Scuola, il coraggio delle “Presidi di frontiera”

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Operano in quartieri “difficili” di Palermo, nelle periferie dimenticate della città. Sei donne che hanno fatto del loro lavoro una missione

All’appuntamento annuale di “Marina di libri” a Palermo, si è parlato anche di scuole di frontiera e di ”presidi coraggio”, quelle che lavorano nelle periferie dimenticate della città. Nel ”Salotto stampa” di “Repubblica”, accanto all’ombra del ficus gigante, le giornaliste Sara Scarafia e Claudia Brunetto hanno dialogato con: Daniela Lo Verde, dirigente I.C. “G. Falcone” dello Zen 2; Giovanna Genco I.C. “De Amicis” del quartiere Noce; Laura Anna Maria Pollichini I.C: “Perez-Calcutta” ubicato nel cuore del centro storico; Antonella Di Bartolo I.C. “Sperone-Pertini”; Marina Venturella I. S. “Rita Levi Montalcini” di Borgo Nuovo e Ilaria Virciglio I.C. Scelsa- Villagrazia Pagliarelli che dirige questa scuola che ha sette sedi in quartieri diversi.

Quartieri “difficili” dove spesso mancano i servizi essenziali e che rischiano di diventare veri e propri ghetti. Le presidi  hanno raccontato la loro esperienza. Sei donne che hanno fatto del loro lavoro una missione, supportate da docenti, personale scolastico e spesso dalle stesse famiglie.

Lottano ogni giorno contro furti e atti vandalici, rivoluzionano la didattica all’insegna della multiculturalità e della multireligiosità poiché nelle loro scuole la percentuale di alunni di origine straniera è superiore a quella italiana, combattono la dispersione scolastica.

Il loro messaggio è quello che la scuola, in questi quartieri periferici, deve essere uno spazio aperto a tutti e tutte, quindi forte è l’impegno nell’organizzazione di attività extra-scolastiche: gite per conoscere i luoghi e la storia della  cultura della propria città, attività sportive e ludiche ma anche gare di lettura e tornei di raccolta differenziata.

A proposito delle visite culturali nei luoghi di Palermo alcune dirigenti hanno sottolineato come la linea del tram che collega le periferie alla città ha facilitato queste attività che permette a ragazzi e ragazze di visitare le bellezze artistiche di Palermo, di conoscerne le storie e di arricchire le loro conoscenze, di aprire i loro occhi su altri orizzonti della propria città.

Queste ”presidi di frontiera” hanno raccontato emozionate che in alcuni casi, le mamme dei loro alunni hanno ripreso i libri in mano, hanno studiato e hanno conseguito lì, nella stessa scuola dei figli, la licenza media.

Ci viene in mente così l’immagine bellissima di queste donne, dirigenti e docenti, che prendono per mano altre donne e le accompagnano in questo cammino. Una di loro dice: ”La scuola deve essere una calamita di positività, deve anche donare serenità e sorrisi alla gente che vive in questi quartieri disagiati, deve restituire loro sogni”.

Marina Venturella ci racconta come a Borgo Nuovo ha lottato per contrastare la fuga degli alunni  da un istituto brutto e fatiscente, alcune volte invaso dai topi. E’ riuscita a migliorare quel che si poteva ed ha anche subito un furto di 70.00 euro di materiali acquistati per l’aula informatica. Per un periodo ha avuto anche la scorta ma poi, come lei stessa racconta, gli abitanti del quartiere hanno capito che quello che faceva era solo per il bene dei loro figli

Antonella Di Bartolo ha dato avvio alla scuola dell’infanzia e per convincere la gente del quartiere Sperone a portare i bambini, tesseva tutte le strade ed i vicoli affiggendo volantini.

E Laura Anna Maria Pollichino: ”Nella mia scuola ci sono alunni di 21 nazionalità diverse. Noi lavoriamo per l’accoglienza e per l’integrazione. Troviamo sempre i numerosi punti di contatto tra le varie culture. Gli alunni stranieri sono una ricchezza e la contaminazione può solo fare bene”.

Daniela  Lo Verde, dirigente da sei anni allo ZEN 2, è scoppiata in un pianto di rabbia, quando ad aprile, dopo vari atti vandalici a danno della sua scuola, sono stati rubati i giocattoli per i bambini. Ma la solidarietà non si è fatta attendere ed è anche stata riconsegnata la refurtiva dei giochi. Dice: “Lo Zen è un quartiere chiuso, dove tanta gente è arrabbiata contro lo Stato e di conseguenza a volte riversa questa rabbia anche sulla scuola che rappresenta un pezzo di Stato. Ma noi cerchiamo di dare all’interno della nostra struttura ore di serenità, di regalare sorrisi”.

Tutte tengono a sottolineare che il coraggio non appartiene soltanto a loro ma anche ai docenti e a coloro che affrontano quotidianamente le emergenze scolastiche. Eroine silenziose del nostre tempo, un esercito che usa le armi dell’intelligenza, della cultura, del coraggio e della sensibilità per migliorare il futuro di ragazzi e ragazze. Donne da cui, chi amministra la cosa pubblica a tutti i livelli, dovrebbe  prendere esempio e lezione di dignità e concretezza. Troppo spesso i riflettori sono sempre accesi su chi parla o scrive di argomenti “astratti”, di buoni propositi mai portati a termine , di situazioni poco aderenti alla realtà

Con quest’incontro con le “Presidi coraggio” un po’ di luce finalmente su chi migliora realmente il territorio, giorno per giorno, nel silenzio delle difficoltà quotidiane. Dirigenti e docenti a cui dovrebbe andare la riconoscenza della collettività e l’attenzione delle grandi firme e dei media, invece “affaccendati in tutt’altre faccende”. Presidi che vanno supportate e mai lasciate sole, a qualunque costo.

Nella foto un momento dell’incontro

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