Icona di intelligenza, di stile e di appassionata caparbietà

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Palma Bucarelli, una vita in prima linea

Palma Bucarelli (Foto dal Web)

Ci sono figure che sono in sè delle icone di intelligenza, di stile, di allure, di appassionata caparbietà e ciò che più affascina è che siano rivoluzionarie illuminate senza perdere l’essenza della femminilità.

Chiaro che queste caratteristiche, per di più concentrate in una donna, possano scatenare i demoni delle personalità più limitate, ma Palma Bucarelli ha proseguito aristocraticamente, nell’accezione più alta del termine, il suo iter: è stata una critica d’arte, storica dell’arte e museologa italiana di origini calabro- sicule ( e riporto non a caso questo dato anagrafico) e strenua promotrice dell’astrattismo e dell’informale; fu anche la prima donna a dirigere un museo in Italia e lo fece in maniera innovativa con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Adulata ed odiata, ebbe una indiscussa preparazione scientifica, una forte personalità, bellezza ed eleganza, fu una donna di rottura con il sistema di un’Italia degli anni ‘50, inconsueta anche la sua passione per le auto, che guidava spericolatamente; promotrice di un avventuroso salvataggio di operet d’arte, ricoverate a Palazzo Farnese a Caprarola e poi a Castel Sant’Angelo.

Furono anni delle grandi mostre, delle scelte anticonformiste, nonché per le polemiche che ne sono seguite: Picasso Scipione,Mondrian,Pollock. Quest’ultima esposizione insieme a quella del Sacco grande di Burri, è la miccia che fa esplodere la querelle sull’ astrattismo-realismo.

Gli anni Sessanta le regalano importanti riconoscimenti: compie un tour di conferenze negli Stati Uniti ed è nominata commendatore dal Presidente Segni, ebbe fama mondiale.

Se oggi possiamo ammirare le ninfee di Monet e il “Ritratto di Hanka Zborowska” di Modigliani, la “Composizione” di Mondrian, i tagli di Fontana e i “Mobiles” di Calder è grazie alla sua potente determinazione ed amore spassionato per l’arte.

La sua lungimiranza osteggiata e non poco da una società a carattere maschile fece di una Galleria d’arte moderna, che nei primi degli anni ‘40 fu definita da Peggy Guggenheim “un terribile obitorio”, un raffinato ed innovativo polo di arte contemporanea internazionale di spicco, lasciando un’impronta indelebile sul Novecento culturale italiano.

La sua fu una vita in prima linea, come studiosa ma soprattutto come donna e ciò traspare in una sua intervista del 1975 a Simona Weller in cui ci dice : “Certo, bisogna lavorare più duramente, bisogna provvedersi di una cultura a costo del sacrificio di tante altre cose piacevoli, avere volontà e determinazioni precise, una disciplina spietata, lottare contro difficoltà di ogni genere: si tratta di modificare un tipo di società creata dagli uomini, i quali non saranno costretti a correggerla se non dalla forza dell’evidenza”.

 

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