Il cantore di emozioni sicane

da | 6 Mag 22

La poetica di Mario Tamburello, autore lombardo che si esprime in lingua e in vernacolo siciliano

Mario G.B.Tamburello (Foto Giuseppe Merlotti) 

Assolutamente straordinaria la poetica di Mario G.B. Tamburello, autore lombardo la cui vasta produzione letteraria è espressa in lingua e vernacolo sicano. Il poeta, infatti, pur essendo nato a Milano, dove ha sempre vissuto, vanta origini siciliane e predilige il dialetto tipico dell’entroterra agrigentino col quale esprime in versi l’essenza della nostra terra, dal cuore mediterraneo e dalle irruenti passioni, regalando al lettore una gamma di emozioni e colori che denotano un accordo di amore eterno con l’isola.

Nelle sue liriche si riscontra una grande ricchezza di vocaboli che appartengono alla migliore tradizione letteraria siciliana della quale Tamburello fa tesoro intimo, riuscendo abilmente a svecchiarne i canoni estetici e compositivi. Un processo in cui l’apparente facilità del verso è quella che più facilmente si staglia nella memoria e nasconde un accentuato lavorio costruttivo in una sorta di laboratorio ritmico sulle righe di importanti confessioni.

Scrive l’autore: “Primu, talia in funnu a li cosi. Doppu ‘un pinsari cuomu ‘u munnu di fora, ma dintra ni tia la tò arma spia. Sulu allura, fa’ poesia”.

“Prima, guarda l’essenza delle cose. Dopo, non pensare come il mondo fuori, ma dentro di te sull’anima appoggia l’orecchio. Solo allora, fai poesia”.

Nelle sue composizioni emerge una certa ingenuità che il poeta ha perseguito lungo tutta la sua traiettoria in un lavoro frutto di ispirazione e di intensità vitale senza freni. Da tale autenticità si sviluppa l’ineffabile congiunzione di genuino e di sanguigno che denotano una vitalità inestinguibile. A volte con profonde riflessioni, altre volte con piglio giocoso ma non fatuo, egli si esprime con calibrata architettura verbale che, tramite il dialetto, reca i segni della sua storia, delle sue origini. Una poetica che evidenzia implicazioni semantiche dei termini, il modo del loro approssimarsi, in cui ogni frammento sembra strappato al ricordo introducendo le tonalità di un’epoca remota come un gioco perpetuamente rinnovato. Un gioco di voci, lamenti, immagini e parole …

“Voci, lamienti, sceni, paroli. Tuttu lentamenti s’arritira. Sparti’ u cori silenziu disìa, ppi squagliarisi no ‘llu vacanti nenti ma ‘llu tiempu chinu di Virità battiri, unni l’uocchi puonnu di gioja parlariti, e cchiù nun chiangiri, l’arma di Vita e di Luci saziarisi e cchiù nun carzarata ‘llu trimulizzu du dubbiu”.

“Voci, lamenti, immagini, parole. Tutto lentamente sfoca, mentre il cuore silenzio desidera, per sciogliersi non nel vuoto nulla, ma nel tempo pieno di Verità battere, dove gli occhi possono di gioia parlarti, e più non piangere, l’anima di Vita e di Luce Saziarsi, e più non prigioniera nel tremore del dubbio”.

Nella filigrana dei testi Tamburello impegna la riflessione assieme alla poesia, la tecnica e i movimenti. Attraverso il dialetto testimonia ciò che nel cuore non ha tempo poiché è come se avesse da sempre messo radici in Sicilia in modo genuino (non vincolato né mediato da alcuna ideologia) e ne avesse investigato gli elementi materiali e umani che ne hanno determinato il valore. Il tutto nella rivelazione della parola e in un rapporto vitale con essa. Un universo creato per un atto di reciprocità tra passato e presente che si avvia in uno spazio della memoria che viene da più lontano. Così si esprime nella lirica “Ura di pàrtiri” …

“Suòffru ssu tiempu di libertà ca lestu cuddà. Li muntagni Sicani salutu, li facci d’amici vasu, lu tirrenu asciucatu, d’unni la mè storia partì, di ‘na lacrima si vagna. Sempri di mia un pizzuddu lassu ni ssa terra d’armi e d’eroi. E’ voti abbisogna picca, c’ ‘u siccu si càrrica di fruttu, videmma fora stasciuni. Partu. Mancu sunnu juntu. Lu vientu ricuordi, senza finiri ma’ raduna e spàglia, lu fuocu ‘ntra abbruscia; la menti pinsera macina, lu rituornu vidi e già studia”

“Soffro questo libero tempo rapido passato. Le montagne Sicane saluto, i volti amici bacio, il terreno asciutto, da dove la mia storia cominciò, di una lacrima si bagna. Sempre lascio di me un pezzetto in questa terra d’armi e d’eroi. A volte chiede poco che il secco si carica di frutto, anche fuori stagione. Parto. Neppure sono giunto. Il vento ricordi freneticamente rastrella e disperde; il fuoco dentro brucia; la mente pensieri macina, il ritorno vede e già prepara”.

In sostanza l’autore si riconosce all’interno di una cultura e di tradizioni con le quali apre una partita abbastanza complessa cercando di appropriarsi del loro significato. La parabola di questo difficile connubio ci presenta l’immagine di un poeta che è l’uomo riconoscibile che fruisce di una dignità intertemporale. Una poetica che esercita una certa presa sul lettore attraverso un messaggio vitale in versi, senza schemi prefissati, dove Tamburello si confessa, goccia a goccia, senza fare storia a sé ma muovendosi in itinerari che comprendono ricordi, voci e persone. Non c’è in lui l’ostinazione del poeta che indaga sulla perfezione ma solo il desiderio della ricerca dei profondi strati della sua stessa realtà connessi alla quotidianità della memoria con richiami di straordinaria intensità. Insomma, un autore senza esasperazione intellettualistica e con una profonda percezione precoce ed essenziale dei valori della vita.

Autore pluripremiato in ambito nazionale. La sua ultima raccolta poetica si intitola “Pinsera scutuliati – Poesie sicane 2007/2019” e ne rappresenta l’Opera Omnia, poichè raggruppa, come in unico Canto, ben 109 poesie tratte da precedenti sillogi ed articolate in ordine cronologico.

1 commento

  1. Simone Bandirali

    Una disamina profonda questa di Margherita Biondo, parole che illustrano con grande sensibilità e appassionata vicinanza la poesia affascinante e intensamente lirica di Mario Tamburello.
    Poeta che usa la lingua dialettale sicana senza cadere nel pittoresco o nel cosiddetto amarcord, come spesso succede ai poeti in vernacolo, ma ne sfrutta la ricchezza, i colori, addirittura i suoni, per parlarci della sua anima, per descriverci la bellezza dell’amore, la sofferenza della passione, il trascorrere critico dei giorni. Il tutto a formare un concerto lirico, melodia e armonia che si fanno-poiein, appunto- poesia.
    Le poesie di Mario Tamburello sono assolutamente godibili anche nella versione in lingua italiana, a dimostrazione di quanto detto sopra e della attualità della sua ispirazione lirica.
    Parlando di questo poeta non posso fare a meno di avvicinarlo a buon diritto a un altro poeta, Franco Loi, che da poco ci ha lasciato, e che chiamare dialettale è riduttivo, tanto profonde e universali sono le poesie che ci ha lasciato.

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