“I ragazzi di Regalpetra”, da scaricare in offerta speciale a meno di 2 euro

da | 15 Mag 20

EDITORIA. L’editore Lillo Garlisi (Zolfo editore e Melampo) lancia un’offerta fino al 31 maggio. L’e-book de “I ragazzi di Regalpetra” di Gaetano Savatteri scaricabile a prezzo scontato – euro 1,99. La storia della guerra di mafia a Racalmuto, tra Stidda e Cosa Nostra, con le parole, i retroscena e i particolari raccontati dagli stessi protagonisti. Un affresco che ricostruisce gli anni Ottanta e Novanta a Racalmuto, non solo negli aspetti criminali. Qui pubblichiamo l’introduzione al libro dello storico Salvatore Lupo.

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Lo storico incontra nello studiare la mafia qualche difficoltà in più di quante ne trovi impegnandosi in ricerche di altro tipo. Molte delle storie di mafia si assomigliano, nell’Ottocento come nel Novecento, quasi come gocce d’acqua. I mafiosi tendono a presentarsi come individui tradizionalisti, sicché le loro pratiche sono rappresentate come tradizionali. Sempre uguale a se stesso appare il gioco delle parti tra estorsione e protezione in cui sono coinvolti insieme ai loro socii loro amici e alle loro vittime.

La copertina del libro

Così, se le mafie sono cambiate nel tempo almeno quanto sono cambiate la società, l’economia e la politica, è difficile capire i meccanismi della loro espansione nel tempo e nello spazio: il perché in certe fasi storiche le società diventino più esposte alla loro fascinazione.

Le storie di mafia poi sono misteriose per loro natura. Le ricostruiamo partendo da polemiche politiche e giornalistiche, rapporti riservati di polizia o pubbliche sentenze, banali libri d’occasione o acuti saggi interpretativi; e dalle testimonianze dei mafiosi stessi, pentiti o meno, nonché da quelle dei loro nemici, poliziotti, magistrati, politici ed intellettuali “impegnati”. Però questi documenti, remoti o recenti, illuminano e nascondono nello stesso tempo, e non appaiono mai esaustivi.

Mafia è d’altronde termine polisemico, che vuol definire un’attività collocata a cavallo tra sfere lecite e sfere illecite – criminalità, politica, affari – radicata in interstizi sociali e culturali profondi. Sembra non sia mai “completo” il modo in cui le persone, le loro relazioni, e le finalità delle loro azioni vengono presentate. Così non trovi quasi mai, nella massa di una pubblicistica fattasi ormai enorme, quello che vorresti.

Io, che faccio lo storico, ho certe volte fantasticato di scrivere un romanzo, per superare il gap tra le risposte che forniscono le fonti e le domande che urgono nella mia testa. Ma capisco che in questo modo tradirei il mio mestiere, e me stesso.

“I ragazzi di Regalpetra” è in questo senso una delle più interessanti storie di mafia che abbia letto. In un luogo ben delimitato che è anche un paese, ovvero un microcosmo, la mafia scompare in una lunga fase storica, tra anni Sessanta e anni Ottanta, riducendosi a innocuo folklore.

Il paese che ha dato i natali a Leonardo Sciascia non può che avere superato, per conseguita illuministica razionalità, quel barbaro passato. Invece il passato si ri-materializza bruscamente all’inizio degli anni Novanta, e in forma traumaticamente inedita, con una guerra che fa venti omicidi e due stragi. Per il palesarsi di una sotterranea continuità? Perché c’è stata una completa mutazione? Per un contagio dall’esterno? E se è così, di che tipo di contagio parliamo – organizzativo, affaristico, simbolico?

Savatteri ci racconta comunque chi e come ha riportato in auge la mafia nelle due opposte fazioni dei fedeli di Cosa nostra e degli stiddari. Giornalista che ha lasciato da tanti anni il microcosmo paesano per affermarsi in luoghi altri e remoti, si impegna a legare il nuovo con il vecchio, uomini e cose, sciogliendo con sapienza ed acribia i fili delle generazioni, delle carriere, delle alleanze e dei conflitti, delle passioni più che degli interessi, ricostruendo il modo in cui le storie di vita di amici e paesani precipitano nel dramma – verso la morte propria e altrui, e (perché no?) l’ergastolo. Non per questo vuole presentarci l’esito come se fosse predestinato. Solo dice: c’è una logica.

Savatteri mette le mani avanti. Certe volte si sente, ormai, straniero. Potrà essergli sfuggito il significato di “frasi gesti indizi”, “dettagli decisivi, risvolti di fatti e cose forse necessari per leggere la genesi del guasto, rintracciarne origini, individuare responsabilità colpe omissioni”.

Invece io credo (ma anche lui lo sa) che la sua forza stia proprio nel collocarsi a cavallo tra interno ed esterno. Il suo essere interno gli consente di parlare coi protagonisti del dramma, e di capire – come ogni narratore della commedia umana – che i colpevoli sono anche, per certi aspetti, vittime. Il suo essere esterno però lo spinge anche a dubitare non tanto dei racconti quanto delle spiegazioni. “Non torna il conto”, dice, o almeno non torna del tutto quando i protagonisti spiegano trame e stragi solo sulla base dei codici onorifici e familistici della faida.

Il conto in effetti non torna e, come in tutte le storie di mafia, bisognerebbe saperne di più.

Salvatore Lupo

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