daltonismo sociale” ha colpito anche importanti settori governativi per cui si è arrivati alla criminosa evidenza  di “spalmare” il numero di contagi e di morti finalizzata ad evitare l’assegnazione del colore rosso.

Oggi, in terza ondata pandemica, si fa fatica a distinguere i colori, tutti vedono il “verde di libertà”  al posto del rosso, dell’arancione e del giallo, ognuno fa quello che piace. La  conseguenza è drammatica: aumentano esponenzialmente  i contagi e le Rianimazioni sono intasate. Il “daltonismo sociale” dimostra l’elevato grado di irresponsabilità di cui siamo dotati e ci porta velocemente al prolungamento di una pandemia con vincitore il Covid-19 mutante.

5 Commenti

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    Purtroppo, oltre al daltonismo sociale, a tutti i livelli è presente spesso la concomitanza di un’altra più grave patologia, la stupidità umana. Il connubio di questi due gravi disfunzioni percettive e mentali sta azzerando ogni sacrificio fatto da chi vede i colori e percepisce il pericolo. Vedrà quante “stronzate” verranno fuori tra qualche settimana.

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    Hai pienamente ragione caro Amico Antonio

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    Purtroppo non è sempre facile coniugare scienza e politica.Non tutti hanno come te questa doppia formazione professionale, sociale, umana.
    Hai ragione, Antonio!

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      Caro Antonio
      Hai descritto perfettamente lo stato pandemico e psicologico associato.
      Purtroppo la politica continua a fare gli interessi di pochi e non della comunità intera.
      Ti ringrazio perché almeno la condivisione del pensiero ci unisce e ci fa sperare in un futuro migliore.

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    I colori sarebbe bello vederli su una tela,che con la loro capacità di stimolare delle sensazioni e soprattutto fantasia ci portano in mondo di sogni ,in questo caso ci fanno vivere un incubo.Cosa peggiore non si poteva fare…

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