I suoi occhi verdi non brilleranno più. Favara piange Lorena

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Uccisa, a 27 anni, dal suo fidanzato

Lorena Quaranta

“La corte di alzi. Sta per entrare la Regina Bianca di Navarra”. Aveva 10 anni, frequentava la quinta elementare nella scuola di via Olanda. E per la sua bellezza, i suoi occhioni verdi, la sua altezza aveva conquistato tutti.

“Avevamo organizzato il corteo storico – ci racconta con la voce rotta di commozione la sua maestra Nancy Mannino – e insieme alle colleghe Norina Livreri e Anna Maria Modica non abbiamo avuto nessuna esitazione ad individuare in Lorena la Regina Bianca di Navarra. Ricordo ancora le prove con la sarta, per confezionare uno splendido abito sul suo bel corpicino. Siamo addolorati. Oltre ad essere una splendida ragazza era un’alunna modello”.

Favara ieri mattina si è svegliata nel solito silenzio che da alcune settimane avvolge l’Italia intera. Tutti a casa. O quasi. Poche auto in giro. La gente nelle proprie abitazioni. In giro solo quelle per la spesa alimentare e qualche acquisto in farmacia. Sugli smartphone e sui pc iniziano ad arrivare i primi lanci di agenzia. Arrivano le conferme che la vittima di Furci Siculo è proprio Lorena Quaranta, 27 anni, studente di Favara all’Università degli studi di Messina in Medicina. A luglio l’aspettava l’esame di laurea per coronare un sogno. Con una tesi su pediatria, per l’amore che aveva per i bambini.

Lorena Quaranta

Favara dentro le case è rimasta sgomenta, senza parole. Una città piombata ancora nel silenzio. Sembra una strana coincidenza quella che a mezzogiorno è andata  in scena in Piazza Cavour.  Alle 12.00 un trombettista dal balcone del Municipio suona le note del Silenzio accanto alla bandiera a mezz’asta in ricordo delle oltre 12.000 vittime del coronavirus. Note che “spaccano” la città e fanno scendere le lacrime sul volto di Anna Alba, che in fascia tricolore onora il momento. Ma il suo pensiero vola a Furci Siculo, dove dentro un appartamento di una villetta di periferia Lorena è ancora a terra per i rilievi da parte dei Carabinieri della Compagnia di Taormina. E’ stata, secondo la confessione dell’omicida, strangolata. Il suo assassino è purtroppo l’uomo di cui si era innamorato da anni e che con lui condivideva la passione per il camice e la medicina.

Antonio De Pace, 28 anni di Vibo Valentia, dopo aver commesso l’omicidio ha chiamato i carabinieri confessando tutto. Subito dopo ha tentato il suicidio tagliandosi alcune vene. Ma non rischia la vita ed attualmente è in stato di fermo.

Lorena aveva due amori e due sogni: diventare pediatra e sposare Antonio, laurerato in Infermieristica e iscritto in Odontoiatria e protesi dentaria. Dai rispettivi profili facebook e dalle numerose foto e messaggi sembravano una coppia fatta e disegnata su misura. Due bei ragazzi. Ma ieri al ragazzo calabrese è scattata una follia inaudita. Non si conosce il movente. L’unica certezza che gli occhi verdi di Lorena non brilleranno più. Da Furci Siculo a Favara è andato in onda un filo diretto di rabbia, incredulità, commozione e lacrime tra i due sindaci. Il primo cittadino del piccolo comune della costiera jonica Matteo Francilia si è subito messo in contatto con Anna Alba offrendo non solo solidarietà a parole ma mettendo a disposizione della famiglia Quaranta figure professionali del Comune e centro antiviolenza per un sostegno morale sul posto del delitto.

Sulla bacheca di FB del profilo di Lorena migliaia di messaggi di rabbia e di sconforto piovute da tutta Italia, anche da gente che non la conosceva. Un femminicidio scuote sempre le coscienze di tutti. Ma in questo periodo, dove le TV ci mandano in onda più bare che spot pubblicitari, questa tragedia di pura follia umana, se così si può definire, assume un significato diverso e ancora più grave.

Lorena Quaranta all’Università

Proprio Lorena aveva scritto pochi giorni fa questo messaggio da quasi dottoressa ai suoi amici attraverso un post su Facebook: “Ora più che mai bisogna dimostrare responsabilità e amore per la VITA. Abbiate rispetto di voi stessi, delle vostre famiglie e del vostro Paese. E ricordatevi di coloro che sono quotidianamente in corsia per curare i nostri malati. Rimaniamo uniti, ognuno nella propria CASA. Evitiamo che il prossimo malato possa essere un nostro caro o noi stessi”.

Non poteva minimamente pensare che per lei rimanere a casa, in questi giorni,  avrebbe significato trovare la morte. Convivendo accanto al  suo omicida. Lorena lascia una famiglia, papà e mamma ed i fratelli Carmelo, Danila ed il piccolo Giuseppe, nella disperazione. In un momento storico dove il coronavirus lascia il dolore dentro una casa isolata dal conforto di amici e parenti. Al suo ritorno a Favara il sindaco proclamerà il lutto cittadino e la Chiesa non potrà celebrare i funerali per via delle restrizioni antivirus. Ma quegli occhi verdi purtroppo al cimitero potranno vedere solo un viale alberato deserto. Ma la gente per Lorena pregherà da casa. Con le lacrime agli occhi…

 

 

 

 

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